La ripresa c’è, ma molto resta ancora da fare

A trainare l'economia potrebbe essere il turismo: per Confesercenti, infatti, questo sarà un anno d'oro, con 50 milioni di visitatori stranieri. Ma il divario col periodo pre-crisi resta profondo

Contagiata dall’ottimismo diffuso degli ultimi giorni, anche la Confesercenti ha voluto rivedere al rialzo le stime di crescita del nostro prodotto interno lordo. Secondo lo studio che l’associazione ha commissionato alla Ref Ricerche, infatti, il Pil del 2015 arriverà allo 0,8% e quelli del 2016 e del 2017 si attesteranno all’1%. Per effetto di una serie di fattori che, secondo Confesercenti, stanno già profilando uno scenario di lenta ripresa. O per lo meno un’inversione di tendenza.


Per quanto riguarda il settore di più stretta competenza, il commercio al dettaglio, l’associazione prevede un cambiamento in positivo vaticinando, per il 2017, l’avvio di 5 mila imprese in più. E incoraggianti miglioramenti si dovrebbero riscontrare anche sul fronte dei consumi che, secondo la Confesercenti, hanno già ripreso quota grazie (anche) al chiacchierato bonus fiscale ovvero agli 80 euro mensili che Mattero Renzi ha messo in tasca a molti italiani. Il risultato? Secondo il rapporto, i consumi dovrebbero salire quest’anno dello 0,6%, l’anno prossimo dello 0,9% e nel 2017 dell’1%

E un ruolo importante deve essere riconosciuto al settore turistico. I numeri riportati nell’indagine tradiscono grande ottimismo prevedendo, per l’anno in corso, 50 milioni di arrivi internazionali (il 4% in più in un anno). Una cifra davvero importante che, secondo gli estensori dello studio, va spiegata alla luce del successo dell’Expo, del Giubileo che si svolgerà tra qualche mese a Roma (e che verosimilmente richiamerà un gran numero di fedeli da tutto il mondo), delle buone condizioni meteorologiche e delle difficoltà attraversate da Paesi concorrenti come la Grecia che, quest’anno, ha perso una buona quota di visitatori. A beneficio del Bel Paese. Ma il turismo italiano non gode esattamente di ottima salute. Tra i problemi più pressanti, vanno infatti ricordati quello che riguarda la scarsa competitività delle dotazioni infrastrutturali e quello strettamente connesso al carico fiscale, con un’Iva (applicata ai prodotti turistici) più cara dell’1,5% rispetto alla media europea. E una tassa di soggiorno che va oltre il 10% del costo del pernottamento.

Se è, insomma, vero che l’economia nazionale (secondo molti osservatori) sta lentamente ripartendo, è altrettanto vero, però, che il divario con lo scenario pre-crisi resta ancora profondo. Rispetto al 2008, infatti, il Pil risulta inferiore del 9%, la produzione industriale ha subito una flessione del 18% e i consumi sono calati del 7%.

 




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