La Svizzera limita l’accesso ai lavoratori Ue fino a giugno 2014

Non trovi lavoro in Italia (visto l’altissimo tasso di disoccupazione e quello ancora più significativo relativo all’occupazione) e pensi di rifugiarti in Svizzera perché l’economia lì gira meglio? Ecco, da adesso e fino a fine maggio 2014 adottare una tale soluzione potrebbe risultare più complicata. Il governo di Berna ha infatti deciso di mantenere attiva la cosiddetta “Clausola di salvaguardia”, in vigore dal primo maggio 2012 per la Ue a 8 (di cui fanno parte Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca Slovacchia, Slovenia e Ungheria)  e di estenderla agli altri 17 paesi Ue. Il permesso a cui fa riferimento il provvedimento è quello di dimora, denominato di tipo “B”, della durata di cinque anni. Per poter contingentare la “libera circolazione delle persone” verso la Svizzera, le autorizzazioni concesse dovranno superare di almeno il 10%  la media degli ultimi tre anni.


Da tale provvedimento sono ovviamente esclusi i cosiddetti “frontalieri”, quelle persone che solitamente abitano vicino alla frontiera e che quotidianamente si recano a lavorare nello stato elvetico. La Ue si è detta dispiaciuta per la decisione, che a dirla tutta è in realtà frutto proprio di accordi bilaterali stipulati tra la Svizzera e l’Unione Europea, anche se probabilmente si sperava non venisse adottata da Berna. Sostanzialmente era stata prevista una garanzia, appunto a “salvaguardia” dell’equilibrio tra immigrati ed emigrati, la quale però non era stata ancora applicata all’intera area Ue.

Tale clausola, comunque , non potrà venire rinnovata verso nessuno Paese Ue dopo la fine di maggio 2014 (escludendo però Bulgaria e Romania, per  loro la restrizione scadrà invece nel 2019). Gli accordi infatti, permettono l’introduzione di restrizioni esclusivamente di corta durata. Nessun blocco invece verrà applicato ai permessi di tipo “L”, validi per un anno, quindi decisamente più brevi di quelli di tipo B.




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