Laurea in Fisica: sbocchi e difficoltà, tutto quello che c’è da sapere

Osservare, fare ipotesi e verificare: sono questi i passaggi fondamentali che segnano le carriere dei fisici. Che dopo anni di studio ed applicazione, possono trovare lavoro in diversi ambiti

C’è chi, guardando un temporale alla finestra, si chiede cosa accada esattamente quando il fulmine anticipa il fragore del tuono. E chi, osservando le toccanti immagini di un terremoto, di un uragano o di uno tsunami, si ritrova a domandarsi quali possano essere i meccanismi fisici capaci di scatenare una tale potenza distruttiva. Ci sono, insomma, persone che guardano il mondo con una lente particolare, tesa ad indagare con scrupolo e rigore scientifico tutto quello che le circonda. Lasciando da parte i sentimentalismi o i sofismi filosofici che allontanano – a loro avviso – dall’individuazione della verità. A queste persone consigliamo, se non lo hanno già fatto, di prendere seriamente in considerazione l’idea di iscriversi ad un corso universitario che consenta loro di mettersi in tasca una laurea in Fisica. Perché lo studio approfondito dei fenomeni naturali, attraverso l’applicazione del metodo scientifico, potrebbe fare al caso loro.


Dall’osservazione alla verifica

board-935455_640Quello che è, però, doveroso chiarire, sin dal principio, è che non si tratta di un percorso facile. Chi aspira a diventare un fisico deve tenere a mente che lo attendono anni di duro studio. A conclusione dei quali – se tutto andrà bene – sarà capace di “leggere” il mondo in maniera più consapevole e di dare risposte alle tante domande che, per lungo tempo, si era fatto senza venirne a capo. Non vogliamo scoraggiare nessuno: ogni corso di studi, a ben vedere, ha le sue difficoltà. Ma conseguire una laurea in Fisica implica la necessità di votarsi completamente allo studio, partendo dall’osservazione attenta dei fenomeni che si verificano tutt’intorno. Per poi passare alla formulazione di ipotesi la cui validità dovrà essere dimostrata con degli esperimenti. Se tutto questo non vi spaventa, non vi resta che iscrivervi al corso che vi convincerà di più. Sì, ma per studiare cosa? L’offerta didattica è (come sempre) molto variegata, ma visitando i siti di alcune delle università più prestigiose d’Italia, abbiamo rintracciato delle materie ricorrenti. Tra queste: fisica generale, fisica relativistica, laboratorio di calcolo, analisi matematica, elementi di chimica, sperimentazione di fisica, meccanica statistica e quantistica, ottica ed elettromagnetismo. La laurea triennale in Scienze e Tecnologie Fisiche prevede, inoltre, la frequentazione di molti laboratori dove gli aspiranti “dottori” potranno sperimentare, con mano, quanto acquisito sui libri. E non è che l’inizio: chi vuole proseguire, potrà iscriversi ad un corso biennale di laurea magistrale e specializzarsi in un un ramo ben preciso: dall’astrofisica alla fisica nucleare e subnucleare (solo per fare due esempi). O pensare di frequentare altri corsi di specializzazione o di svolgere un dottorato di ricerca che protrarrà la sua permanenza all’università.

I dati di AlmaLaurea

Ma cosa deve aspettarsi un “dottore” in Fisica? I dati forniti da AlmaLaurea – relativi al 2015 – possono aiutarci a dare una risposta indicativa. Ad un anno dalla laurea triennale, l’81,5% del campione intervistato (costituito da più di 1.320 ex studenti) dichiarava di essersi iscritto ad un corso di laurea magistrale per migliorare la propria formazione culturale (39,5%) o per migliorare le possibilità di trovare lavoro (28%). Il 23% del campione lavorava, il 67,9% non lavorava e non cercava (magari perché ancora troppo assorbito dagli studi) e il 9,1% non lavorava ma cercava. Tra gli occupati: il 43,1% proseguiva il lavoro svolto prima di conseguire la laurea in Fisica, mentre il 44,4% aveva iniziato a lavorare da laureato, dopo una ricerca durata mediamente 3,8 mesi. I guadagni? Quelli netti superavano di pochissimo i 710 euro mensili. Non solo: ad esplicita domanda sull’efficacia del titolo di studio nel lavoro svolto, il 40,8% del campione intervistato rispondeva di considerarlo molto efficace, il 30,3% lo giudicava abbastanza efficace mentre il 28,9% poco o per nulla efficace. A dimostrazione del fatto che quasi tre intervistati su 10 svolgevano una mansione che aveva poco a che fare con le materie studiate all’università.

E i laureati magistrali? L’istantanea scattata da AlmaLaurea certifica che, ad un anno dalla discussione dell tesi, l’83,1% di loro dichiarava di aver partecipato ad almeno un’attività di formazione che molto spesso (nel 57,6% dei casi) coincideva con il dottorato di ricerca. Il 25% del campione affermava di lavorare, il 60,9% di non lavorare e non cercare e il 14,2% di non lavorare ma cercare. Il 12,1% degli intervistati occupati dichiarava di proseguire il lavoro svolto prima di iscriversi all’università e il 67,3% di aver iniziato a lavorare per la prima volta con la laurea magistrale in tasca, dopo aver impiegato più di 4 mesi a trovare qualcosa. Portando a casa uno stipendio ben più rotondo – che si aggirava intorno ai 1.180 euro netti mensili – di quello intascato dai laureati di primo livello. E veniamo alla situazione dei laureati magistrali in Fisica, a cinque anni di distanza dal conseguimento dal titolo. Le percentuali non sono, in realtà, del tutto confortanti: se è, infatti, vero che il 57,9% del campione dichiarava di avere un lavoro, è altrettanto vero che il 28,4% non lavorava e non cercava (quasi sempre perché impegnato a perfezionare la sua formazione) e il 13,8% (una quota non proprio trascurabile) non lavorava ma cercava. Tra coloro che avevano trovato un impiego, solo l’1,1% continuava a fare ciò che faceva prima di iscriversi all’università, mentre l’87,9% aveva iniziato a lavorare dopo la laurea magistrale e dopo una ricerca durata 17 mesi. Il 46,8% degli occupati dichiarava di svolgere un lavoro stabile, mentre i guadagni netti medi superavano i 1.790 euro al mese (una cifra di tutto rispetto). Infine: il 55,1% dei laureati magistrali in Fisica affermava che la laurea si era rivelata fondamentale per lo svolgimento del proprio lavoro, mentre l’11,3% dichiarava che anche la laurea di primo livello sarebbe stata sufficiente.

Cosa può fare un laureato in Fisica

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dunque, non tutti i laureati in Fisica (anche quelli più titolati) riescono a trovare subito un impiego. La ricerca dura spesso molti mesi, ma permette poi di guadagnare abbastanza bene. Ma quali sono gli sbocchi professionali che si aprono per coloro che hanno scelto di studiare fisica all’università? Molti trovano lavoro nel settore privato dove vengono impiegati per supportare o gestire le attività industriali ad alta intensità tecnologica. Ma non solo: ci sono i tecnici fisici, i tecnici statistici, i tecnici della qualità industriale e dell’ambiente, i tecnici sanitari (che devono frequentare una scuola di specializzazione post-lauream) e gli operatori di apparecchi medicali utilizzati nell’ambito della diagnostica. C’è poi chi si occupa specificamente di gestire sistemi di misurazione e d’indagine tesi (tra le altre cose) a fare prevenzione. Chi utilizza sistemi di modellizzazione e di simulazione e chi, anche all’interno delle grandi multinazionali, viene ingaggiato per le sue capacità di analisi e di problem solving. Un fisico è, infatti, come già accennato, un professionista che osserva a fondo le situazioni, le studia e fornisce (quasi sempre) le risposte più accreditate alle domande che gli altri non riescono a sciogliere. E non si trascuri il fatto che i laureati in Fisica possono trovare lavoro anche nei campi della meteorologia, della ricerca, della promozione dello sviluppo tecnologico e, ovviamente, dell’insegnamento. Cercare di avvicinare gli studenti delle scuole superiori a una disciplina così complessa è una delle sfide più affascinanti che un fisico può scegliere di affrontare.




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