La spending review? Per Corte dei Conti, parziale insuccesso

Il numero uno dei magistrati contabili ha rincarato la dose sugli scarsi risultati di chi avrebbe dovuto dare un taglio agli sprechi

Quello che doveva rivelarsi il “fiore all’occhiello” dei tanti governi che si sono succeduti negli ultimi anni ha finito per trasformarsi in un pericoloso boomerang. Perché gli scarsi risultati ottenuti, fin qui, con la spending review non hanno fatto altro che sottolineare – qualora ce ne fosse stato bisogno – quanto sia difficile procedere, in Italia, con i tagli agli sprechi che rendono elefantiaco il nostro debito pubblico. A dire la sua sull’argomento è stato ieri anche il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 a cui ha partecipato anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.


 

“La Corte dei Conti è dell’avviso – ha detto Squitieri – che il parziale insuccesso o, comunque, le difficoltà incontrate dagli interventi di revisione della spesa siano anche imputabili a una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio”.  “Tutto ciò – ha proseguito il presidente della magistratura contabile – ha generato, nel dibattito di politica economica, proposte di razionalizzazione che non offrono più scorciatoie percorribili in direzione di un’efficace spending review e che sembrano porre solo sullo sfondo il tema essenziale dell’interrelazione tra spesa pubblica e qualità dei servizi resi alla collettività, in nome della priorità assegnata all’obiettivo di riequilibrio dei conti”. In pratica Squitieri, nel sottolineare che spesso la politica dei tagli non ha funzionato per la scarsa conoscenza dei vincoli da rispettare, ha posto l’accento sulla questione centrale dei servizi. Che molto spesso, a suo avviso, hanno finito per “pagare dazio” alla necessità di fare cassa, a discapito dei cittadini.

Di più: “Il taglio alla spesa – ha continuato il presidente della Corte dei Conti – non è più solo riconducibile a effettivi interventi di razionalizzazione ed efficientamento di strutture e servizi, quanto piuttosto a operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività”. Come dire che chi dovrebbe provvedere a mettere a posto il bilancio dello Stato non dovrebbe continuare a considerare totem intoccabili alcune prestazioni che hanno “macinato”, in maniera incontrollata, i soldi pubblici. La lunga relazione di Squitieri (che non ha mancato di delineare i contorni di un contesto economico che non appare particolarmente roseo), non ha ceduto alla tentazione dell’happy end“Per i prossimi anni – ha anzi annunciato – il profilo programmatico di riequilibrio della finanza pubblica resta impegnativo”. Ma qualcosa può, ovviamente, essere fatto. Per il numero uno dei magistrati contabili, occorre infatti dare impulso alla crescita economica e all’occupazione (nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica) e porre un freno alle illegalità. Come? Razionalizzando e semplificando le leggi che spesso, ha riconosciuto Squitieri, finiscono paradossalmente per favorirne la diffusione.




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