Laurea in Economia: quali sono gli sbocchi professionali?

La conclusione degli studi negli istituti superiori segna, per molti, l’avvio di un periodo carico di dubbi amletici. Che fare: andare all’università o cercare un lavoro? In quale ateneo iscriversi? Su quale indirizzo puntare? Sono scelte che vanno ponderate con cura, tenendo conto del contesto che ci circonda.


E delle richieste del mercato occupazionale che – in Italia come in molti altri Paesi – non offre orizzonti particolarmente ampli. Se state pensando di conseguire una laurea in Economia, le cose potrebbero rivelarsi, però, meno complicate del previsto. Gli sbocchi professionali che questo percorso prospetta sono, infatti, numerosi e profilano possibilità di ogni tipo (o quasi). Vediamole insieme.

A ciascuno il suo corso

Partiamo col dire che l’offerta didattica si fa sempre più ricca. E per certi versi dispersiva. Chi pensa che il diploma non basterà a farlo realizzare nella vita e crede che la scommessa più promettente sia quella che conduce alla laurea in Economia può scegliere di frequentare un corso triennale a cui seguirà un biennio specialistico (o magistrale). O di iscriversi ad un corso di laurea magistrale a ciclo unico, che può durare 5 o 6 anni. Si tratta della scelta più facile, a cui deve seguire quella relativa al corso di studi vero e proprio.

Sul piatto – come già detto – c’è un po’ di tutto: dal tradizionale indirizzo di Economia e commercio all’Economia aziendale, dall’Economia del turismo all’Economia delle Imprese finanziarie, dall’Economia bancaria alla Statistica. Visitando i siti di due famosi atenei italiani – “La Sapienza” di Roma e la “Bocconi” di Milano – ne abbiamo ricavato una lista lunghissima che contempla (oltre agli indirizzi già citati) anche quelli in Economia e Management per arte, cultura e comunicazione; in Economia e cooperazione internazionale, in Economia politica ed in Economia e Scienze sociali (solo per citarne alcuni). Un ventaglio vastissimo, al cospetto del quale i meno risoluti rischiano di perdersi. Ma che, al contempo, consentirà ai più oculati di scegliere il corso che fa per loro.

Scegliere Economia conviene: ecco i dati

Ma perché un neodiplomato dovrebbe pensare che iscriversi ad un corso di Economia sia una buona idea? Perché ci sono studi che dimostrano la fondatezza di questa affermazione. Un’indagine di AlmaLaurea, relativa al 2015, che ha preso in esame un campione di oltre 30 mila laureati in Economia in tutta Italia, ha certificato che, ad un anno dalla laurea, il 45,2% di loro stava partecipando o aveva partecipato ad un’attività di formazione post-lauream; il 41,1% lavorava, mentre il 21,8% risultava disoccupato. Ancora: il 34,8% del campione dichiarava di aver ripreso il lavoro che svolgeva prima della laurea, il 36,6% sosteneva che il titolo conseguito lo aveva aiutato al lavoro e il 34,2% affermava di avere un lavoro stabile. Che mediamente gli procurava un guadagno netto stimato intorno ai 1.080 euro al mese.

A 5 anni dalla laurea, la percentuale di “dottori” in Economia che erano riusciti a trovare lavoro superava il 90%, mentre la quota di coloro che risultavano ancora senza un impiego si attestava al 6,3%. Con guadagni, per i primi, saliti intorno ai 1.500 euro netti mensili. Risultati incoraggianti, a cui possono aggiungersi quelli ricavati dal Rapporto Excelsior-Unioncamere sui laureati e il lavoro. Lo studio, confezionato nel 2013, rileva sostanzialmente che, tra il 2013 e il 2017, dovrebbero profilarsi interessanti opportunità per i laureati in Economia. A fronte di un’offerta di 20 mila risorse, si dovrebbe registrare, infatti, una domanda di 41.500. Cosa vuol dire concretamente? Che le imprese italiane (e non solo loro) cercheranno disperatamente dottori in Economia da assumere. Secondo lo studio, infatti, il tasso di occupabilità (che calcola il rapporto tra domanda e offerta di lavoro) raggiungerà il 207%, confermando la grande “fame” di laureati in Economia del mercato italiano.

Gli sbocchi professionali

E veniamo al nocciolo della questione: posto che – dati alla mano – mirare a conseguire una laurea in Economia può rivelarsi una mossa felice, quali sono gli sbocchi professionali che questo percorso di studi apre? Va innanzitutto chiarito che un laureato in Economia può ritrovarsi a lavorare in settori e contesti differenti. Molti vengono assunti presso le banche, le assicurazioni o gli istituti di recupero credito; ma altri finiscono per trovare il loro posto nelle grandi multinazionali o in aziende più o meno piccole. Per non parlare di coloro che trovano un impiego presso gli enti pubblici o privati e di coloro che scelgono di mettere la loro competenza al servizio di organizzazioni no-profit aderenti al Terzo Settore. Sì, ma per fare cosa?

L’elenco delle possibilità lavorative è lunghissimo. Tra le professioni più “gettonate”: il commercialista, l’addetto alla contabilità, il revisore dei conti, il consulente economico. Ma anche l’operatore commerciale, l’addetto marketing, lo sportellista bancario, l’addetto alla riscossione, l’addetto alla gestione (e ricerca) del personale, l’addetto alla logistica e alla distribuzione, l’addetto al monitoraggio dei dati e il fund raiser (colui che deve andare alla ricerca dei soldi necessari a far partire un determinato progetto).

Tutto qui? Neanche per sogno: chi riesce a mettersi in tasca una laurea in Economia, dopo aver puntato su un indirizzo specialistico, può diventare un affermato consulente del lavoro, un esperto di relazioni sindacali, un analista di credito e finanziario o un richiestissimo broker di assicurazione. Mentre i laureati magistrali (ma non solo loro ovviamente) possono ambire a ricoprire ruoli dirigenziali nelle grandi multinazionali o nel settore pubblico. O diventare analisti di mercato accreditati a livello nazionale ed internazionale. Non solo: chi si laurea in Economia può arrivare a svolgere professioni nuove ed avvincenti come quelle del project manager, dell’assistance manager, del brand manager e del project risk manager. Colui che, in pratica, deve fare da “Cassandra”, vaticinando tutti gli ostacoli economici che possono impedire il successo di un’impresa.

Le migliori università secondo il Censis

A chi si fosse persuaso della convenienza di iscriversi ad un corso di Economia ma non avesse ancora le idee chiare su dove andare, consigliamo di consultare, infine, la classifica Censis (2015/2016) con i migliori atenei italiani. Che “incorona” al primo posto l’università di Bologna, seguita da quelle di Modena e Reggio Emilia e di Padova che si spartiscono il secondo posto. Sul gradino più basso del podio: l’università di Trento che precede quella di Parma e la Ca’ Foscari di Venezia. Assolutamente da evitare, invece, secondo il Censis, le università di Palermo, Catania e la Napoli Parthenope che, in materia di Economia, avrebbero ben poco da insegnare.



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