Lasciare il lavoro: quando è il caso di farlo e come si fa

E' meglio non avere un impiego o fare un lavoro che proprio non ci piace? Esperti e non se lo chiedono da tanto

C’è uno studio, pubblicato qualche anno fa sul “Journal of Occupaional and Environmental Medicine”, che ha cercato di dirimere una questione annosa: svolgere un lavoro che non piace è meglio che rimanere a casa a cercare un impiego che potrebbe non arrivare? Chi timbra quotidianamente il cartellino per entrare in un’azienda dalla quale spera di uscire il più presto possibile sta meglio di chi è disoccupato e continua ad inviare CV che non ottengono risposta? Stando ai risultati dello studio, no. Le considerazioni da fare sono – come sempre – tante. E, a ben guardare, la questione è forse destinata a non consegnare alcuna conclusione ferma. Cerchiamo quindi di valutarne le diverse sfaccettature, che possono aiutare a ponderare, con più criterio, la nostra situazione personale. Per scoprire che, nel caso in cui ravvisassimo la necessità di lasciare il lavoro che attualmente svolgiamo, esiste un codice comportamentale che è bene rispettare.


lasciare il lavoro

E’ questione di carattere

Il sopra citato studio – condotto da alcuni ricercatori di un’università australiana – ha preso in esame un campione costituito da oltre 7 mila adulti. Alcuni svolgevano un lavoro che non li faceva stare bene (perché degradante, mal pagato o perché, al contrario, implicava una molte di lavoro spropositato e non dava molte garanzie); altri non avevano alcun impiego. Il risultato? Stando a quanto messo nero su bianco dagli studiosi dell’Australia, “la salute mentale dei disoccupati era simile o migliore di quella dei lavoratori impegnati nei lavori di peggiore qualità”. 

Se ne deduce che, con il conforto della scienza, è possibile affermare che non avere lavoro è meglio che averne uno che non ci piace. Ma è davvero così? Non sempre. Altre rilevazioni hanno, infatti, certificato che le persone che lavorano in ambienti difficili, stressanti o poco gratificanti non prendono neanche lontanamente in considerazione l’idea di lasciare il loro posto. Perché? Perché si sentono comunque parte di un progetto aziendale che – per quanto poco condiviso possa essere – dà loro una qualche garanzia. E una certa stabilità mentale. Sono persone che, in pratica, non lascerebbero mai il certo per l’incerto e tremano alla sola idea di rimanere a casa a cercare una nuova occupazione che potrebbe non arrivare mai.

Chi ha ragione? Tutti e nessuno. Non si può decretare un vincitore tra chi sceglie di continuare a lavorare per un’impresa che non gratifica e non premia come si vorrebbe e chi, al contrario, sceglie di mollare tutto. Si tratta (ancora una volta) di fare i conti con le proprie caratteristiche personali. Il tipo più intraprendente ed ambizioso sceglierà, probabilmente, di allontanarsi e fare un salto nel buio; quello più cauto e riflessivo, opterà invece per la scelta meno audace e rischiosa.

Me ne vado: cosa devo fare?

Nel caso in cui apparteneste alla prima categoria (quella dei lavoratori insoddisfatti che decidono di congedarsi dall’ufficio che non regala loro alcuna gioia), ricordatevi, però, che ci sono delle precauzioni da prendere. Lasciare il lavoro non è faccenda da poco conto. Anzi: prima di rassegnare le dimissioni, occorre pensarci a lungo e seguire un codice comportamentale utile a lasciare una buona impressione di voi ai colleghi e ai superiori a cui state dando l’addio lavorativo. Ecco cosa è consigliabile fare:

  • Prima di ogni cosa, riflettete sul fatto che la vostra scelta potrebbe essere avventata o dettata da uno screzio che vi ha lasciato l’amaro in bocca. Se, per esempio, non siete soddisfatti della paga o trovate mortificante la mansione che vi è stata assegnata, dovreste parlarne col vostro capo e chiedere se è possibile cambiare l’impostazione della vostra collaborazione. Manifestate apertamente il vostro disagio e fornite tutte le argomentazioni del caso. Il vostro superiore potrebbe aver sottostimato la situazione ed essere in grado di offrirvi condizioni più vantaggiose e gratificanti, che potrebbero spingervi a restare.
  • Nel caso in cui foste assolutamente convinti di quello che state facendo (lasciare il lavoro), ricordatevi però di pianificare tutto per tempo. Le dimissioni vanno date con il preavviso previsto dal CCNL di riferimento, innanzitutto, annunciate al vostro capo. Non solo: prima di preparare gli scatoloni e sgomberare la scrivania, sarà bene che abbiate già pronta l’opzione B. Se il lavoro vi procura malessere, iniziate a guardarvi intorno e a fissare colloqui di lavoro. L’ideale sarebbe lasciare la vecchia occupazione con un nuovo contratto già firmato. Cercate, insomma, di non essere precipitosi e incauti.
  • Una volta presa la fatidica decisione, dovrete ufficializzarla al vostro superiore. Come fare? Cosa dire? Fissate un appuntamento per parlargli da solo e andate dritti al punto, evitando di tediarlo con preamboli inutili. Siate chiari e cortesi: ringraziatelo per l’opportunità offerta ed evitate di intrattenervi su questioni che vi hanno infastidito o offeso. E’ il momento di dirsi addio (dal punto di vista professionale): meglio farlo con una cordiale stretta di mano.
  • Preparatevi ad ogni evenienza. Il capo che realizza che avete intenzione di lasciare il lavoro potrebbe spiazzarvi. Come? Magari facendovi una controfferta (una paga più soddisfacente, un orario più flessibile, una mansione più creativa e stimolante…). Valutate anche questo e riflettete approfonditamente sul fatto che, forse, allontanarvi definitivamente dall’ufficio in cui avete investito tempo e talento potrebbe non essere la soluzione migliore per il vostro benessere personale.
  •  E infine impegnatevi ad essere professionali fino alla fine. Tra il momento in cui annunciate l’intenzione di lasciare il lavoro e il giorno in cui effettivamente vi congederete da colleghi e dirigenti potrebbe passare un arco di tempo considerevole. Impiegatelo al meglio, continuando a dare il massimo di voi e a non trascurate nulla. Il vostro nuovo datore di lavoro (ammesso che ne abbiate già trovato uno) potrebbe fare un colpo di telefono al precedente e chiedere rassicurazioni sulla vostra professionalità e serietà. Fate tutto quello che è nelle vostre possibilità per lasciare un buon ricordo nell’azienda da cui vi state congedando. Vi potrebbe tornare utile in futuro.

In ogni caso, auguriamo tanta fortuna per il il prossimo lavoro!



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