L’ex ministro: “Se restiamo nell’euro disoccupazione al 20%”

In un’intervista al tedesco Focus, L’ex ministro dell’Industria Paolo Savona ha spiegato che, partendo dal quadro attuale, per l’Italia ci sono due strade. La prima è rimanere nell’euro, ma in questo caso il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 20% (ora è all’11,7). La seconda è quella di uscire dalla moneta unica europea e sopportare un’inflazione del 20%. Tra le due, ha detto Savona, preferisco la “seconda variante” (ipotizzando quindi un’uscita dall’euro). La terza strada è quella che dovrebbe percorrere l’Europa, cambiando le sue politiche. Se ciò non avvenisse, rimangono i due casi di cui sopra.


Savona è stato ministro ai tempi del governi Ciampi (negli anni 90) e non è la prima volta che ventila l’ipotesi di traghettare l’Italia fuori dall’euro.  Nel maggio dello scorso anno lo studioso, intervistato da Dagospia ,spiegava che “premesso che abbiamo già pagato un costo elevato per stare nell'euro, se uscissimo oggi dovremmo sopportarne un altro (…)Il cambio potrebbe scivolare all'equivalente di 0,80 del rapporto euro/dollaro e l'inflazione tornerebbe ai livelli degli anni '70 e '90, nell'ordine del 18-20%. Il vantaggio – continuava – sarebbe che riprenderemmo il controllo della quantità di moneta, dei tassi dell'interesse e del rapporto di cambio, ossia di alcune tra le variabili strategiche per governare l'economia e responsabilizzare gli elettori”. Dichiarazioni in parte analoghe a quelle rilasciate ieri alla testata tedesca.

La questione “uscita dall’euro” è molto dibattuta  ed è anche uno dei cavalli di battaglia del Movimento Cinque Stelle (con il quale Paolo Savona nulla c’entra). Secondo i cosiddetti  “grillini”, recenti vincitori morali delle elezioni, a decidere la permanenza o meno nella moneta unica dovrebbero essere i cittadini, attraverso un referendum senza quorum. L’argomento in realtà fa paura a molti, a causa di un possibile “disastro” economico conseguente all’uscita dall’euro. Certo è che, le voci che non escludono l’ipotesi di non servirsi più della moneta unica stanno iniziando a farsi sentire in modo concreto, stimolando più di una riflessione in merito.




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