La Fornero, i giovani e la pensione a cui non pensare

Le ultime dichiarazioni di Elsa Fornero sulla non necessità da parte dei giovani di pensare alla pensione hanno scatenato un vespaio di polemiche. Come al solito.

Sì è fatto un gran parlare delle ultime dichiarazioni di Elsa Fornero (autrice dell’omonima Riforma) sulla non necessità per i giovani di pensare alla pensione “che prenderanno tra quarant’anni”. Le frasi dell’ex ministro hanno preso spunto da altre frasi, quelle del presidente Inps Tito Boeri, che dal canto suo ha avvisato come sussista il rischio per i lavoratori attuali di andare in pensione (dovessero mai arrivarci con gli anni di lavoro, potremmo aggiungere) con un assegno molto basso e di essere quindi, proprio nel momento in cui la disponibilità di soldi sarebbe meglio fosse la maggiore possibile, a rischio povertà. Secondo la Fornero i giovani dovrebbero pensare a cercare e trovare lavoro, più che a quel che prenderanno tra diverse decine d’anni dopo una vita passata a lavorare.


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E’ vero, il problema pensione, sia per i giovani che, per dire, per i quarantenni, è ancora molto lontano, però… Però, viene da chiedersi: quando bisognerebbe farselo sto benedetto problema? Perché le teorie si sprecano e nessuna o quasi spiega quando sia effettivamente giusto pensare alla pensione. Quando hai vent’anni, devi pensare a studiare, a formarti per entrare nel mondo del lavoro. Quando ne hai trenta potrebbe essere più difficile del previsto entrarci perché qualcuno ti considera già vecchio (a 40 anni dall’età della pensione, senza tra l’altro avere idea di quale sia esattamente, la pensione, ma anche l’età utile). Per le donne c’è, o può esserci, un problema in più, quello di un’eventuale gravidanza. Insomma, “sei in età da figli. E se ti assumo e poi mi stai a casa un anno?”. E se non ti assumono, non lavori. E se non lavori, non versi i contributi, quindi non hai (non avrai) una pensione. Quindi, è inutile che ci pensi, no? Nel frattempo, le regole per poterci andare, in pensione, cambiano continuamente. In Italia un ruolo decisivo lo ha avuto pochi anni fa proprio la riforma Fornero, ma in generale è l’Europa a stabilire le regole alle quali gli Stati membri sono tenuti ad adeguarsi.

Andare in pensione: a 30 anni non bisogna pensarci, a 40 è troppo tardi

A quarant’anni inizia ad essere un po’ tardi per pensare alla pensione. Parallelamente però, è ancora presto. E’ tardi per fare un programma di vita, è presto per capire a quale assegno pensionistico si andrà incontro. Ormai, se sei stato fortunato, hai dai 10 ai 20 anni di lavoro. Però, devi essere stato fortunato, appunto. E soprattutto, per arrivare alla pensione dovrai esserlo ancora, e per molti (più) anni. Potresti infatti perdere il lavoro a 45, o più in là, o poco prima. E poi campa cavallo che lo ritrovi. Prima o poi la ruota gira e un impiego probabilmente arriva, ma magari nel frattempo hai perso 2-3-5 anni di contributi,magari lo stipendio è inferiore a quello di prima e via dicendo. Anche in quel caso è inutile pensare alla pensione. Anche ammesso di arrivarci, stiamo comunque parlando di un futuro ancora più lontano. E per niente roseo.

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Passiamo ai 50enni. Se hai o hai avuto tra i 50 ed i 60 anni negli ultimi anni, forse della pensione non ci hai capito molto. E di certo la colpa non è tua. In Italia siamo infatti passati dal mandare in pensione gente di 50-55 anni ancora nel pieno del proprio splendore lavorativo allo spostare continuamente più in là l’età del pensionamento. In pratica, un buon numero di chi ha o ha avuto 50 anni nelle ultime decadi, ha continuamente pensato alla pensione, o meglio ha pensato di poterci finalmente andare, salvo poi vedersi continuamente spostata la data della messa a riposo. In questi casi pensarci è stato più controproducente che altro. E questo dando per scontata la possibilità di continuare a lavorare, ovvero di essere sempre e comunque titolari di un posto di lavoro. Se teniamo conto che chi oggi ha più di 50 o 60 anni ha iniziato a lavorare a 20 o anche prima, magari a 16, è facile comprendere come, per te, che adesso di anni ne hai 56-57 e hai già alle spalle oltre 40 anni di lavoro, il poter andare in pensione possa essere un’idea non proprio da accantonare. Tu, il tuo dovere l’hai fatto, altroché se l’hai fatto. Il perdurante procrastinarsi dell’età utile a smettere di lavorare insomma, non è che sia cosa troppo gradita. Alla pensione forse ci pensi, ma nel caso ci puoi solo pensare e continuare a lavorare.

In un futuro lontano lontano…

In futuro, bisognerà anche tener conto del fatto che, un po’ a causa delle crisi cicliche, un po’ a causa dell’aumento dell’istruzione (nonché del tempo necessario ad istruirsi ovviamente), un altro po’ a causa dei forti cambiamenti delle abitudini sociali rispetto al passato (si abbandona l’abitazione della famiglia di origine molto più tardi, ad esempio), i 50enni saranno molto più lontani dall’andare in pensione rispetto a quanto lo sono gli attuali coetanei, e rispetto a quanto lo erano quelli delle generazioni precedenti. Quindi, da un certo punto di vista, è pur vero come ha sostenuto Elsa Fornero, che un 30enne di adesso non ha motivo di pensare ad andare in pensione, ma allora lo stesso discorso può valere per i prossimi 40-50enni, e pure per quelli attuali, per i motivi di cui sopra (l’allungamento dell’età pensionabile). Un’altra cosa: se i giovani (e non solo loro) pensano a trovare lavoro, lo fanno anche per, pur in un futuro molto molto lontano, sperare di avere una pensione quando giovani non lo saranno più e avranno lavorato così tanto (sempre fortuna permettendo), da convincersi a ragione di meritare l’uscita definitiva dal lavoro e la conseguente entrata nell’agognato regime pensionistico.



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