La nuova vita delle case cantoniere: ospitalità 2.0, tra tradizione e innovazione

Il bando, che scade a fine ottobre, prevede l'assegnazione di 30 immobili che potranno diventare bar, ristoranti, infopoint e ostelli. Al servizio dei viaggiatori

Alzi la mano chi, percorrendo in macchina la penisola italiana, non ha mai notato le grandi case cantoniere costruite lungo le statali? Gli antichi alloggi dei “casellanti”, nati due secoli fa per garantire la manutenzione stradale, hanno ormai (quasi ovunque) chiuso i battenti. Imponendosi come simbolo di un’Italia che ormai non c’è più. L’Anas, in collaborazione con i ministeri dei Beni Culturali e delle Infrastrutture e con l’Agenzia del Demanio, ha (ben)pensato di riabilitarle, aprendo un bando pubblico che coinvolgerà, nella fase iniziale, 30 immobili. In pratica: gli antichi presidi statali potranno tornare in piena attività, promuovendo un nuovo modello di ricettività: sostenibile e tecnologica. In sintesi, 2.0.


casa cantoniera

L’ultimo censimento dell’Anas ha individuato ben 1.244 case cantoniere su tutto il territorio nazionale, ma il progetto pilota – presentato nei giorni scorsi – ne coinvolgerà solo 30. Che si trovano lungo tre direttrici storico-turistiche particolarmente importanti: le vie del Nord e Valle d’Ampezzo, la via Franchigena e la via Appia. Per essere più precisi: 5 delle 30 case cantoniere che potranno ritornare in attività si trovano in Valle d’Aosta, 2 in Piemonte, 5 in Veneto, 7 in Lombardia, 3 in Emilia Romagna, 4 in Toscana, 2 nel Lazio e altre 2 in Puglia. Ma cosa prevede esattamente il bando che scade il prossimo 31 ottobre? La possibilità di prendere in concessione le case cantoniere e di trasformarle in avamposti di ricettività e ospitalità moderna. Detta in altre parole, gli immobili dal caratteristico colore rosso pompeiano che costellano le provinciali e le statali di tutta Italia potranno diventare: bar, alberghi, ostelli, ristoranti, infopoint, stazioni di ricarica per auto elettriche e luoghi di promozione di prodotti ed eventi locali. E non solo.

Ad essere premiata sarà l’imprenditorialità sostenibile (rispettosa del paesaggio e dell’identità originaria della struttura) capace di non rinunciare all’agio della tecnologia. Ovvero tutte quelle proposte che si muoveranno tra il rispetto della tradizione e la valorizzazione dell’innovazione, fornendo un nuovo servizio ai viaggiatori che si inoltreranno lungo alcuni degli itinerari turistico-culturali più suggestivi del Bel Paese. Il progetto pilota prevede un investimento di 7,5 milioni di euro in tre anni, che serviranno a ristrutturare le case cantoniere a spese dell’Anas. Alla gara di concessione potranno partecipare start-up, consorzi, cooperative, associazioni e singoli imprenditori con esperienza nel settore turistico-ricettivo. Che potranno rifarsi alle indicazioni di un “manuale di progettazione” appositamente compilato dall’Anas. I vincitori riceveranno in concessione le case cantoniere per un periodo di 10 anni, fino a quando non verrà indetto un nuovo bando di assegnazione. Se il progetto che ha appena preso il via non incontrerà intoppi, le prime case cantoniere 2.0 potrebbero aprire i battenti a partire dalla prossima estate.

“Il progetto di riqualificazione delle case cantoniere – ha spiegato il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani – rappresenta un modello innovativo di gestione, rispettoso del paesaggio e dell’ambiente, che sviluppa attività di networking e valorizza gli asset immobiliari dell’azienda. Gli interventi di ristrutturazione, per i quali Anas ha previsto un investimento di circa 7,5 milioni di euro in tre anni, a partire da quello in corso, contribuiranno a potenziare il valore del patrimonio aziendale e a preservarlo nel tempo, sostenendo l’identità locale e creando al contempo occupazione, nuova imprenditoria e sviluppo per il territorio”. “Utilizzare la leva del riuso per rigenerare il nostro patrimonio immobiliare – ha aggiunto Roberto Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio – è una grande occasione di sviluppo culturale, sociale ed economico. Con il progetto delle case cantoniere, si apriranno spazi di accoglienza e vivibilità, lungo i più suggestivi percorsi religiosi, turistici e naturalistici del nostro Paese”.




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