Laureati: giovani imprenditori in Italia e all’estero. Il quadro

Come promesso, portiamo a conclusione l’analisi sull’ultima indagine Almalaurea, mediante due focus relativi ai giovani laureati italiani e a due tendenze concomitanti: la nascita di imprese guidate da neolaureati, e l’accentuazione dei flussi migratori dei laureati tricolori verso Paesi comunitari ed extracomunitari.


Giovani imprenditori laureati

Il primo approfondimento che il Rapporto Almalaurea ci induce è relativo al tema dell’imprenditorialità dei giovani laureati. Un elemento di grandissimo interesse, visto e considerato che il ruolo che le nuove imprese possono avere nella creazione di occupazione e nel favorire il rilancio del paese è più che significativo, e che il fenomeno sta assumendo un tale apprezzamento da rendere pressochè univoca la valutazione sul buon incremento del lavoro autonomo all’interno del cluster dei neolaureati, a erosione del lavoro dipendente.

Ebbene, sottolinea la ricerca Almalaurea, tra i laureati di secondo livello (magistrali biennali e a ciclo unico), a cinque anni dalla laurea, “gli imprenditori rappresentano circa l’1% dei laureati occupati, con quote variabili tra i vari percorsi di studio (risultando maggiormente diffusi nei gruppi agrario, economico-statistico e politico-sociale, senza mai comunque superare il 2%)”.

Appare di grande interesse notare come, generalmente, la carriera imprenditoriale inizi ancor prima di terminare gli studi universitari (secondo Almalaurea, infatti, il 22% prosegue il lavoro precedente alla laurea, rispetto ad una media complessiva del 16%), e come spesso l’attività imprenditoriale avviata prima del termine del percorso di studi sia gestita all’interno dell’aziende di famiglia. Anche in virtù di quanto precede, l’utilità del titolo di studi per gli imprenditori che hanno avviato il loro lavoro prima del termine del percorso di laurea è relativamente scarsa (in sintesi, solo 4 imprenditori su 10 giudicano il proprio titolo di studio molto efficace o efficace contro 6 su 10 per il complesso degli occupati): una conclusione che sta a significare, in altri termini, che la maggior parte dei giovani imprenditori è riuscito a farcela più che altro per le proprie capacità personali piuttosto che sulle competenze fornite dall’università. In ogni caso, prosegue il report, “la soddisfazione espressa per il lavoro svolto è però piuttosto elevata, con un voto medio di 8,4 su una scala 1-10, rispetto al 7,5 del complesso degli occupati”.

Deludono, inoltre, i dati relativi all’aspetto remunerativo: le retribuzioni del proprio lavoro imprenditoriale si attestano a meno di 1.500 euro netti mensili (contro una media di 1.375 euro rilevati per il totale degli occupati), con punte vicine ai 1.600 euro mensili tra gli imprenditori del gruppo economico-statistico.

Laureati all’estero

Il secondo focus di interesse, sul quale Almalaurea ha voluto concentrarsi con particolare specificità, è relativo al tema degli occupati all’estero. Ma chi sono i laureati che decidono di oltrepassare il confine e cercare successo altrove?
Secondo Almalaurea, coloro che “decidono di spostarsi all’estero (6% dei cittadini italiani occupati) presentano migliori performance di studio (in termini di voti e tempi di conseguimento del titolo) e possono contare su condizioni di lavoro più vantaggiose”.

A spostarsi più frequentemente sono gli ingegneri (31% degli occupati all’estero), ma anche laureati dei gruppi politico-sociale (15%), economico – statistico (13%) geo-biologico, scientifico e linguistico (7% in tutti i casi)”. Una volta giunti nel Paese di destinazione, aggiunge il Rapporto, “i laureati magistrali possono contare su una più diffusa presenza di contratti a tempo indeterminato (58 contro 52% degli occupati in Italia), anche se una quota apprezzabile è assunta con contratti non standard (26,5 contro 12% dei colleghi rimasti in madrepatria)”. L’avventura all’estero, oltre che nel campo morale, risulta essere di soddisfazione anche e soprattutto sul fronte retributivo, visto e considerato che i laureati italiani fuori dal proprio Paese d’origine percepiscono una remunerazione media di 2.215 euro di guadagno mensile contro i 1.324 degli occupati in Italia.

Alla luce dei ricchi dati che precedono, Almalaurea definisce “naturale che, tra le giustificazioni rese dai laureati rispetto alla decisione di spostarsi all’estero, si ritrovino ai primi posti la mancanza di opportunità di lavoro adeguate in Italia (38%) e l’aver ricevuto un’offerta di lavoro interessante da parte di un’azienda che ha sede all’estero (24,5%). Brain drain che appare sono parzialmente reversibile se si considera che ben il 42% dei 13 Tra i laureati magistrali indagati ad un anno dal titolo (per i quali si dispone di una serie storica di una certa rilevanza) si è evidenziato che, tra il 2009 e il 2013, la quota di italiani trasferitisi all’estero è aumentata dal 3 al 5%”.



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