Lavorare all’estero: la voglia di ricominciare passa dalle agenzie di collocamento

Aereo in decollo al tramontoSe qui il lavoro manca, allora è meglio trasferirsi e ricominciare all’estero. Pratica complessa ma che diventa un po’ più semplice grazie alle agenzie di collocamento apposite. Si parla da ormai molto tempo di fuga di cervelli, espressione con la quale viene identificato il fenomeno dei nostri giovani laureati che per costruirsi un futuro solido non esitano ad espatriare, per sempre o per qualche tempo. La durata spesso poco importa quando si parte. Ma per lavori per i quali una laurea od un master non sono necessari, l’emigrazione, se così vogliamo chiamarla, è sempre stata molto minore.


I dati sulla disoccupazione però, confortano sempre meno, e da qualche anno anche per mestieri meno intellettuali e più pratici si è sviluppato un mercato transnazionale piuttosto rilevante, tanto da attrarre anche persone con pochi scrupoli che, stando a quanto raccontato dal Fatto Quotidiano, che a sua volta cita il sito “Truffe a Londra”,  pare non esitino a chiedere soldi per trovarti un lavoro (cosa questa, “vietata dalla legge”).

A fronte di questi episodi border line, esistono fortunatamente realtà serie, in grado di collocare lavoratori in diverse parti del mondo, come scrive il Sole 24 Ore: l’agenzia T-Island di Imola avrebbe infatti ricevuto in poco più di un mese e mezzo oltre 500 curricula, tutti di persone in cerca di lavoro all’estero. Non si tratta, come accennato, solo di laureati, ma anche, ad esempio, di infermieri, “molto ricercati negli Emirati Arabi”. Stupirà forse qualcuno (ma non dovrebbe, non più di tanto) sapere che l’età media degli individui “proprietari” di questi curricula, è di 36 anni.

Non è quindi un mondo, quello di chi si rivolge alle agenzie di collocamento specializzate in trovare lavoro in un Paese che non sia l’Italia, fatto solo di giovani ventenni di belle speranze che, anche un po’ baldanzosamente (giustamente, a quell’età), vogliono vivere la loro prima esperienza all’estero. Non si tratta nemmeno solo di “cervelli in fuga”, ovvero brillanti studenti freschissimi di laurea, magari a pieni voti, che qui non trovano lo spazio che vorrebbero, o che di spazio non ne trovano proprio. E’ invece, come prevedibile e come già noto da tempo a chi tutti i giorni è costretto a fare i salti mortali per trovare un lavoro, o tenersi quello precario che ha, una popolazione che attraversa orizzontalmente classi sociali, d’età e livelli d’istruzione.  

Tornando sull’età media, è utile e doveroso notare che a 36 anni o giù di lì, la voglia di ricominciare non sia certo svanita nel nulla. Beh, la voce dei lettori sembra di sentirla: “è normale, di che diavolo si sta stupendo chi ha scritto ‘sto articolo?”. Di nulla, quella voglia c’è infatti sempre, anche in chi è molto più in là con l’età, Purtroppo è un lato questo, che il mercato del lavoro italiano ancora considera troppo poco, spesso buttando letteralmente via  non solo la volontà e la voglia di cui sopra, ma anche esperienze e competenze concrete acquisite in decine di anni di lavoro, e che nessuna laurea, per quanto ben mirata o strutturata, potrà mai insegnare.

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