Cosa fare con Laurea in Giurisprudenza, approfondimenti, opportunità lavoro e testimonianze

L’Italia, con oltre duecentomila avvocati iscritti all’albo, è di gran lunga il paese in Europa che ne conta il maggior numero. Sono sempre di più coloro che hanno forti difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Negli ultimi anni il corso di laurea in studi giuridici, ha subito delle modifiche, infatti, con il vecchio ordinamento il percorso di studi era caratterizzato dalla laurea in giurisprudenza quadriennale. 


Nuovo ordinamento giurisprudenza, come funziona

Con il nuovo ordinamento invece è composto da una laurea triennale(dalla durata di tre anni) più una laurea specialistica (della durata di due anni) oppure da una laurea Magistrale(di durata quinquennale) a ciclo unico. La laurea in giurisprudenza richiede più di altre lauree tirocini e praticantati obbligatori per l’accesso alle professioni e rimanda in tal modo il raggiungimento di una stabile occupazione e di una retribuzioni adeguate, a un periodo più lungo di tempo. In virtù di queste considerazioni, si spiega come a un anno dal conseguimento del titolo di laurea solo poco più un quarto dei laureati risulti occupato, il 26,5%, contro una media nazionale del 53%.

Il 38% dei giuristi continua la formazione (contro il 21% della media nazionale); chi cerca lavoro è il 35% (contro il 26%). Allo stato attuale con la crisi economica e l’aumento della disoccupazione nel nostro paese le difficoltà sono molte e spesso come molti altri percorsi di laurea la strada per affermarsi professionalmente è molto complessa e ardua. Nonostante questo, la laurea di giurisprudenza può essere sfruttata in diversi ambiti e avere diversi sbocchi professionali anche se per raggiungere obiettivi stabili da un punto di vista economico occorrerà più tempo, tanto impegno e anche una buona dose di fortuna.

Per quanto riguarda gli sbocchi professionali, il laureato in giurisprudenza può optare per lo svolgimento delle seguenti professioni : avvocato e notaio che richiedono l’abilitazione attraverso il superamento di un esame di stato. Un’altra opportunità può essere quella della carriera di magistrato alla quale si accede attraverso un concorso, in questo caso occorrerà molta determinazione. La laurea in giurisprudenza può essere utilizzata per sbocchi professionali non esclusivamente giuridici, soprattutto per coloro che non riescono o non desiderano abilitarsi. In questo articolo, analizzeremo nel dettaglio i possibili sbocchi professionali per i laureati in giurisprudenza.

Quali possibilità di lavoro hanno coloro che hanno la laurea in giurisprudenza ma non si abilitano alla professione legale?

Per chi non si abilita, vi sono in numerosi settori del privato, dalla consulenza al mondo bancario e assicurativo, dove è spesso ricercato. La flessibilità mentale e le capacità gestionali ed organizzative che la laurea in giurisprudenza fornisce garantiscono la possibilità di svolgere attività differenti rispetto a quella prettamente giuridica. Il dottore in giurisprudenza troverà impiego, per esempio, anche nelle aree commerciale,risorse umane ,ambientale e di marketing. Tutto ciò può avvenire attraverso una formazione post laurea, con dei master mirati in settori specifici e che abbiamo intenzione di coltivare. A differenza degli enti pubblici, le aziende non sono vincolate alla procedura concorsuale ,richiesta ad esempio per coloro che si prefiggono di fare gli insegnanti ,i quali devono partecipare a dei concorsi. In tutti questi ultimi casi è utile tenersi informati sulle offerte di lavoro, tramite la consultazione periodica di giornali specializzati o siti internet specializzati. Per svolgere la professione giuridica come quella di avvocato, notaio, l’iter è più lungo e complesso.

Come diventare avvocato e quanto tempo occorre per abilitarsi?

Conseguita la laurea in Giurisprudenza inizia l’avventura nel mondo del praticantato da avvocato. Prima di poter conseguire il titolo, infatti, è necessario svolgere due anni di pratica in uno studio Legale, o uno nel caso si prosegua la formazione in una Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, che consente l’accesso all’Esame di Stato di avvocato. Il primo obiettivo è “trovare” uno studio legale che consenta lo svolgimento del praticantato di avvocato previsto per legge si può procedere sia autonomamente, se si hanno conoscenze nell’ambito, oppure recandosi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della propria città, o anche di un’altra, tenendo presente però che l’Esame si svolgerà presso la Corte d’Appello nel cui distretto si è compiuto il maggior numero di ore di praticantato da avvocato. E’ da tenere presente che l’avvocato a cui ci si affida per svolgere il praticantato dovrà possedere almeno due anni di anzianità. Al momento dell’iscrizione al Consiglio dell’Ordine, per iniziare il praticantato per diventare avvocato, si riceverà un libretto numerato e vidimato dal Presidente, diviso in tre parti. La prima riguarda le udienze alle quali si assiste, la seconda parte del libretto riguarda gli atti processuali o stragiudiziali più rilevanti ai quali si è collaborato nella redazione, la terza parte riguarda infine le questioni giuridiche di maggiore interesse a cui si ha assistito o collaborato. Per diventare avvocato, durante il praticantato da avvocato non viene data nessuna retribuzione. Tuttavia il Codice Deontologico Forense prevede all’art. 26 – (Rapporti con i praticanti) che “L’avvocato deve fornire al praticante avvocato un adeguato ambiente di lavoro ,riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all’apporto professionale ricevuto”. Tuttavia, questo rimane alle discrezioni dell’avvocato “tutor”. Oltre che dalle norme dell’ordinamento forense, l’attività del praticantato da avvocato abilitato al patrocinio è disciplinata dagli artt. 2229-2238 del codice civile relativi alla professioni intellettuali.

Con l’entrata in vigore il 02/02/2013 della nuova riforma forense, pubblicata il 18 gennaio 2013 sulla Gazzetta ufficiale l’esame di avvocato è diventato ancora più difficile. L’art. 46 della riforma, infatti, prevede le seguenti novità:

1. La prova scritta potrà svolgersi con il solo ausilio dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali, vertendo su temi formulati dal Ministero della Giustizia ed aventi oggetto la redazione di un parere a scelta tra due questioni in materia civile, la redazione di un parere a scelta tra due questioni in materia penale e la redazione di un atto giudiziario su un quesito proposto tra: diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo;

2.La prova orale prevede tra le materie di esame il diritto civile e il diritto penale ; l’ordinamento e la deontologia forense. Il candidato sceglierà altre due materie tra diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto del lavoro, diritto commerciale, diritto comunitario ed internazionale privato, diritto tributario, diritto ecclesiastico, ordinamento penitenziario e giudiziario. L’art. 48 della riforma prevede che fino al secondo anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, l’accesso all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato resta disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, fatta salva la riduzione a diciotto mesi del periodo di tirocinio.

Ricordiamo che dopo la laurea in giurisprudenza sono molti gli italiani che guardano alla Spagna come una via facile per diventare avvocato. In Spagna,infatti, la laurea in giurisprudenza abilita già all’esercizio della professione, senza biennio di pratica né esame di Stato, e dà automaticamente diritto all’iscrizione al Collegio, che poi potrà essere omologata in Italia.

La professione di avvocato e la conciliazione: cosa è cambiato?

Al momento dell’entrata in vigore del D.lgs n. 28/2010, il ricorso alla conciliazione si presentava quale strumento per la gestione delle proprie controversie, in termini di riduzione dei costi economici del conflitto soprattutto se si pensa ai tempi ormai farraginosi del giudizio ordinario ma anche come riduzione del conflitto sociale mediante la salvaguardia dei rapporti commerciali sia in via preventiva che successivamente all’insorgere della controversia. Il Governo stimava in circa un milione le cause civili che sarebbero rimaste fuori dai tribunali grazie al decreto che rendeva con tale legge obbligatoria la conciliazione in determinate materie prima del processo.

Per diventare conciliatore è necessario un corso di 50 ore. Il conciliatore nello specifico si occupa della gestione dei conflitti che orientano i clienti nell’individuazione del sistema più conveniente per la specifica controversia. Tuttavia, la Corte Costituzionale, di recente, ha ridimensionato questo istituto facendo venir meno l’obbligo di conciliazione in determinate materie così come era previsto in origine dal Decreto legislativo. La conciliazione, dunque non è scomparsa, ma è stata resa facoltativa.

Come si diventa notaio

Prima di tutto occorre una Laurea in Giurisprudenza e svolgere un periodo di pratica presso uno studio notarile. Per essere ammessi a svolgere la pratica notarile, bisogna presentare domanda presso il Consiglio Notarile, insieme al pagamento di una tassa e alla dichiarazione del notaio che accoglierà il praticante nel suo studio. La pratica devo avere una durata minima di 18 mesi, con almeno un anno continuativo. La fase finale è costituita dal concorso notarile, il cui bando viene reso noto annualmente e che si svolge a Roma. Possono parteciparvi coloro che terminano la pratica notarile entro i 45 giorni successivi alla pubblicazione del bando. Il concorso per accedere all’albo professionale è costituito da due prove, una scritta e la seconda orale. Il concorso notarile non può essere ripetuto più di tre volte. 

Quali sono i requisiti per accedere alla carriera di magistrato

Si diventa magistrato ordinario superando un concorso pubblico per esami. I requisiti per poter accedere al concorso per magistrato ordinario, a seguito della legge 30 luglio 2007 n. 111, che ha modificato il decreto legislativo 5 aprile 2006 n. 160. Possono partecipare al concorso per accedere alla carriera di magistrato:

1. Gli abilitati all’esercizio della professione forense e, se iscritti all’albo degli avvocati, non incorsi in sanzioni disciplinari. Sono considerati abilitati coloro che hanno superato gli scritti e gli orali dell’esame di avvocato, non è necessario che siano iscritti all’albo. Sono esclusi i semplici abilitati al patrocinio, dopo un anno di pratica forense.

2. Possono accedere alla professione di magistrato coloro che hanno svolto le funzioni di magistrato onorario (giudice di pace, giudice onorario di tribunale, vice procuratore onorario, giudice onorario aggregato) per almeno sei anni senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398.

3. I laureati in giurisprudenza che al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche; i laureati in giurisprudenza che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, che hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

Infine, è importante non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda. La prova scritta consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, rispettivamente vertenti sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo. La prova orale verte su le materie fondamentali del diritto civile, penale, comunitario, amministravo, costituzionale, tributario,internazionale, commerciale, del lavoro e della previdenza sociale, informatica giuridica,ordinamento giuridico e una lingua straniera scelta dal candidato (tra inglese, spagnolo, francese, tedesco).

In questo articolo sono state raccolte alcune testimonianze di laureati in giurisprudenza: le loro difficoltà e i loro successi per affermarsi nel mondo del lavoro.

Paola A., “Ho 36 anni e sono avvocato. Lavoro per un grosso studio della provincia di Lecce da diversi anni, dalla mattina alla sera per dodici mesi all’anno. Durante la gravidanza ho lavorato fino al giorno prima del parto e quando sono ritornata sul post di lavoro, mi è stato offerto uno stipendio inferiore a quello che percepivo precedentemente, lavorando sempre dalla mattina alla sera (600 euro mensili). Se consideriamo che una baby sitter prende lo stesso stipendio senza laurea, master, specializzazioni e soprattutto Cassa forense da pagare, ci si chiede a cosa sono serviti tanti anni di studi e sacrifici?”.

Anna S. ,“Sono una giovane di 26 anni che a Dicembre ha svolto per la prima volta l’esame di abilitazione alla professione forense. All’inizio ho svolto la pratica in un piccolo studio, orario di ufficio, con nessuna retribuzione o rimborso spesa. Dopo nove mesi ho iniziato a percepire 120,00€ fino ad arrivare a 250 euro mensili. Ma in contrapposizione a questo aspetto positivo , accadeva che se sbagliavo un atto o una lettera veniva scalata una buona parte di quella somma dal mio “stipendio”. Il mio lavoro consisteva nel redigere atti, andare in posta, preparare le fatture , gestire l’intero studio senza avere diritto a giorni di ferie “mai”neanche durante il periodo estivo. Dovevo essere reperibile tutti i giorni,ricevendo rimproveri continui su qualsiasi cosa, senza potermi lamentare di nulla. Il primo mese di praticantato,ricordo che ci recammo con l’auto dell’avvocato in tribunale in una città a 70 km di distanza, l’avvocato venne chiamato al cellulare e mi disse di tornarmene da sola , che aveva da fare, gli dissi che non c’erano i mezzi pubblici per poter ritornare a casa e rispose che dovevo arrangiarmi. Così dovetti telefonare a casa e aspettare che mio padre finisse il turno di lavoro per venirmi a prendere. Nonostante la conclusione del rapporto di praticantato ho dovuto litigare con lui per ottenere una firma sul libretto”.

Mario C., 45 anni avvocato.” Dopo essermi laureato ho aperto uno studio legale nel paese in cui vivo, dopo due anni mi sono reso conto che la concorrenza non mi permetteva di decollare economicamente e avere una certa autonomia economica . Subito dopo sono stato assunto da una grossa società che opera nel settore sanitario, lavorando in ambito amministrativo, 8 ore al giorno, 5 giorni settimanali a 1000 euro al mese. Attualmente il mio ruolo professionale in questa società, dopo più di dieci anni è aumentato di livello, ma il mio stipendio è di 1.150 euro mensili”.

Gabriele S,” Mi sono laureato con lode in Giurisprudenza a 25 anni. Da settembre 2008 ad oggi, ormai 33enne, sono avvocato presso uno studio legale facoltoso con un orario che varia in base al lavoro, ma in genere il lavoro in studio inizia dalla mattina alle 9 fino alle 14.00, per poi riprendere dalle 16.00 fino alle 20.30.Il mio stipendio mensile è di 750 euro mensili circa. Sono fortunato da avere alle spalle una famiglia, ma mi chiedo quali prospettive riservi per il futuro un simile sistema, non solo a me, ma anche ad altri meno fortunati. Credo che alla fine me ne andrò all’estero, forse lì sapranno apprezzare la mia professionalità. Questo sistema non funziona più,questo paese si accorgerà di quanti siamo noi giovani che ce ne andiamo disgustati da una classe politica che pensa solo a se stessa incapace di pensare al futuro dei giovani”.

Angelo B., “Ho 35 anni, laureato i giurisprudenza, non sono riuscito a conseguire l’abilitazione come avvocato. La mia condizione lavorativa è apparentemente discreta, infatti lavoro come segretario in uno studio legale da ben cinque anni, regolarmente assunto con contratto a tempo indeterminato. Dietro questo contratto si celano delle condizioni che vanno ben oltre la precarietà: stipendio al di sotto del minimo sindacale per lo svolgimento del doppio delle ore previste dal contratto (500 € per 8 ore di lavoro al giorno), straordinari non retribuiti, 15 giorni di ferie l’anno su quattro settimane previste dalla legge e zero pretese per non perdere il posto. Come se non bastasse mi trovo a pagare tasse e a subire costi rapportati a un reddito che non percepisco realmente. Queste sono le condizioni a cui oggi è possibile trovare un posto di lavoro.”

Andrea R.,”Ho 46 anni e sono avvocato, esercito la professione da molti anni con soddisfazione e successo. Sono stato fortunato perché a 28 anni ho aperto il mio studio legale in ambito amministrativo e civile che negli anni si è consolidato sempre più, allo stato attuale continuo avere molto lavoro , anche se la crisi si fa sentire. Quando iniziai la mia professione facevo anche il ricercatore universitario , poi ho deciso di lasciare l’università per dedicarmi completamente al mio studio che richiedeva molto del mio tempo. Per chi, oggi inizia questa professione però la situazione non è più così semplice, anche perché il numero dei laureati in giurisprudenza è aumentato,però tutto dipende anche da una serie di circostanze più o meno fortunate e da tanta determinazione.”

Sandra C., “Ho 30 anni e sono laureata in giurisprudenza, non ho fatto il praticantato per avvocato e non mi sono abilitata,perché subito dopo la laurea ho fatto un colloquio in banca e sono stata assunta. In banca si lavora molto, ma mi ritengo fortunata perché ho uno stipendio soddisfacente con un regolare contratto. Di questi tempi è una fortuna.”

Antonio B.,”Ho 31 anni e sono avvocato, ma non ho mai esercitato perché ho intrapreso da 5 anni un’attività.

imprenditoriale nel settore turistico, iniziando a piccoli passi ad affittare stanze per i turisti che venivano a visitare il Salento, man mano questa attività è cresciuta con successo dandomi molte opportunità e notevoli soddisfazioni economiche. Penso che oggi i giovani debbano trovare le opportunità tentando nuove strade, oltre quelle tradizionali.”

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