Lavorare come au-pair in Italia e all’estero, in cosa consiste e come fare

Vediamo cosa significa lavorare come au-pair, quali sono le possibilità in Italia e all’estero, il compenso e le norme che regolano questo genere di collaborazione.

La guida che segue è dedicata all’opportunità di lavorare come au-pair. Scopriamo cosa significa, quali sono le possibilità di impiego in Italia e all’estero, la paga prevista e le norme che regolano questa tipologia di collaborazione.

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Cosa vuol dire lavorare come au-pair

Au-pair significa letteralmente alla pari. Un lavoro au-pair (anche se è improprio definirlo tale) è una collaborazione tra una persona e una famiglia ospitante, nella quale il ragazzo o la ragazza viene accolto e trattato come se fosse un membro della famiglia stessa, alla pari, appunto. La persona viene ospitata nella casa dove risiede abitualmente la famiglia, che provvede anche al vitto. In cambio l’au-pair deve collaborare alla vita domestica, occupandosi delle piccole faccende quotidiane, dell’accudimento dei bambini o di altri incarichi, al pari degli altri membri del nucleo famigliare. Non si tratta quindi di un lavoro come domestico ma di una sorta di scambio che avviene tra la famiglia ospitante e l’ospite. Proprio in quanto non si tratta di un lavoro, è prevista una retribuzione minima, da intendersi più come una paghetta che come un vero e proprio stipendio.

Lavorare come au-pair all’estero

Gli italiani che si recano all’estero come ragazzi alla pari hanno un’ampia scelta di mete, europee ed extraeuropee. Il luogo di destinazione può essere scelto in base a diversi fattori, come la lingua parlata o le attrattive che lo stato offre, o ancora in base alle possibilità di formazione offerte dal luogo. In linea teorica è possibile recarsi come alla pari in qualsiasi stato del mondo; gli stati scelti più di frequente dagli italiani sono però in generale l’Europa del nord ed occidentale, gli Stati Uniti, l’Australia e la Nuova Zelanda, anche se non mancano possibilità di recarsi verso mete meno abituali per questo tipo di attività, come ad esempio il Sudafrica.

Collaborazione alla pari in Italia

La collaborazione alla pari può essere svolta anche nel nostro paese, sia da ragazzi italiani sia da cittadini comunitari o extracomunitari. L’Italia ha infatti recepito la ratifica europea, con la legge n° 304 del 18 Maggio 1973, che norma appunto il collocamento alla pari. Tuttavia la facilità con la quale questo tipo di collaborazione potrebbe sfociare in forme di lavoro dipendente non riconosciute, suggerisce la necessità di regolare il rapporto con un contratto specifico, per il quale tuttavia il nostro paese non ha un modulo standard. Sia che l’esperienza si svolga in Italia, sia che avvenga all’estero, consigliamo sempre di richiedere la stesura di un contratto specifico, che preveda il riconoscimento della cosiddetta “paghetta” e che precisi le ore di collaborazione prevista, oltre ad eventuali regole di convivenza per un sereno rapporto con la famiglia ospitante presso cui si intende lavorare come au-pair.

Lavorare come au-pair: paga e doveri

Un aspetto rilevante in merito alla possibilità di lavorare come au-pair riguarda la retribuzione, che come abbiamo già precisato non andrebbe però intesa come tale. Trattandosi di un rapporto alla pari infatti, i soldi ricevuti devono essere visti più come una sorta di mancia che la famiglia riconosce ad un altro membro della famiglia. Alcuni stati prevedono una soglia minima e massima di retribuzione, mentre per altri, come l’Italia, non è prevista una regola in tal senso. Tuttavia possiamo citare alcuni esempi di retribuzione media:

  • Italia: 250 euro mensili
  • Regno Unito: 80 sterline alla settimana
  • Spagna: a partire da 70 euro settimanali
  • Stati Uniti: circa 195 dollari settimanali

Come si capisce dagli esempi precedenti, la paga ricevuta non è paragonabile ad uno stipendio. Si tenga inoltre presente che a seconda dello stato ospitante potrebbero essere previste trattenute o potrebbe essere necessario effettuare dichiarazioni per il pagamento delle tasse. Questo aspetto è però piuttosto complesso in quanto varia in base al paese e non può quindi essere trattato nello specifico in questa sede.

Per quanto riguarda invece i doveri dell’au-pair, si tenga presente che in linea di massima è richiesto un impegno giornaliero di qualche ora (ad esempio il pomeriggio), con l’aggiunta di qualche sera da dedicare eventualmente all’accudimento dei bambini. Esistono però forme di impegno maggiore, come l’au-pair plus, con impegno fino a sette ore al giorno, o inferiore, come nel demi pair, dove alla persona è richiesto un impegno di circa tre ore giornaliere. Consigliamo di discutere questi aspetti in anticipo, in modo da non incorrere in richieste di collaborazione eccessive o in un impegno non adeguato da parte della persona ospitata.

Informazioni ed assistenza per il lavoro alla pari

Per conoscere le opportunità di ospitalità ed avere informazioni su tutto quello che riguarda l’aupair, consigliamo di consultare la rete, dove sono presenti numerose associazioni e siti dedicati, anche specializzati in un singolo paese. Tra i tanti citiamo lo IAPA – International AuPairAssociation, dove è possibile reperire molte informazioni e trovare un’agenzia che si occupa di servizi per famiglie e collaboratori per ogni stato. A questo proposito si tenga presente che le agenzie richiedono solitamente il pagamento di una tariffa, che varia a seconda del tipo di servizio offerto e dello stato di riferimento.

Alcune agenzie offrono un servizio di mediazione tra la famiglia ospitante e l’aupair, offrendo anche garanzie e verifiche in merito al profilo delle parti interessate. Tra i servizi offerti sono inoltre presenti quelli relativi alla ricerca del profilo più adatto alle aspettative della famiglia o del ragazzo o dedicati alla stesura del contratto ed alle norme specifiche previste nel paese ospitante.

Offerte di ospitalità possono essere facilmente reperite anche sui siti di annunci generici o sui social network. In questi casi consigliamo la massima attenzione nella scelta della famiglia o della persona ospitata, in quanto i siti non possono in alcun modo garantire la veridicità delle informazioni offerte o porsi come intermediari tra le parti interessate.

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