La protesta degli imprenditori: in 60mila a Roma

Si è tenuta ieri a Roma la manifestazione di protesta che ha visto su un fronte comune gli imprenditori di tutta Italia. Secondo le stime sono stati quasi 60mila a mobilitarsi per chiedere al nuovo governo provvedimenti urgenti in materia di politica economica. L’organizzazione pre-evento preannunciava già il risultato: 400 pullman prenotati in partenza da tutte le regioni, 7000 posti in treno e 2000 in aereo. Per aderire all’iniziativa promossa da R. ETE. Imprese Italia che riunisce Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigianato (le organizzazioni delle imprese, del terziario e dell’artigianato).


Allo slogan di “Senza impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”, la protesta è civile ma risoluta, propositiva ma incalzante. A sentire i più, queste riforme sono concrete e realizzabili in poco tempo. La questione cruciale riguarda come è ovvio la pressione fiscale, che ha raggiunto la percentuale record del 54%. Con questa tassazione così gravosa, non possono esistere margini di utile né per rimettere in moto i consumi né per poter pensare a degli investimenti. Questo mette in ginocchio le PMI e di conseguenza immobilizza il mercato, di cui rappresentano più del 90% del tessuto produttivo.

Senza contare la burocrazia che, come ormai noto, è la più complessa d’Europa. Giorni interi passati in coda agli sportelli o a compilare moduli invece di dedicarsi al lavoro. E non da meno è l’impossibilità di accedere al credito, con un sistema bancario rigido se non impenetrabile. La protesta di Piazza del Popolo si inserisce nel delicato contesto della crisi che ha colpito il governo, con le dimissioni del Presidente Letta. È al nuovo esecutivo di Renzi che ci si rivolge per ottenere risposte concrete e in grado di dare ossigeno a imprenditori, commercianti e artigiani che parlano con voce rabbiosa ma ancora piena di speranza, come sottolineano i Presidenti di Confesercenti e di Confcommercio, Marco Venturi e Carlo Sangalli.

Dopo cinque anni di sopravvivenza e austerità, gli imprenditori sono esausti e chiedono attenzione e più rispetto per chi ha vanificato i risparmi di una vita pur di non chiudere la propria impresa. Chiedono di poter ritrovare serenità e fiducia nel futuro grazie all’intervento del Parlamento ma soprattutto del nuovo governo: non aiuti o sussidi ma riforme istituzionali reali che aiutino a superare la crisi economico-sociale e che semplicemente diano la possibilità di poter lavorare.



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