Jobs Act: e le Partite Iva?

Insorgono i freelancer e i possessori di Partite Iva. Alla luce delle riforme introdotte dal Jobs Act del nuovo governo e dei mille euro annui promessi a lavoratori dipendenti e assimilati, i lavoratori autonomi e i non garantiti sembrano essere rimasti esclusi, tanto da lanciare parallelamente una loro iniziativa, che ha preso il nome di Another Act (letteralmente “Un altro atto”, o anche, in questo caso, “un’altra legge”).


Non solo liberi professionisti con una lunga esperienza alle spalle: il popolo delle Partite Iva si compone migliaia di giovani, ma non solo uomini e donne che, per fronteggiare la crisi economica e la scarsità di lavoro a tempo indeterminato, si sono rimboccati le maniche e hanno scommesso su se stessi e sulle proprie capacità. I lavoratori del presente (e del futuro) che contribuiscono ogni giorno alla crescita e allo sviluppo dell’economia del Paese. Una percentuale considerevole e non marginale della popolazione, che però sembra essere rimasta esclusa dall’ultimo decreto lavoro. Quest’ultimo infatti, spiegano le parti in causa, non prevede alcun accenno ad eventuali tutele per chi lavora come indipendente

Un punto delicato e fondamentale da gestire riguarda inoltre l’intermittenza del reddito: chi lavora con Partita Iva non ha uno stipendio assicurato e oscilla tra periodi con reddito variabile ed altri senza alcuna entrata o quasi. Basti pensare alla totale assenza di tutele e diritti: malattia o ferie, ammortizzatori sociali o assicurazioni. Prevedere un minimo garantito ad esempio sarebbe un ottima soluzione per evitare di farsi sfruttare, non cedendo ad eventuali lavori sottopagati.

Un’altra riflessione da fare probabilmente è questa: il peso che incombe sui possessori di Partita Iva è da sempre la presunzione di evasione. Ma aldilà del fatto che ogni processo alle intenzioni generalizzato è in modo assoluto fuori luogo, c’è un dato oggettivo che vede molte delle attuali collaborazioni freelance realizzarsi con imprese e pubblica amministrazione, quindi “tracciabili” e interamente fatturate.

Si auspica che venga realizzato nel breve periodo qualche provvedimento atto a ridare un po’ di energia e di motivazione a tutti i freelancer che lavorano duro dall’alba al tramonto e che di questo vorrebbero tornare a essere orgogliosi e non derisi da chi pensa di essersi “sistemato”. Aprire una posizione iva non è un male di per sé, anzi: lo può diventare però se tale posizione è “finta” e quindi maschera un lavoro da dipendente (senza ovviamente le relative garanzie) o se non si è ben consapevoli di ciò a cui si sta andando incontro.

E oggi invece, dire che si è possessori di Partita Iva sembra quasi suscitare commiserazione e a volte tenerezza nei confronti dei tanti grafici, traduttori, professionisti del web e creativi, che non aspettano di trovare la loro strada a casa dei genitori ma hanno intrapreso un cammino autonomo per la propria realizzazione.



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