L’assistente sociale spiegato alla nonna

Sei studentesse dell'Università Bicocca spiegano alla nonna che parla in dialetto cosa fa l'assistente sociale.

Che cosa fa l’assistente sociale? Qual è esattamente il suo lavoro? Provate a spiegarlo a vostra nonna. Spulciando tra i nostri vecchi lavori in cerca di spunti interessanti da rielaborare siamo andati a ripescare l’intervista a Elena Giudice effettuata l’anno scorso. Elena è assistente sociale privato, formatrice e docente all’Università di Milano Bicocca. Proseguendo nelle nostre ricerche, ci siamo imbattuti in un lavoro assegnato un paio d’anni fa dalla professoressa agli studenti del primo anno del corso di laurea triennale in Servizio Sociale, modulo di Guida al Tirocinio.


Che cosa fa l’assistente sociale? E soprattutto, come spieghereste la professione ad un profano? Tra le categorie scelte come destinatarie della spiegazione c’era anche “la nonna”. L’idea da cui ha mosso l’iniziativa era quella di costruire un lavoro in grado di attaccare efficacemente i pregiudizi esistenti sulla professione. L’assistente sociale infatti, è spesso visto come “quello che porta via i bambini alle famiglie”, o “quello che si occupa solo dei drogati”.Espressioni  del tutto fuorvianti e che ovviamente non descrivono minimamente la complessità di una professione per svolgere la quale sono richieste competenze di alto livello ed una preparazione “umana” sicuramente superiore alla media, data la delicatezza degli argomenti da trattare e dei settori sui quali l’assistente sociale è chiamato ogni giorno ad intervenire.

L’assistente sociale e le nonne che parlano in dialetto

Se gli anziani sono i portatori della tradizione e della cultura dei tempi passati, il dialetto è sicuramente un degnissimo rappresentante di entrambe. Da qui l’intelligente idea di sei studentesse di sfruttare la potenza comunicativa della forma dialettale combinandola con l’esplicitazione dei pregiudizi, in questo caso relativi a ruolo e attività dell’assistente sociale, contrapponendo ad essi la semplicità e l’immediatezza di un linguaggio giovane, competente ed informato. La costruzione di un volantino, inizialmente scritto in veneto con protagonista la Signora Pina, è poi sfociata nella riproposizione dello stesso in altri tre dialetti, varesotto, pugliese e calabrese.

L’ideazione e la realizzazione, pur sotto l’egida di Elena, sono state opere autonome di Margherita Bove, Michela Busnelli, Erika Marino, Giulia Roccatagliata, Giulia Scarpa, Ilaria Trivini Bellini, che hanno così spiegato il processo logico attraverso il quale è maturata la decisione di utilizzare la forma dialettale: “Abbiamo immaginato una chiacchierata tra nonna e nipote costruendo un dialogo di frasi semplici che mettessero in evidenza chiaramente la figura dell’assistente sociale ed il suo reale ruolo nella società. La scelta del dialetto ci è sembrata efficace per riuscire ad avvicinarsi al meglio alla realtà delle persone anziane, alcune delle quali sono ancora molto ancorate alle vecchie tradizioni, riuscendo così ad immedesimarci totalmente in loro”.

l'assistente-sociale

Secondo le studentesse, molti dei pregiudizi sulla professione di assistente sociale di cui gli anziani possono essere portatori, dipendono dal fatto che “trascorrendo molto tempo in casa e davanti alla televisione come passatempo, spesso e volentieri purtroppo, assimila tutto ciò che viene detto nei dibattiti dei programmi trasmessi”. Questo fa sì che l’idea che si forma nella mente di una “nonna” sia, o possa essere, distorta rispetto alla realtà di un lavoro che si rivela quotidianamente fondamentale per l’esistenza stessa della società così come la conosciamo.

Il dialogo nonna-nipote si presenta come una contrapposizione socio-comunicativa decisamente efficace , in grado di combattere l’istantaneità tipica della produzione mass-mediale usando la medesima arma (appunto, l’istantaneità comunicativa), ma con in più la variabile “fiducia”, che normalmente caratterizza un rapporto di parentela. Se per numero di persone potenzialmente coinvolte la portata della Tv non ha rivali, il livello di profondità contenutistica raggiungibile attraverso una discussione in ambito privato può essere decisamente superiore e quindi più efficace. Insomma, un’idea tanto semplice quanto potente quella avuta dalle sei studentesse, per giunta realizzata in maniera assolutamente piacevole.

 




CATEGORIES
Share This

COMMENTS