Cosa fare con Laurea in Giurisprudenza, approfondimenti, opportunità lavoro e testimonianze

Cosa si può fare con una laurea in giurisprudenza? Che lavoro? Avvocato, magistrato, notaio, etc... ma anche professioni senza abilitazione. Vediamo tutti i dettagli

L’Italia, con oltre duecentomila avvocati iscritti all’albo, è di gran lunga il paese in Europa che ne conta il maggior numero. Sono sempre di più coloro che hanno forti difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Negli ultimi anni il corso di laurea in studi giuridici, ha subito delle modifiche, infatti, con il vecchio ordinamento il percorso di studi era caratterizzato dalla laurea in giurisprudenza quadriennale.


Nuovo ordinamento giurisprudenza, come funziona

Con il nuovo ordinamento invece è composto da una laurea triennale (dalla durata di tre anni) più una laurea specialistica (della durata di due anni) oppure da una laurea Magistrale (di durata quinquennale) a ciclo unico. La laurea in giurisprudenza richiede, più di altre lauree, tirocini e praticantati obbligatori per l’accesso alle professioni e rimanda in tal modo il raggiungimento di una stabile occupazione e di una retribuzioni adeguate, a un periodo più lungo di tempo. In virtù di queste considerazioni, si spiega come a un anno dal conseguimento del titolo di laurea solo poco più un quarto dei laureati risulti occupato, il 26,5%, contro una media nazionale del 53%.

Il 38% dei giuristi continua la formazione (contro il 21% della media nazionale); chi cerca lavoro è il 35% (contro il 26%). Allo stato attuale con la crisi economica e l’aumento della disoccupazione nel nostro paese le difficoltà sono molte e spesso come molti altri percorsi di laurea la strada per affermarsi professionalmente è molto complessa e ardua. Nonostante questo, la laurea di giurisprudenza può essere sfruttata in diversi ambiti e avere diversi sbocchi professionali anche se per raggiungere obiettivi stabili da un punto di vista economico occorrerà più tempo, tanto impegno e anche una buona dose di fortuna.

Per quanto riguarda gli sbocchi professionali, il laureato in giurisprudenza può optare per lo svolgimento delle seguenti professioni : avvocato e notaio che richiedono l’abilitazione attraverso il superamento di un esame di stato. Un’altra opportunità può essere quella della carriera di magistrato alla quale si accede attraverso un concorso, in questo caso occorrerà molta determinazione. La laurea in giurisprudenza può essere utilizzata per sbocchi professionali non esclusivamente giuridici, soprattutto per coloro che non riescono o non desiderano abilitarsi. In questo articolo, analizzeremo nel dettaglio i possibili sbocchi professionali per i laureati in giurisprudenza.

Quali possibilità di lavoro hanno coloro che hanno la laurea in giurisprudenza ma non si abilitano alla professione legale

Per chi non si abilita, vi sono in numerosi settori del privato, dalla consulenza al mondo bancario e assicurativo, dove è spesso ricercato. La flessibilità mentale e le capacità gestionali ed organizzative che la laurea in giurisprudenza fornisce garantiscono la possibilità di svolgere attività differenti rispetto a quella prettamente giuridica. Il dottore in giurisprudenza troverà impiego, per esempio, anche nelle aree commerciale, risorse umane, ambientale e di marketing.

Tutto ciò può avvenire attraverso una formazione post laurea, con dei master mirati in settori specifici e che abbiamo intenzione di coltivare. A differenza degli enti pubblici, le aziende non sono vincolate alla procedura concorsuale, richiesta ad esempio per coloro che si prefiggono di fare gli insegnanti, i quali devono partecipare a dei concorsi. In tutti questi ultimi casi è utile tenersi informati sulle offerte di lavoro, tramite la consultazione periodica di giornali specializzati o siti internet specializzati. Per svolgere la professione giuridica come quella di avvocato, notaio, l’iter è più lungo e complesso.

Come diventare avvocato e quanto tempo occorre per abilitarsi

Conseguita la laurea in Giurisprudenza inizia l’avventura nel mondo del praticantato da avvocato. Prima di poter conseguire il titolo, infatti, è necessario svolgere due anni di pratica in uno studio Legale, o uno nel caso si prosegua la formazione in una Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, che consente l’accesso all’Esame di Stato di avvocato.

Il primo obiettivo è “trovare” uno studio legale che consenta lo svolgimento del praticantato di avvocato previsto per legge si può procedere sia autonomamente, se si hanno conoscenze nell’ambito, oppure recandosi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della propria città, o anche di un’altra, tenendo presente però che l’Esame si svolgerà presso la Corte d’Appello nel cui distretto si è compiuto il maggior numero di ore di praticantato da avvocato.

E’ da tenere presente che l’avvocato a cui ci si affida per svolgere il praticantato dovrà possedere almeno due anni di anzianità. Al momento dell’iscrizione al Consiglio dell’Ordine, per iniziare il praticantato per diventare avvocato, si riceverà un libretto numerato e vidimato dal Presidente, diviso in tre parti. La prima riguarda le udienze alle quali si assiste, la seconda parte del libretto riguarda gli atti processuali o stragiudiziali più rilevanti ai quali si è collaborato nella redazione, la terza parte riguarda infine le questioni giuridiche di maggiore interesse a cui si ha assistito o collaborato.

Per diventare avvocato, durante il praticantato da avvocato non viene data nessuna retribuzione. Tuttavia il Codice Deontologico Forense prevede all’art. 26 – (Rapporti con i praticanti) che “L’avvocato deve fornire al praticante avvocato un adeguato ambiente di lavoro ,riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all’apporto professionale ricevuto”. Tuttavia, questo rimane alle discrezioni dell’avvocato “tutor”. Oltre che dalle norme dell’ordinamento forense, l’attività del praticantato da avvocato abilitato al patrocinio è disciplinata dagli artt. 2229-2238 del codice civile relativi alla professioni intellettuali.

La nuova riforma forense

Con l’entrata in vigore il 02/02/2013 della nuova riforma forense, pubblicata il 18 gennaio 2013 sulla Gazzetta ufficiale l’esame di avvocato è diventato ancora più difficile. L’art. 46 della riforma, infatti, prevede le seguenti novità:

  1. La prova scritta potrà svolgersi con il solo ausilio dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali, vertendo su temi formulati dal Ministero della Giustizia ed aventi oggetto la redazione di un parere a scelta tra due questioni in materia civile, la redazione di un parere a scelta tra due questioni in materia penale e la redazione di un atto giudiziario su un quesito proposto tra: diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo;
  2. La prova orale prevede tra le materie di esame il diritto civile e il diritto penale ; l’ordinamento e la deontologia forense. Il candidato sceglierà altre due materie tra diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto comunitario ed internazionale privato, diritto tributario, diritto ecclesiastico, ordinamento penitenziario e giudiziario.
  3. L’art. 48 della riforma prevede che fino al secondo anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, l’accesso all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato resta disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, fatta salva la riduzione a diciotto mesi del periodo di tirocinio.

La professione di avvocato e la conciliazione: cosa è cambiato?

Al momento dell’entrata in vigore del D.lgs n. 28/2010, il ricorso alla conciliazione si presentava quale strumento per la gestione delle proprie controversie, in termini di riduzione dei costi economici del conflitto soprattutto se si pensa ai tempi ormai farraginosi del giudizio ordinario ma anche come riduzione del conflitto sociale mediante la salvaguardia dei rapporti commerciali sia in via preventiva che successivamente all’insorgere della controversia. Il Governo stimava in circa un milione le cause civili che sarebbero rimaste fuori dai tribunali grazie al decreto che rendeva con tale legge obbligatoria la conciliazione in determinate materie prima del processo.

Per diventare conciliatore è necessario un corso di 50 ore. Il conciliatore nello specifico si occupa della gestione dei conflitti che orientano i clienti nell’individuazione del sistema più conveniente per la specifica controversia. Tuttavia, la Corte Costituzionale, di recente, ha ridimensionato questo istituto facendo venir meno l’obbligo di conciliazione in determinate materie così come era previsto in origine dal Decreto legislativo. La conciliazione, dunque non è scomparsa, ma è stata resa facoltativa.

Laurea in Giurisprudenza: come si diventa notaio

Prima di tutto occorre una Laurea in Giurisprudenza e svolgere un periodo di pratica presso uno studio notarile. Per essere ammessi a svolgere la pratica notarile, bisogna presentare domanda presso il Consiglio Notarile, insieme al pagamento di una tassa e alla dichiarazione del notaio che accoglierà il praticante nel suo studio. La pratica devo avere una durata minima di 18 mesi, con almeno un anno continuativo. La fase finale è costituita dal concorso notarile, il cui bando viene reso noto annualmente e che si svolge a Roma. Possono parteciparvi coloro che terminano la pratica notarile entro i 45 giorni successivi alla pubblicazione del bando. Il concorso per accedere all’albo professionale è costituito da due prove, una scritta e la seconda orale. Il concorso notarile non può essere ripetuto più di tre volte.

Quali sono i requisiti per accedere alla carriera di magistrato

Si diventa magistrato ordinario superando un concorso pubblico per esami. I requisiti per poter accedere al concorso per magistrato ordinario, a seguito della legge 30 luglio 2007 n. 111, che ha modificato il decreto legislativo 5 aprile 2006 n. 160. Possono partecipare al concorso per accedere alla carriera di magistrato:

  1. Gli abilitati all’esercizio della professione forense e, se iscritti all’albo degli avvocati, non incorsi in sanzioni disciplinari. Sono considerati abilitati coloro che hanno superato gli scritti e gli orali dell’esame di avvocato, non è necessario che siano iscritti all’albo. Sono esclusi i semplici abilitati al patrocinio, dopo un anno di pratica forense.
  2. Possono accedere alla professione di magistrato coloro che hanno svolto le funzioni di magistrato onorario (giudice di pace, giudice onorario di tribunale, vice procuratore onorario, giudice onorario aggregato) per almeno sei anni senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398.
  3. I laureati in giurisprudenza che al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche; i laureati in giurisprudenza che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, che hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

Infine, è importante non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda. La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo. La prova orale verte su le materie fondamentali del diritto civile, penale, comunitario, amministravo, costituzionale, tributario, internazionale, commerciale, del lavoro e della previdenza sociale, informatica giuridica ,ordinamento giuridico e una lingua straniera scelta dal candidato (tra inglese, spagnolo, francese, tedesco).

Laurea in giurisprudenza: testimonianze

In questo articolo sono state raccolte alcune testimonianze di laureati in giurisprudenza: le loro difficoltà e i loro successi per affermarsi nel mondo del lavoro.

Paola A. “Ho 36 anni e sono avvocato. Lavoro per un grosso studio della provincia di Lecce da diversi anni, dalla mattina alla sera per dodici mesi all’anno. Durante la gravidanza ho lavorato fino al giorno prima del parto e quando sono ritornata sul post di lavoro, mi è stato offerto uno stipendio inferiore a quello che percepivo precedentemente, lavorando sempre dalla mattina alla sera (600 euro mensili). Se consideriamo che una baby sitter prende lo stesso stipendio senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto Cassa forense da pagare, ci si chiede a cosa sono serviti tanti anni di studi e sacrifici?”.

Anna S. “Sono una giovane di 26 anni che a Dicembre ha svolto per la prima volta l’esame di abilitazione alla professione forense. All’inizio ho svolto la pratica in un piccolo studio, orario di ufficio, con nessuna retribuzione o rimborso spesa. Dopo nove mesi ho iniziato a percepire 120,00€ fino ad arrivare a 250 euro mensili. Ma in contrapposizione a questo aspetto positivo , accadeva che se sbagliavo un atto o una lettera veniva scalata una buona parte di quella somma dal mio “stipendio”. Il mio lavoro consisteva nel redigere atti, andare in posta, preparare le fatture , gestire l’intero studio senza avere diritto a giorni di ferie “mai”neanche durante il periodo estivo. Dovevo essere reperibile tutti i giorni,ricevendo rimproveri continui su qualsiasi cosa, senza potermi lamentare di nulla. Il primo mese di praticantato,ricordo che ci recammo con l’auto dell’avvocato in tribunale in una città a 70 km di distanza, l’avvocato venne chiamato al cellulare e mi disse di tornarmene da sola , che aveva da fare, gli dissi che non c’erano i mezzi pubblici per poter ritornare a casa e rispose che dovevo arrangiarmi. Così dovetti telefonare a casa e aspettare che mio padre finisse il turno di lavoro per venirmi a prendere. Nonostante la conclusione del rapporto di praticantato ho dovuto litigare con lui per ottenere una firma sul libretto”.

Mario C. 45 anni, avvocato. ”Dopo essermi laureato ho aperto uno studio legale nel paese in cui vivo, dopo due anni mi sono reso conto che la concorrenza non mi permetteva di decollare economicamente e avere una certa autonomia economica . Subito dopo sono stato assunto da una grossa società che opera nel settore sanitario, lavorando in ambito amministrativo, 8 ore al giorno, 5 giorni settimanali a 1000 euro al mese. Attualmente il mio ruolo professionale in questa società, dopo più di dieci anni è aumentato di livello, ma il mio stipendio è di 1.150 euro mensili”.

Gabriele S,”Mi sono laureato con lode in Giurisprudenza a 25 anni. Da settembre 2008 ad oggi, ormai 33enne, sono avvocato presso uno studio legale facoltoso con un orario che varia in base al lavoro, ma in genere il lavoro in studio inizia dalla mattina alle 9 fino alle 14.00, per poi riprendere dalle 16.00 fino alle 20.30.Il mio stipendio mensile è di 750 euro mensili circa. Sono fortunato da avere alle spalle una famiglia, ma mi chiedo quali prospettive riservi per il futuro un simile sistema, non solo a me, ma anche ad altri meno fortunati. Credo che alla fine me ne andrò all’estero, forse lì sapranno apprezzare la mia professionalità. Questo sistema non funziona più,questo paese si accorgerà di quanti siamo noi giovani che ce ne andiamo disgustati da una classe politica che pensa solo a se stessa incapace di pensare al futuro dei giovani”.

Angelo B. “Ho 35 anni, laureato i giurisprudenza, non sono riuscito a conseguire l’abilitazione come avvocato. La mia condizione lavorativa è apparentemente discreta, infatti lavoro come segretario in uno studio legale da ben cinque anni, regolarmente assunto con contratto a tempo indeterminato. Dietro questo contratto si celano delle condizioni che vanno ben oltre la precarietà: stipendio al di sotto del minimo sindacale per lo svolgimento del doppio delle ore previste dal contratto (500 € per 8 ore di lavoro al giorno), straordinari non retribuiti, 15 giorni di ferie l’anno su quattro settimane previste dalla legge e zero pretese per non perdere il posto. Come se non bastasse mi trovo a pagare tasse e a subire costi rapportati a un reddito che non percepisco realmente. Queste sono le condizioni a cui oggi è possibile trovare un posto di lavoro”.

Andrea R. Ho 46 anni e sono avvocato, esercito la professione da molti anni con soddisfazione e successo. Sono stato fortunato perché a 28 anni ho aperto il mio studio legale in ambito amministrativo e civile che negli anni si è consolidato sempre più, allo stato attuale continuo avere molto lavoro , anche se la crisi si fa sentire. Quando iniziai la mia professione facevo anche il ricercatore universitario , poi ho deciso di lasciare l’università per dedicarmi completamente al mio studio che richiedeva molto del mio tempo. Per chi, oggi inizia questa professione però la situazione non è più così semplice, anche perché il numero dei laureati in giurisprudenza è aumentato,però tutto dipende anche da una serie di circostanze più o meno fortunate e da tanta determinazione”.

Sandra C. “Ho 30 anni e sono laureata in giurisprudenza, non ho fatto il praticantato per avvocato e non mi sono abilitata,perché subito dopo la laurea ho fatto un colloquio in banca e sono stata assunta. In banca si lavora molto, ma mi ritengo fortunata perché ho uno stipendio soddisfacente con un regolare contratto. Di questi tempi è una fortuna”.

Antonio B.Ho 31 anni e sono avvocato, ma non ho mai esercitato perché ho intrapreso da 5 anni un’attività imprenditoriale nel settore turistico, iniziando a piccoli passi ad affittare stanze per i turisti che venivano a visitare il Salento, man mano questa attività è cresciuta con successo dandomi molte opportunità e notevoli soddisfazioni economiche. Penso che oggi i giovani debbano trovare le opportunità tentando nuove strade, oltre quelle tradizionali”.

Su Euspert  sono quotidianamente presenti offerte di lavoro per laureati in giurisprudenza, sempre aggiornate in tempo reale.



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Commenti

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  • […] Presidio Normativo da inserire in RFI S.p.A. presso la Direzione Acquisti. Requisiti richiesti: laurea in Giurisprudenza; esperienza specifica di almeno 5 anni come specialista nel settore Acquisti e Appalti; completa […]

  • […] posti per laureati in Giurisprudenza […]

  • Elisabetta Castellucci 3 anni

    mi trovo a leggere solo ora il post, nonostante sia molto vecchio mi sento cmq di rispondere.
    tra due mesi mi laureo in giurisprudenza e le aspettative lavorative non esistono. o meglio . non esistono se devi camminare con le tue gambe, se vuoi una famiglia e non vuoi, o peggio non puoi, rimanere a carico della famiglia. altrimenti, si può intraprendere il praticantato, ovviamente gratuito ( o scuola di magistratura /notariato) che il più delle volte si risolve a funzioni di cancelleria e il dominus nemmeno sa il tuo nome. senza considerare che passano come minimo due tre anni.
    così ho deciso di pensarla in modo diverso,
    o ne ricavo qualcosa di buono da questa mia esperienza di studio o mi deprimo.
    ho studiato all’inizio del primo anno, così, per una pura vocazione basata sul sentito dire è successivamente, per fortuna direi, mi è scattata una forte passione. inoltre io, nella mia personalissima esperienza, ho dovuto sempre lavorare ed ora prossima alla laurea ho deciso di prenderla con ‘filosofia’. non voglio e non posso puntare solo su questo titolo di studio, perché devo avere un’entrata economica. post laurea mi iscriverò ad un master, ad indirizzo commerciale (così come lo è la mia tesi) e nel frattempo lavoro. un lavoro qualsiasi.
    ho sempre fatto la cameriera, la barista ..con successo anche. ora mi accingo a cercare un lavoro diverso (reception, commessa o altro lavori medi ma di tutto rispetto ), al fine di fare ulteriore esperienza, che non guasta mai, con un contratto ‘carino’ e uno stipendio ulteriormente ‘carino’ ( punto a €1200€ circa ). continuo con il master per passione , perché non studiare più mi mancherebbe , perché ho voglia di imparare sempre di più, ma non punto tutto su questo. se mai questo master frutterà per la mia carriera lavorativa ne sarò più che felice , altrimenti avrà accresciuto la mia persona e il mio modo di affrontare un qualsiasi ruolo lavorativo e nel frattempo avrò anche esperienza nel mondo del lavoro. sono convinta che così sia il modo giusto oggi di intraprendere questo studio. affrontarli con il ‘sorriso’ e la voglia di cimentarsi comunque in tutto quello che la vita può offrire .

  • PaterMundi 3 anni

    Salve, faccio giurisprudenza e devo scegliere un profilo specialistico tra diritto penale e internazionale.
    Fermo restando che nel diritto penale, nonostante mi piaccia, ammetto che non ci siano sbocchi lavorativi, stavo pensando alla necessità di specializzarmi in diritto internazionale (per ora so parlare solo inglese, ma posso pur sempre imparare un’altra lingua).
    Infatti non esiste soltanto diritto internazionale pubblico, ma penso che si possa fare qualcosa di utile per le imprese, se non in Italia, cercando lavoro anche nel resto d’Europa.

    Voi avete amicizie o conoscenze che hanno una carriera di successo, anche all’estero, con alcune branche giuridiche inerenti al diritto internazionale privato o penale?
    Se sì, quali sono per ora le branche giuridiche più richieste dal mercato del lavoro?

    Io stavo pensando per esempio al diritto d’autore, o al diritto industriale (perciò in generale diritto della proprietà intellettuale).
    Lei che ne pensa?

  • Antonio 3 anni

    Salve, faccio giurisprudenza e devo scegliere un profilo specialistico tra diritto penale e internazionale.
    Fermo restando che nel diritto penale, nonostante mi piaccia, ammetto che non ci siano sbocchi lavorativi, stavo pensando alla necessità di specializzarmi in diritto internazionale (per ora so parlare solo inglese, ma posso pur sempre imparare un’altra lingua).
    Infatti non esiste soltanto diritto internazionale pubblico, ma penso che si possa fare qualcosa di utile per le imprese, se non in Italia, cercando lavoro anche nel resto d’Europa.

    Voi avete amicizie o conoscenze che hanno una carriera di successo, anche all’estero, con alcune branche giuridiche inerenti al diritto internazionale privato o penale?
    Se sì, quali sono per ora le branche giuridiche più richieste dal mercato del lavoro?

    Io stavo pensando per esempio al diritto d’autore, o al diritto industriale o al diritto della privacy.
    Voi che ne pensate?

  • Antonio 3 anni

    faccio giurisprudenza e devo scegliere un profilo specialistico tra diritto penale e internazionale.
    Fermo restando che nel diritto penale, nonostante mi piaccia, ammetto che non ci siano sbocchi lavorativi, stavo pensando alla necessità di specializzarmi in diritto internazionale (per ora so parlare solo inglese, ma posso pur sempre imparare un’altra lingua).
    Infatti non esiste soltanto diritto internazionale pubblico, ma penso che si possa fare qualcosa di utile per le imprese, se non in Italia, cercando lavoro anche nel resto d’Europa.

    Voi avete amicizie o conoscenze che hanno una carriera di successo, anche all’estero, con alcune branche giuridiche inerenti al diritto internazionale privato o penale?
    Se sì, quali sono per ora le branche giuridiche più richieste dal mercato del lavoro?

    Io stavo pensando per esempio al diritto d’autore, o al diritto industriale (perciò in generale diritto della proprietà intellettuale).
    Voi che ne pensate?

    Sicuramente, voi, che avete più esperienza di me potreste darmi un consiglio importante

  • Ivan Cicciociccio 4 anni

    c’è tanta terra da lavorare

  • ELENA 4 anni

    MI SONO IMBATTUTA PER SBAGLIO IN QUESTO FORUM E SENTO DI VOLER ESPRIMERE IL MIO MALESSERE.. MI SONO LAUREATA IN GIURISPRUDENZA, HO FATTO UN MASTER IN COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PERCHE’ ERA LA MIA GRANDE PASSIONE E HO TRASCORSO IN PRATICA QUASI DUE ANNI DI CUI UNO NON PAGATO E L’ALTRO A 250€ AL MESE (CIFRA IMPOSSIBILE PER UN QUALSIASI PROGETTO GENERALE E PERALTRO A DOVER RINCORRERE IL DOMINUS PERCHE’ MI FACCIA IL BONIFICO). AL MOMENTO LA MIA ANALISI LUCIDA E’ LA SEGUENTE:
    1) GIURISPRUDENZA E’ SATURA, SIAMO TROPPI E CON UNA DOMANDA COSI’ ELEVATA FANNO DI NOI QUELLO CHE VOGLIONO, NON CI PAGANO, NON CI FORMANO E HANNO UN RICICLO FRESCO DI NUOVI SEGRETARI A CUI DARE UNA MERA ILLUSIONE DI SERIETA’ FORMATIVA.
    2) ANCHE SE DOVESSI ENTRARE IN UNO STUDIO LEGALE DOVE EFFETTIVAMENTE TI FORMANO, SAPPI CHE PERDERAI L’ANIMA LAVORANDO PIU’ ORE DI GESU CRISTO PERCHE’ INNESCANO UN MECCANISMO MENTALE SECONDO CUI NON MERITI DI GUADAGNARE PERCHE’ TI STANNO FORMANDO E SE LO FANNO ESIGONO DA TE ORARI FOLLI.
    3) TUTTI IN UNA CONDIZIONE CONSIMILE ALLA TUA, DIMINUISCONO UNA POSSIBILITA’ CONCRETA DI CAMBIAMENTO LAVORATIVO, CI ADEGUIAMO TUTTI PER NON RIMANERE A CASA ED IN EFFETTI IN QUESTO MODO STIAMO PERMETTENDO A LORO DI SCEGLIERE IL NOSTRO FUTURO.
    PER COME LA VEDO IO SCONSIGLIEREI PRONFONDAMENTE LEGGE AI MIEI FIGLI, A MENO DI NON AVERE GIA’ UN PARENTE CON UNO STUDIO AVVIATO, LO SCONSIGLIEREI PERCHE’ STUDI TANTISSIMO, MA NON IMPARI UN TUBO DI PRATICO E QUANDO ESCI DI LI SEI INFERIORE ALLA MEDIA IN TRE QUARTI DELLE COSE (NON PARLI LINGUE A MENO CHE TU NON TI SIA FATTO CORSI EXTRA E SICURAMENTE NON USI BENE IL COMPUTER PERCHE’ SI STUDIA SU TOMI GROSSI COME L’ENCICLOPEDIA).
    NESSUN DESIDERIO DI DEPRIMERE, MA E’ GIUSTO ESSERE REALISTI, IMPOSSIBILE ANDARE VIA DI CASA PRIMA DEI 30 E SPARA ANNI (GIA’ FORTUNATINO IN QUEL CASO) E CONCORRENZA SPIETATA.
    FATE INGEGNERIA O ANDATEVENE VIA DALL’ITALIA PERCHE’ ORMAI I LAUREATI SONO TROPPI, SIAMO TROPPI, NON C’E’ PIU MODO DI EMERGERE IN MODO NETTO E I MASTER ITALIANI SONO CAZZATE, A QUEL PUNTO CONSIGLIO DI FARNE DI SERI.

  • Danilo 4 anni

    Poi ce l’hai fatta?

  • Andrea 6 anni

    Salve mi sono imbattuto per caso in questo articolo e leggendo i commenti riportati non ho potuto fare a meno di dare il mio piccolo contributo riportando la mia esperienza professionale.
    Mi sono laureato in Giurisprudenza Vecchio Ordinamento nel 2006 a 26 anni spaccati, con un buon voto di laurea. Da subito ho iniziato la pratica legale, cambiando nel giro di un anno due studi in cui, purtroppo, mi sono trovato molto male. Trascurando il fatto che non ero in alcuna maniera retribuito (al massimo un piccolo rimborso spese di Euro 300,00 – all’epoca uscivo con una ragazza che aveva deciso di non incominciare l’Università e si è ritrovata a lavorare in banca, per cui pagava tutto lei..lascio immaginare la mia depressione) non ho ricevuto alcun tipo di formazione legale, in quanto i miei compiti erano da un lato gli adempimento di cancelleria, posta, telefono e fotocopie, dall’altro impiegare il mio tempo a sentire il dominus di turno che mi cazziava.
    Ebbene a fronte di ciò, ho preso la decisione di lasciare la pratica e intraprendere un master in “amministrazione e controllo aziendale”, in cui a fronte di circa 20 persone io ero l’unico laureato in Giurisprudenza. Gli altri miei colleghi provenivano da realtà economico-matematiche ed infatti mi sono tutte passate avanti nella ricerca successiva di una occupazione aziendale. Io ho trovato impiego presso una società di recupero crediti, in cui il mio compito era quello di gestire le strategie stragiudiziali/giudiziale per la suddetta attività. Uno stipendio di circa 850 euro mensili. Ho resistito per un anno (faccio presente che il lavoro si svolgeva a Roma, in cui l’affitto già mi occupava più del 50% di quello che prendevo), dopodichè sono tornato da mammà e mestamente ho riniziato – con molta buona volontà e fiducia – la pratica forense di 24 mesi al termine dei quali al secondo tentativo sono riuscito a conseguire la tanto attesa abilitazione professionale. Ho tenuto duro, ho ingoiato tantissimi bocconi amari, sia da un punto di vista professionale che soprattutto personali.
    Ebbene adesso sono diventato AVVOCATO. Un titolo di cui mia nonna ne va molto fiera – ma di cui io quasi me ne vergogno attesa la bruttissima fine che stà facendo la categoria professionale in questione. Quali speranze per un futuro migliore?
    Ho deciso di mettermi in proprio fin dal momento in cui ho chiesto al mio Ordine di appartenenza l’abilitazione al patrocinio di praticante e, al momento stò continuando per conto mio. E’ dura, molto. Ho qualche pratica che mi permette di fare almeno pari con le numerose spese che bisogna affrontare (compresa la maledetta cassa forense), ma lavoro giorno per giorno. Capita delle volte in cui non ho niente da fare e allora mi deprimo fortemente. Ho lasciato la studio di appartenenza perchè purtoppo un Avvocato costa mentre un praticante lavora gratis.
    Grazie dominus e vaffanculo.
    Anche oggi prima di imbattermi in questo articolo, ho fatto il mio giro quotidiano di ricerche di lavoro ma con ben poche speranze.
    Per fortuna ho una casa di proprietà che condivido con altri ragazzi, giacchè il canone che percepisco è la mia fonte di reddito maggiore.
    Quando mi confronto con amici che hanno intrapreso altri studi, mi rendo completamente conto come la meravigliosa laurea in Giurisprudenza non sia servita a niente..Anni di studio e di sacrifici buttati al vento.
    Il brutto è che la mia compagna stà svolgendo la pratica forense con mille difficoltà ed io, con la mia situazione, non voglio contaminarla con il mio profondo senso di dispiacere. Certe volte penso di aver buttato al vento le mie capacità.

    Ebbene, se qualcuno dovesse avere voglia di leggere quello che ho scritto e si tratta di un ragazzo incerto su quale Università intraprendere un piccolo ma sincero consiglio…evitate Giurisprudenza a meno che non siate figli di avvocati o notai.
    La casta vive e noi siamo le sue prede, le giovani menti da sfruttare e nutrirsi.

    • Giuseppe 2 anni

      Capisco la tua frustrazione.
      Anche io 108 anni fa, con una proposta di dottorato, a cui ho rinunciato (senza borsa) pratica, dove il mio Dominus mi dava qualcosa solo perché mi vedeva lavorare tanto, 10 cause vinte si 11 per 300€ mensili.
      Con l’abilitazione e’ peggiorato tutto, la cassa incombeva. Vedevo tutti i miei amici laureati in altre facoltà, soprattutto ingegneristiche e sanitarie(medicina e infermieristica) lavorare tanto.
      Sono entrato in un tunnel depressivi dove lavoravo tanto e avevo il giusto per non chiedere la paghetta(di cui mi vergogno, ai miei), arrotondavo con le lezioni private.
      Un giorno mi sono rotto e ho provato l’insegnamento (ho integrato alcune materie di economia) ma noi giuristi abbiamo una sola classe di concorso.
      E ora a quasi 30 anni devo ricominciare ex novo, provando infermieristica e andando fuori.
      Reputo i miei colleghi dei fratelli, che come me vivono una costante frustrazione, vi capisco, abbiamo beccato il contesto sbagliato e la laurea con il più alto tasso di disoccupazione.
      È’ bella è difficile da prendere, ma non serve a nulla.
      Chi scrive e incoraggia i più giovani verso questo cammino, secondo me inganna molto.
      Non la consiglierei neanche al mio peggior nemico.

  • dany 6 anni

    se non avete papà, zii e nonni con uno studio già ben avviati lasciate perdere questa facoltà e questo lavoro….sarete SCHIAVI di persone la cui sensibilità è pari a zero!!!tornassi indietro mi iscriverei a scienze della formazione primaria.

  • noemip 6 anni

    bene…sono laureanda in Giurisprudenza…conosco persone che fanno gli avvocati e tutti mi dicono di cambiare se posso…ank xk x motivi di famiglia non potró stare ancora a lungo nella precarietà…ho studiato e lavorato nella gdo…sxo di avere fortuna nelle aziende…magari faró un master…k italia…k situazione..pensare che al liceo ero così piena di volontà,di sogni, volevo fare il magistrato…

  • francesca 6 anni

    tutti così negativi!!non sapete che depressione mettete!!allora secondo voi dopo la laurea in Giurisprudenza cosa bisognerebbe fare? Chi ha questa laurea in qualche modo deve farla fruttare!!!

  • Valery 6 anni

    Maury sei un grande.

  • Valery 6 anni

    Saphirix, posso sapere come l’ hai imparato? Scuola privata??

  • Valery 6 anni

    ciao Roby…complimenti per la tua scelta di studiare fuori corso.

  • delusa 6 anni

    io mi sono laureata in giurisprudenza nel 2006 e ho subito iniziato a studiare x il concorso in magistratura l’ho fatto ben 4 volte e non è mai andata bene.adesso non riesco piu a studare x quanto mi sono esaurita e adesso a 31 anni mi ritrovo che ho solo studiato e non ho esperienze lavorative e xciò nessuno mi prende.sconsiglio di intraprendere questa strada xchè giurisprudenza è una facolta fatta x chi ha i genitori che hanno già uno studio o che lavorano nel pubblico così che ti raccomandino ai concorsi,se no uno resta un semplice disoccupato

  • Piero Ruffolo 6 anni

    mi sono messo a studiare nel 2008 per mancanza di lavoro e fondi per poter avviare una qualsiasi attività ora a 33 anni mi sto per laureare ma non vedo un futuro sono molto scoraggiato

  • Bruna 6 anni

    Buon pomeriggio a tutti.
    Mi chiamo Bruna, sono una giovane studentessa di 20 anni iscritta all’università degli studi di Enna, UniKore, presso la facoltà di scienze e tecniche psicologiche.
    Provengo da una famiglia di avvocati, mio nonno era avvocato capo alla provincia di Catania e mio zio è avvocato civilista. Ho da sempre avuto l’ambizione di realizzarmi in quest’ambito e non perchè la situazione familiare possa garantirmi la possibilità di lavorare presso lo studio di famiglia perchè da quando morì mio nonno mio zio lavora poco e niente e non fa altro che sottolineare quanto avrebbe intrapresa studi differenti data la sua attuale posizione economica e il senso di insoddisfazione che gli gravita intorno al momento in cui pensa alla mole di studi affrontata e all’effettiva situazione in cui si trova.
    Per attitudini e caratteristiche personali quali una buona dialettica, una loquacità furi dal comune, un forte senso di giustizia e grande spirito d’ambizione ho sempre pensato di volere fare giurisprudenza ma crescendo,vivendo all’insegna di forte crisi economica, appurando che forse sono qualità, le mie, poco sapendibili in quest’ambito ho pensato bene di documentarmi seriamente dato che mi ritrovo, un pò come tutti i giovani, a vivere un forte periodo di confusione e di smarrimento poichè comprendo che non sono le proprie attutidini quelle su cui battere se in un futuro si pensi ancora di non volere morire di fame o fare i conti con le ansie dovute a problemi di basso reddito economico: bisgona scegliere attentamente l’ambito nel quale convogliare forze, energie e tempo! Non si puo essere ciò che si vuole ma ciò di cui ha bisogno questa società che soffre di troppi mali primo fra tutti una forte disoccupazione che si lega ad una prospettiva futura del lavoro giovanile che fa venire i brividi e demotiva qualunque giovane chiamato a scegliere per il proprio futuro!
    Forse sono capitata nel blog giusto o perchè no sbagliato dato che divorando con interesse quanto avete scritto tutti voi mi sento piu scoraggiata e al contempo piu convinta di non dedicare il mio tempo agli studi giuridici!
    Ho studiato diritto per 3 anni durante il periodo delle sueperiori(licero socio. psico-pedagogico), materie che è riuscita ad appassionarmi portandomi a risultati eccellenti, non ho però mai avuto la presunzione nemmeno per un attimo di porrea a confronto il diritto che ho studiato alle superiori con quello che mi aspettere frequentando giurisprudenza.
    Sebbene gli studi giuridici siano particolarmente difficili e per molti aspetti noiosi avevo comunque tutt’ora seriamente riflettuto sulla possibilità di cambiare indirizzo e non perche quello ch studio non mi piace ma perchè anche per quello che riguarda la professione dello psicologo si prospetta una carriera anch’essa lunga e un itinerario impervio se si considera di dovere fare dopo la triennale la specialistica, il concorso e abilitazione per iscriversi all’albo e comunque niente esonera, dopo tutto quanto, di rimanere disoccupati cercando di essere almeno i migliori psicologi di se stessi al fronte di tanta frustrazione che si presagisce in tempi odierni( se posso essere ironica); ma perchè ho creduto che una laurea in giursiprudenza garantisse quanto meno possibilità lavorative sicuramente migloiri: oggi smentite tutto ciò che costituiva il mio espediente per cambiare facoltà che mi avrebbe consentito non solo di ritornare suoi miei “vecchi passi” in modo da non rimproverarmi niente in futuro ma anche di avere piu garanzie circa il lavoro diversa. Evidentemente non è cosi e sono profondamente rammaricata mentre leggo di voi, uomini di legge, che godete di tutta la mia stima per il semplice fatto di aver avuto nervi saldi, costanza e volontà conseguendo una laurea di un certo tipo che non vi ha restituito soddisfazioni di nessun genere, sono proprio dispiaciuta.
    Sono solo una giovane ragazza alla quale manca per disgrazie varie un punto di riferimento al quale chiedere aiuto quando si tratta di scelte importanti, che si appiglia a tutte le cose dette per poter partorire una propria idea che sia quanto piu giusta e reale possibile. Sono confusa e amareggiata e se vogliamo collegarci all’attuale presente non mi sorprende nemmeno che ci siano milioni di ragazze che fanno le ” squillo” o vendono il proprio corpo per niente, leggevo di una tizia che diceva: sempre meglio di lavorare in call center per 400 euro al mese. Assurdo tutto questo, ma è ciò a cui porta questo maledetto paese di egoisti politici incapaci e di un surplus di gente volenterosa che non assumono nemmeno per lavare i piatti se non ha un esperienza in campo di 10 anni ben attestata( io li lavo da 10 anni pure ma non basta la mamma che vada a confermare quanto siano brillanti quelli che passano sotto le mie mani) mantengo il senso dell’humor giusto perchè si dibatte su una questione delicata e fin troppo seria per i miei gusti:non ci sono prospettive!
    Dato che la figura del giurista, dell’avvocato, come molti di voi asseriscono, non è piu cosi richiesta vorrei sapere da voi. giovani e/o esperti professionisti( secondo i vostri modesti pareri e a seguito delle vostre esperienze personali certamente superiori alle mie) quale sarebbe a questo punto l’ambito su cui ficalizzarsi, la facotà che genera maggiore sicurezza lavorativa, la figura maggiormente richiesta nel mondo del lavoro. Rispondete per spirito filantropico quanto meno perchè per me una risposta da voi potrebbe essere presa in seria considerazione. Ringrazio quanti si siano dedicati alla lettura di questo scritto, porgo cordiali saluti attendendo risposta. 🙂 Bruna.

    • amedeo 6 anni

      Cara Bruna,se vuoi un consiglio spassionato e pragmatico solo ingegneria(meccanica ,elettrica e un pò anche nucleare) ti potranno garantire un lavoro (quasi) sicuro nell’immediato.enel,eni saipem tenaris etc assumono a ritmi vertiginosi per l’italia di oggi.

    • Valery 6 anni

      “Sono solo una giovane ragazza alla quale manca per disgrazie varie un punto di riferimento al quale chiedere aiuto quando si tratta di scelte importanti”—>Devi appigliarti a te stessa, che sicuramente sei in grado di sviluppare un pensiero autonomo e autocritico.
      Visto che sei su questo blog, è evidente il tuo interesse per gli studi giuridici. Non cercare di “raccontartela” io vedo in te una persona che cerca giustificazione al rimpianto di non essersi iscritta a giurisprudenza. Non pensare al dopo. Si anche fortunata, visto che provieni da una famiglia di giuristi! Se ti appassiona la legge, studiala.

  • dargen 6 anni

    Leggo tanti commenti negativi riguardo la laurea in giurisprudenza e mi dispiace molto ; secondo voi allora quale laurea offre buone possibilità di lavoro ?

  • gino 6 anni

    ormai la laurea in giurisprudenza non serve a nn. Io sono laureato in giurisprudenza e faccio il rappresentante. Guadagno molto bene ma nn col mestiere di avvocato.cambiate mestiere se potete. Ciao

  • Fabio 6 anni

    I commenti parlano da soli! Purtroppo è vero, la facoltà di giurisprudenza oggi chiede impegno (se uno vuole farla bene) ma in termini di prospettive di lavoro da veramente poco.
    – I motivi sono tanti, a partire dal fatto che ci sono ogni anno migliaia e migliaia di laureati in giurisprudenza (al contrario, le iscrizioni a facoltà come fisica o chimica sono così poche che vengono sollecitate addirittura, se non erro, esentandole dal pagamento delle tasse universitarie); questa laurea è infatti un traguardo non facile ma, va detto, è alla portata di tutti se consideriamo che alcune sedi universitarie sono veri e propri “esamifici”. Lo stesso numero delle facoltà di legge è palesemente sproporzionato rispetto alle esigenze del mercato del lavoro (chiedetevi quante facoltà di giurisprudenza ci sono nella sola città di Roma!), con la conseguenza che alcune sedi pur di attrarre nuove matricole offrono percorsi “semplificati”, esami dalle dimensioni ridotte e voti tendenti sempre verso l’alto. Il risultato è facilmente intuibile: una competizione al ribasso dove chi ci rimette è solo lo studente che investe nella propria formazione.
    – I classici sbocchi lavorativi non sono in grado di assorbire tutti i laureati. Notariato e magistratura sono traguardi che prevedono una selezione molto forte, per i quali peraltro la semplice laurea non è requisito sufficiente. Si parla di bandi nazionali a cadenza non fissa emanati anche a diversi anni l’uno dall’altro; di procedure selettive, volte alla selezione di circa 250 notai o 350 i magistrati, che non vedono mai la partecipazione di meno di 4000/5000 candidati (per esperienza personale, sembra di andare allo stadio…) e per candidati si intende in gran parte gente seria, preparata e motivata che ha dedicato al concorso tutte le proprie energie (e a volte, singoli casi, anche imbroglioni disposti ad utilizzare tutti i mezzi possibili).
    L’abilitazione alla professione forense, da canto suo, è difficile da ottenere, ma una volta ottenuta non garantisce affatto quel reddito che si poteva ragionevolmente sperare fino a pochi decenni fa. Il numero di avvocati è elevatissimo e secondo me il mercato interno semplicemente non richiede più questa figura professionale, per quanto necessaria, nobile e interessante. Certo, conosco persone, giovani, che vivono di questa professione molto bene; parlo di professionisti molto capaci, molto decisi, che fin da subito hanno avuto il merito e la fortuna di entrare a far parte di contesti professionali di alto livello e che in seguito hanno formato una solida associazione professionale la quale vanta tra i propri clienti delle aziende ben avviate. Ne conosco altre, ahimè di più, che vivono la professione da dipendenti in tutto e per tutto di altri avvocati più anziani (spesso assai mediocri), che sopportano tutte le difficoltà di una libera professione (a partire dall’assenza di orari e dall’assenza di un qualsiasi contratto di collaborazione che lega entrambe le parti) ma senza beneficiare dei vantaggi della stessa (l’autonomia professionale, un guadagno proporzionato agli sforzi profusi). Senza contare che il tirocinio è un lavoro che non viene retribuito, in molti casi è sfruttato spudoratamente dagli avvocati (chiamati “dominus”) per risparmiare sul costo del personale di segreteria ed infine non da alcuna contropartita in termini di formazione professionale (anche perché molte volte il c.d. dominus non ha proprio le capacità, oltre che l’interesse, per poter formare il laureato). Pertanto spesso la pratica forense è un periodo demotivante per chi si avvicina alla professione, la dove per altre figure professionali il periodo post lauream magari è meno redditizio (mai gratuito) però più entusiasmante e ricco di occasioni per apprendere.
    – I grandi concorsi pubblici sono finiti. Una volta si pensava che una laurea in giurisprudenza permettesse di partecipare ai migliori concorsi indetti dalla pubblica amministrazione. Oggi non è più così per il semplice fatto che le assunzioni pubbliche sono estremamente limitate rispetto al passato e i bandi (anche per centinaia di posti) che venivano periodicamente emanati dai principali enti pubblici nazionali o da enti locali oggi sono estremamente rari e mostruosamente competitivi (non va taciuto che in Italia queste procedure a volte non sono il massimo della trasparenza).
    – Nell’ambito privato la laurea in giurisprudenza ha una sua importanza; va detto tuttavia che il laureato in giurisprudenza si trova a competere ad esempio con laureati in economia e in scienze politiche, che peraltro conoscono anche il diritto. Insomma, personalmente non credo che per le aziende in cerca di personale qualificato un laureato in giurisprudenza costituisca una figura professionale insostituibile, e questo perlomeno al di là delle risorse da inserire specificamente nell’ufficio legale (ammesso che l’azienda abbia un ufficio legale e non si avvalga più semplicemente di uno studio esterno).
    – Non da ultimo, e questo secondo me oggi è davvero un problema, il laureato in giurisprudenza ha compiuto un percorso di studio di alto livello sì, ma non competitivo fuori dai confini nazionali. Basti pensare al fatto che tutti gli esami più caratterizzanti di questa facoltà (i principali diritti e le procedure, e cioè quelli che costituiscono l’impalcatura della formazione) sono per forza di cose discipline interne, la cui conoscenza tecnica non è spendibile fuori dall’Italia (sarà scontato quel che dico ma un chimico, che sa l’inglese, con la semplice laurea ha una conoscenza tecnica spendibile ovunque; del resto basta dare un’occhiata superficiale ai siti dedicati per accorgersi che alcuni paesi, come la Germania, alimentano il proprio sviluppo anche con l’immigrazione di persone professionalmente qualificate, tra cui però non figura quasi mai il giurista).
    E’ un problema rimediabile, certo, ma è un problema ulteriore, che svaluta nell’odierno mercato delle professioni questo nobile percorso di laurea, il quale da solo ormai conta davvero poco.

  • duo 6 anni

    ma chi te lo fa fà, sei pazzo????!!ma lascia stà pensa a lavorààà..p.s. praticante abilitato sotto esame di stato d’abilitazione

  • Lory 6 anni

    Ragazzi ho iniziato a lavorare,e vorrei chiedervi se dopo i 29 anni si può fare lo stesso praticantato,saluti a tutti

  • Amelia 6 anni

    Ho 41
    e vivo nel Regno Unito. Mi sono laureata in Giurisprudenza, ho fatto il
    praticantato e passato l’esame di abilitazione da avvocato in Italia. Successivamente
    ho fatto l’esame di conversione del titolo Italiano nel titolo Inglese (QLTT) e
    mi sono qualificata come Solicitor. Non e’ stato facile a causa degli impegni
    lavorativi e delle complicazioni burocratiche tra Italia e Regno Unito. Ho
    cambito diversi lavori (qui e’ normale) al fine di acquisire l’esperienza
    necessaria per ottenere il lavoro che volevo. Adesso lavoro come legale all’interno
    di un’azienda e mi occupo di negoziazione di contratti di ricerca per un’istitutione
    senza scopo di lucro, ho un buon stipendio e prospettive di carriera. Il Regno
    Unito ha un sistema di lavoro flessibile e meritocratico, si e’ assunti e
    promossi per le proprie capacita’ ma si e’anche facilmente licenziati se non si
    fa il proprio lavoro, offre meno benefici rispetto al sistema Italiano in
    termini di inennita’ di maternita’, permessi di assenza per i genitori, o
    ferie. Inoltre si e’ valutati per i risultati raggiunti non per le ore lavorate
    quindi di solito gli straordinari non sono pagati. Consiglio il lavoro nel
    Regno Unito (o all’estero) a chi ha una mentalita’ flessibile nel cambirare
    spesso lavoro e ha voglia di mettersi in gioco. Lo consiglio anche solo come
    esperienza di vita, perche’ cambia il modo di vedere il mondo del lavoro per
    sempre.

    • valentino 6 anni

      ciao amelia mi chiamo Valentino, ho 42 anni e faccio l’avvocato da oltre 10 anni (diritto civile). Mi sono stufato di lavorare in Italia, anche se a Firenze, la mia città, forse non si stà nel peggiore dei modi. Non sono in cerca di fare i “soldi”, mi basterebbe tuttavia non lavorare 8/9 ore al giorno x poi essere preciso alla fine del mese al punto di dover valutare se pagare una bolletta o l’altra… Ti puoi immaginare come sia esercitare senza particolari avviamenti alle spalle. Si sopravvive … (Forse…). Pensavo a Londra dove peraltro vive una parte della mia famiglia. Loro però non conoscono in profondità il settore legale e mi hanno dato dei consigli ma un po’ generici. Noto che il reclutamento dei sollicitor negli studi avviene ad età ben minore della mia. Potresti darmi la tua opinione se, con molto impegno, ho possibilità di lavorare a Londra o se invece, a parere tuo, l’età mi taglia fuori x questa professione. Mi immagino che fare il QLTT significhi riformarsi ex novo. Lo studio non mi spaventa assolutamente, cerco solamente di non perdere tempo in inutili illusioni. Ti sarei davvero grato x una tua risposta. Grazie ti lascio anche una mail personale vabesc@gmail.com

    • Maria Carmela Leone 6 anni

      gentile Amelia,
      sono maria e da poco mi sono laureata in giurisprudenza. Potresti fornirmi qualche informazione sulle possibilità di lavoro che ci sono in inghilterra al fine di sfruttare questa laurea? ti ringrazio anticipatamente per la cortese attenzione. ti lascio una mail mcleone77@libero.it

  • Roby 7 anni

    Dopo aver lavorato 17 anni in fabbrica chimica e con alle spalle 3 LICENZIAMENTI, all’ultimo ho accettato di andare in mobilità ed ho accettato un incentivo all’esodo pari a circa 10 anni di stipendio… quindi, non avendo (per ora) difficoltà economiche, mi sono messo a studiare “come un pazzo” giurisprudenza; se tutto va come prevedo a 50 anni sarò laureato, e…e poi ho messo puntini di sospensione! ma capitemi, cosa dovevo fare? entrare in banca con un Kalasnikoff in mano? vendere coca d’avanti alle scuole? mah…

  • Michele Bassani 7 anni

    Ma scusate secondo voi tutti gli altri iscritti ad altre facoltà trovano lavori ben pagati immediatamente e senza sforzo ? Non ne posso più di sentire queste lamentele sulla mancanza di lavoro dando la colpa al solo fatto di aver frequentato giurisprudenza… se ad uno piace la facoltà che deve fare iscriversi a medicina e fare il dottore ? per favore piantatela con queste cavolate… poi tutte ste percentuali.. nelle altre facoltà trova lavoro il 35 % degli iscritti … secondo voi è tanto?…. smettiamola ….questi discorsi denotano ignoranza e superficialità…. la laurea in legge da una sere di opporitunità che nessun’altra facoltà sa dare… è ovvio che se tutti vogliono fare l’avvocato i posti per soddisfare tutti non ci sono….

    • christian 7 anni

      Ma davvero da tante possibilità, raccontacele per favore…..escludendo quella di avvocato…..direi magistrato? commissario? oppure concorsi comunali dove si presentano 10.000 persone, e c’è una riserva per gli interni, per chi ha titoli di punteggio ecc?
      Dimmi, quali sono questi sbocchi? se avessi avuto una laurea in medicina sicuramente avrei trovato qualche pezzente che mi retribuiva, invece con la mia laurea in giurisprudenza posso solo pulirmi il culo.

      • Michele Bassani 7 anni

        Infatti secondo me il tuo ragionamento è a priori sbagliato il problema non è dato dalla mancanza di sbocchi ma dal sistema Dell università che è in generale poco meritocratico e dove tutti in una maniera o nell altra possono laurearsi … Il problema non è della carriera giuridica … Affatto… La carriera diplomatica … Contabile… Amministrativa… Il problema è sempre quello… Troppi minchioni che si laureano magari fuoricorso e dopo entrano in magistratura chissà perché … Ma il problema non è della laurea in giurisprudenza … E comunque non è che medicina possa darti tanti sbocchi secondo il tuo punto di vista … Se non fai il medico … Allora cosa fai ?

        • christian 6 anni

          Dopo la laurea in medicina si entra in specializzazione, e si viene pagati profumatamente circa 1700 euro. Succissivamente puoi proporti nel privato e guadagnare uno stipendio dignitoso, oppure andare all’estero dove ti pagano molto bene. Io laureato in giurisprudenza questi soldi non li vedrò mai eppure il mazzo sui libri me lo sono fatto i due anni di pratica pure, ma a 0 euro ed ora pure pentito!

          • MinimoMassimo 6 anni

            confermo io che sono specializzato in professioni legali, quindi mi trovo dopo la laurea (quinquennale) e dopo la specializzazione (biennale) a buttarmi nelle masse (di 20000 persone) a provare a superare concorsi pubblici di ogni tipo (forze armate, carriera per prefettura, di diplomatico, magistratura ecc) per pochissimi posti il più delle volte (25 quando va bene, a parte i 250 di magistratura, dove in parte sono già assegnati prima di svolgere le prove scritte) dove peraltro ci sono materie assurde mai fatte a giurisprudenza, come diritto degli enti locali, storia moderna, economia aziendale, contabilità pubblica e statistica, che peraltro esulano dal mondo giuridico.

            @Michele: Vorrei vedere i laureati in medicina svolgere concorsi pubblici dove devono prepararsi chimica, fisica, geologia, e astronomia per 2 posti, quando sono in 20000 a concorrere, che ne pensi?

        • MinimoMassimo 6 anni

          sulla carta ci dovrebbero essere ma hai capito o no che lo Stato non bandisce più concorsi?? E per i pochissimi che bandisce mette a disposizione pochissimi posti. Quando sei uno dei 20000 che ci vanno per 5-10-20 posti anche un “non minchione” come dici tu probabilmente rimarrà a bocca asciutta o no?
          E’ una questione di statistica o no?
          Diversa è una facoltà come medicina ad esempio. Ti laurei, ti specializzi (venendo pagato, non come la nostra specializzazione che per seguirla la paghi tu con le tasse universitarie!!!) e vieni preso dappertutto perchè i medici mancano.
          I giuristi non mancano, e gli enti pubblici che dovrebbero assorbire i giuristi non assumono più da anni per lo sperpero di denaro che i nostri politici hanno fatto da anni indietro.

    • michele iadarola 6 anni

      ma dove vivi!!! le solite risposte mediocri e superficiali, quante volte ascolto persone come lei che blaterano in maniera spropositata : ” ah ai miei tempi !! voi non sapete che cos’e’ il sacrificio” !!! i post evidenziano un malessere comune e non singolo !!! ma le sembra logico che una persona deve essere retribuita a 500 € al mese??? le sembra giusto che un praticante deve percepire un bel niente!! per non parlare di quei mezzi avvocatucci che con la loro saccenza ed ignoranza schiavizzano le persone per pochi spiccioli ( se ne hai la fortuna ) e allo stesso tempo devi sentirti dire : ” sappi che questo e’ un piacere quello che ti stiamo offrendo!! il suo commento e’ frutto di un lavoratore che si e’ trovato nel bel mezzo degli anni d’oro dove il caro Bettino e tutta la sua classe politica rimpiazzavano e inserivano persone in qualsiasi settore (pensate quanti bidelli, ferrovieri, insegnanti, che con un semplice diploma appena varcata la soglia della maturita’ si tuffavano a capofitto nel mondo del lavoro!!) grazie a persone come lei e come tanti altri che avete pensato solo a voi!! e penso che il vostro commento e’ molto superficiale e di una banalita’ assurda. VERGOGNA!!

      • Michele Bassani 6 anni

        scusa non ho capito se il post di cui sopra era indirizzato a me o no… ad ogni modo io sono iscritto al terzo anno, sicuramente ai tempi di bettino non ero ancora nato e ad ogni modo il mio era solo un discorso fatto per puntualizzare, appunto, una situazione che riguarda giurisprudenza in particolare ma anche le altre facoltà! come ripeto è il sistema che è sbagliato non la possibilità (ripeto, la possibilità) che ti da giurisprudenza come sbocco professionale, poi certo è una schifezza che i praticanti vengano pagati 500 euro al mese e che i concorsi non ci siano… anch io sarò molto presto in quella condizione … ma se a me piace quello che studio devo precludermi anche la speranza a fronte di un aspirante medico che mi dice,che non troverò mai lavoro ? io continuo sperando in qualcosa di migliore, la speranza è l’ultima a morire ! ve la prendete con uno studente che ha la passione per quello che studia ! VERGOGNATEVI VOI !

        • Serena 6 anni

          Io qui vedo un sacco di persone che si lamentano di prospettive assenti (probabilmente vero) ma non so quanti di voi abbiano fatto davvero l’università per passione e non tanto per fare.
          Dall’alto del mio terzo anno di Giurisprudenza con una media con cui probabilmente, per riprendere una precedente espressione, “mi ci pulirò il culo” (ma che intanto mi dà qualche soddisfazione) dico che io non demordo.
          Queste parole non mi scoraggiano perché so che per quelli che hanno sacrificato TUTTO per lo studio e per l’amore di quello che stanno facendo c’è sempre una possibilità. Anche in Italia, anche in questa Italia.
          Se su 450 persone, 300 sono raccomandate rimangono comunque 150 posti. E con la determinazione e la passione quei posti si ottengono.
          Aggiungo infine che ho letto commenti di persone che non padroneggiano neanche la lingua italiana, il che mi dà comunque da pensare circa l’attendibilità delle precedenti affermazioni.

          Il tutto per dire che ti appoggio in pieno Michele, anche se siamo le voci fuori dal coro (:

          • Michele Bassani 6 anni

            grazie serena ! almeno qualcuno che crede in quello che fa ! o ci gettiamo nella depressione, o speriamo in qualcosa di migliore, nonostante tutto !

  • Maury 7 anni

    Cosa dire di più… leggendo i post dei colleghi, sembra di dovermi ritenere fortunato e a chi pensa di intraprendere la carriera universitaria in legge, posso solo dire di lasciar perdere in quanto i sacrifici (almeno allo stato attuale) non saranno debitamente ripagati. Orfano di entrambi i genitori, a 23 anni quando magari era giusto abbandonare l’università per un lavoro qualunque, all’epoca ancora si trovava, decisi di continuare gli studi, forse più per i miei passati a vita migliore che per me, perciò la mattina studiavo e il pomeriggio dalle 16.00 alle 24.00 lavoravo. Così tra tanti ma tanti sacrifici, lavoro, studio, e una “casa” da mandare avanti mi son laureato con 100/110 alla Federico II di Napoli, ho fatto il praticantato, e l’esame di stato per bene 3 volte, ove per bene tre volte ho avuto 30-30-28 (che strana coincidenza). Oggi porto avanti lo studio dove ho svolto la pratica in cambio di una piccola stanza, senza alcuna retribuzione. Per fortuna ho qualche cliente ma nulla di che. Il futuro non è roseo e si è continuamente assaliti da un orribile senso di frustrazione, nonostante la dedizione, l’impegno passato e attuale e le capacità. Magari potessi tornare indietro.

  • Piero 7 anni

    Ho 30 anni appena compiuti. Dopo aver “speso” (per non dire altro) 10 anni della mia vita facendo altro, tra cui il conseguimento di una laurea magistrale in teologia di cui al mercato del lavoro frega un cxxxo, sto pensando di iscrivermi a Giurisprudenza. A dire il vero non mi entusiasma molto l’idea di dover passare altri 5 anni sui libri, tra esami, seminari, tesi e rotture varie, dopo 25 anni passati sui libri.

    Nonostante ciò a confermarmi in questo proposito c’è la passione per il diritto e il forte desiderio di non sentirmi più un alieno: ho una formazione universitaria e buone capacità personali, ma sono privo di qualsiasi attrattiva per aziende o enti pubblici a motivo del mio campo di studi.

    Per cui non inizio questo percorso con l’obiettivo della professione. Magari cammin facendo qualcosa cambierà (in me o nel nostro Paese) e allora anche quella potrà diventare un’opzione considerabile, ma per il momento l’unico mio desiderio è riqualificarmi e presentarmi al mondo tra cinque anni con qualcosa di concreto da dare.

    • Valery 6 anni

      pietro…….posso contattarti in privato?

  • Saphirx 7 anni

    Io mi sono laureata a giugno del 2012. con il massimo! tanti sacrifici per niente.
    Nessuno finora mi ha chiamato! neanke per uno stage! che non sono nemmeno retribuiti.
    Grazie alla conoscenza del tedesco lavoro adesso in una grossa multinazioanle come “segretaria”… e ahimè guadagno bene!
    Non riesco a fare a meno di chiedermi come posso scegliere adesso di fare praticantato, o un master inutile…
    Ogni giorno guardo su internet concorsi, master, qualunque cosa che mi dia la possibilità di lavorare nella MIA MATERIA.. non ho trovato niente che non sia uno spreco di tempo e denaro.