Lavorare all’estero: perché aziende e dipendenti si trasferiscono?

Un recente studio ci rivela se lavorare all'estero convenga veramente al dipendente e all'azienda, e come stanno andando realmente le cose.

Lavorare all’estero conviene? Trasferirsi in un altro mercato è davvero una scelta opportuna? Secondo quanto afferma il rapporto Expatriate 2016 della Od&M consulting, la risposta potrebbe essere positiva, tanto che sia per le aziende che per i lavoratori il trasferimento all’estero è un vero e proprio business. Un trasferimento che, nella maggior parte dei casi, sembra essere indotto dalla volontà di esportare competenze (75%) e di crescere professionalmente (72%), sebbene non manchino delle scelte residuali, almeno dal punto di vista statistico.


Ad ogni modo, e procedendo con maggiore ordine nell’esposizione degli elementi di studio dell’analisi, emerge chiaramente come l’interesse per la mobilità internazionale professionale sia costantemente cresciuto, fino a diventare uno degli elementi più rilevanti per le aziende italiane, di pari passo con la crescita della globalizzazione e la conseguente apertura a nuovi mercati. Tuttavia, contemporaneamente a tale evidenza vi è anche la  manifestazione del cambiamento delle tendenze in corso, a causa della variazione delle politiche strategiche e di gestione adottate dalle aziende.

lavorare all'esteroSecondo il rapporto Expatriate 2016, infatti, le ragioni che spingono un’azienda a spostare alcuni dipendenti in una sede estera sono essenzialmente e sinteticamente riconducibili alla necessità di esportare quelle competenze chiave di cui vi è carenza nel paese di destinazione (75%), di sviluppare le competenze dell’espatriato in un’ottica di crescita professionale e manageriale (72%) e, ulteriormente, di diffondere la cultura aziendale (35%). In generale, afferma ancora la ricerca, nel 55% dei casi l’internazionalizzazione risponde a più di una finalità congiuntamente. Di fatti, sottolinea l’osservazione, nella maggior parte dei casi si tratta dell’adozione di una politica di gestione dell’espatriato, strutturata (nell’84% dei casi), le cui linee guida sono definite (nel 67% dei casi) a livello centrale dalle aziende capogruppo – evidenzia il quotidiano Italia Oggi.

Sul fronte dei dipendenti maggiormente coinvolti da tale strategia di “esportazioneprofessionale, la finalità per cui l’azienda si vede costretta o necessitante a espatriare determina il profilo dei dipendenti da mandare all’estero. Ne consegue che tra le varie categorie di figura professionale, i top manager e gli specialisti coloro che vengono maggirmente coinvolti. Sempre in proposito alle caratteristiche dell’espatrio, di norma la durata è compresa tra uno e quattro anni, mentre le destinazioni più ricorrenti sono i paesi dell’Europa occidentale, la Cina e le Americhe. In aggiunta, dall’analisi emerge anche che le competenze tecniche e manageriali sono il principale criterio di selezione utilizzato dalle aziende per valutare i profi li più idonei alla mobilità internazionale, seguite dalla leadership e dalla conoscenza della lingua straniera.

Infine, un piccolo sguardo può essere posto circa la convenienza a varcare i confini nazionali. Per quanto ovvio, di norma lo spostamento all’estero viene accompagnato da un buon rincaro del pacchetto retributivo, tanto che dall’osservazione emerge che più del 90% delle aziende ha previsto il riconoscimento di una «indennità estero» il cui ammontare è calcolato prevalentemente in valore assoluto, una tantum, e non come percentuale della retribuzione annua lorda già riconosciuta (ad ogni modo, sembra che il principale elemento di influenza dell’indennità sia il paese di destinazione). La remunerazione aggiuntiva per chi si sposta all’estero è comunque un pò più contenuta rispetto al passato, soprattutto per quanto concerne il vecchio Continente, dove l’indennità calcolata in percentuale rispetto alla retribuzione annua lorda tende a non superare il 30%. La minore retribuzione monetaria è comunque compensata dal fatto che, oltre all’indennità, sempre più sono inclusi benefici vari, come un pacchetto di facilitazioni legate ai viaggi di rientro e alla fornitura diretta di alloggio.



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