Lavorare come assistente sociale: maggiori opportunità nel settore privato

I risultati di una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca dicono che i nuovi assistenti sociali trovano lavoro più nel privato che nel pubblico.

Il settore pubblico non rappresenta più l’ambito principale di inserimento se la scelta intrapresa è quella di lavorare come assistente sociale. Al contrario, oggi, questa figura professionale trova lavoro più nel privato che nel pubblico. È questo il dato più significativo che è emerso dalla ricerca presentata in questi giorni “Gli sbocchi occupazionali dei Laureati in Servizio Sociale”,  condotta in 21 Atenei italiani tra dicembre 2013 e marzo 2014 dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca e coordinata da Mara Tognetti. Lo studio ha analizzato le carriere dei laureati in Servizio Sociale tra il 2006 e il 2012. Vediamo allora i dati più significativi.


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Lavorare come assistente sociale: i dati sugli sbocchi occupazionali

Primo dato su cui riflettere è che tra gli intervistati, il 66% ha sì un lavoro, ma non per tutti è quello dell’assistente sociale (solo il 29%). Comprensibile, quindi, che più della metà dei laureati intervistati (il 55%) occupati o no, siano alla ricerca di lavoro. Il restante 37% ha invece un impiego in ambiti affini, all’interno di associazioni di volontariato o in campo educativo.

Veniamo a ciò che è emerso in riferimento al settore occupazionale. Dei laureati che lavorano, solo il 28% ha trovato come prima occupazione un impiego nel settore pubblico, mentre il 46% è entrato nel pubblico impiego dopo aver svolto altri lavori. Il privato, invece, rappresenta il primo ambito d’impiego per il 40% dei casi, mentre per il 27% è il settore di una nuova occupazione. L’inserimento occupazione nel terzo settore mostra dati più equilibrati: per il 30% rappresenta il primo lavoro, per il 26% una nuova occupazione.

Per quanto riguarda invece i contratti di lavoro, i numeri sono in linea con il dato occupazionale dei giovani italiani, ovvero anche per chi lavora o comunque vuole lavorare come assistente sociale,  aumentano i contratti atipici, soprattutto quelli a tempo determinato, e si riducono quelli a tempo indeterminato.

Mara Tognetti, coordinatrice della ricerca, commenta così i dati emersi: “Questa ricerca dimostra che solo per una minoranza il primo lavoro dopo la laurea è nel settore pubblico che invece ha sempre costituito il settore occupazionale tradizionalmente prevalente per gli assistenti sociali. Più spesso il primo lavoro si trova nel settore privato o nel terzo settore. Solo successivamente, dopo aver sperimentato uno o più cambi di lavoro, il settore pubblico acquista peso”. La ricercatrice si sofferma anche sulle modalità di ricerca di un impiego, dando dei suggerimenti ai nuovi laureati in servizio sociale: “ In questo nuovo scenario bisogna essere imprenditori di se stessi, inviare domande a tutti i soggetti del welfare e non solo ai servizi pubblici. Molto utili i siti con le offerte di lavoro, ma le conoscenze continuano a costituire un capitale sociale fondamentale anche per trovare lavoro nei servizi del welfare”.



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