Jobs Act: cos’è e quali sono i punti fondamentali

Scopriamo le novità rispetto alle normative precedentemente in vigore e i punti principali del Jobs Act, con particolare attenzione agli aspetti che riguardano i lavoratori.

Nella guida che segue parleremo del cosiddetto Jobs Act, cioè della riforma del lavoro introdotta a partire dalla legge n°183/2014. Scopriamone le novità rispetto alle normative precedentemente in vigore e i punti principali, con particolare attenzione agli aspetti che riguardano direttamente i lavoratori.


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Jobs Act: novità rispetto alle precedenti riforme

La principale novità di questo provvedimento rispetto alle leggi sul lavoro precedenti riguarda l’introduzione del contratto a tutele crescenti. Questa tipologia di contratto, nell’intenzione del legislatore, vorrebbe privilegiare i contratti a tempo indeterminato rispetto alle altre forme di assunzione, in primis i contratti a tempo determinato.

La principale novità di questa nuova tipologia di contratto è costituita dalle sanzioni previste in caso di licenziamento illegittimo di un lavoratore dipendente. In questo caso infatti, seppure previsto, il reintegro del lavoratore nella medesima posizione occupata in precedenza al licenziamento diventa marginale rispetto ad altre modalità di risoluzione della controversia. Infatti con la nuova riforma del lavoro viene data priorità ai risarcimenti nei confronti dei lavoratori licenziati. L’importo dell’indennizzo viene calcolato in base agli anni di anzianità della lavoratrice o del lavoratore, con importi proporzionalmente crescenti all’anzianità di servizio. Nello specifico l’indennizzo prevede due casi:

  • Per le aziende con un numero di dipendenti superiori ai 15 il pagamento di due mensilità per ogni anno di lavoro precedentemente svolto presso lo stesso datore di lavoro, con un riconoscimento minimo di quattro retribuzioni, fino ad un massimo di 24.
  • Per le aziende con numero di dipendenti pari o inferiori a 15 è prevista una mensilità di indennizzo per ogni anno, fino ad un massimo di dodici.

Collaboratori a progetto e co.co.co.

Con la nuova riforma è stata limitata la possibilità di ricorso alla collaborazione coordinata continuativa (i cosiddetti contratti co.co.co). Infatti, nel caso in cui il rapporto di committenza preveda tempi e luoghi di svolgimento del lavoro determinati dal committente, il contratto assume le caratteristiche di un contratto di lavoro dipendente e come tale deve quindi essere regolato. Questo specifico aspetto è volto a diminuire il ricorso a contratti di collaborazione volti a mascherare rapporti di lavoro dipendente, soprattutto per quanto concerne le cosiddette “finte partite IVA”.

Il Jobs Act ha inoltre abolito la forma del contratto a progetto così come precedentemente inteso, sempre ai fini di ridurre il ricorso non corretto a questo tipo di rapporto di lavoro. Tuttavia continua la possibilità di stipulare collaborazioni con professionisti tramite partita IVA, per le quali è prevista l’impossibilità di operare per un unico committente pena la necessità di convertire la collaborazione in un effettivo contratto di lavoro dipendente o assimilabile.

Lavoratori dipendenti

Oltre alle modalità di risarcimento in caso di licenziamento senza giusta causa, la nuova riforma del lavoro prevede anche per il 2018 la possibilità di modificare le mansioni assegnate al lavoratore, in vista di una maggiore organizzazione aziendale. Per i dipendenti ciò si traduce in una concreta possibilità di demansionamento o di spostamento presso altre unità produttive, reparti o sedi di lavoro. Tuttavia nel caso in cui il cambio di mansione sia ritenuto punitivo è possibile un ricorso al giudice del lavoro che dovrà innanzitutto accertare l’appartenenza della mansione al medesimo livello. Ne consegue ad esempio che un quadro aziendale non potrà essere demansionato a un livello produttivo. In caso di ricorso al giudice per questa motivazione e di riconoscimento dell’effettiva presenza dello stesso, il datore di lavoro è tenuto al reintegro del lavoratore nella mansione precedentemente svolta o in una analoga per ruolo e posizione.

Una ulteriore novità in merito alla regolazione del rapporto di lavoro dipendente è data dalla maggiore possibilità per il datore di lavoro di controllare spostamenti e svolgimento del lavoro a distanza del lavoratore stesso. Pur restando ferma l’impossibilità di violazione della tutela della privacy dei lavoratori dipendenti, è stata introdotta la possibilità di verificare ad esempio la collocazione di un lavoratore che opera fuori sede tramite il controllo del veicolo aziendale o di dispositivi portatili ad esso in dotazione, compresi i telefoni cellulari o altri dispositivi mobili. Tuttavia rimane il divieto di controllo del lavoratore senza una comunicazione preventiva sulle modalità di raccolta e di trattamento dei dati personali dello stesso.

Il Jobs Act prevede espressamente anche la possibilità dello smartworking, cioè del lavoro svolto a distanza rispetto alla sede di lavoro principale. Anche in questo caso è prevista la possibilità di controllo da parte del datore di lavoro, che tuttavia, come per quanto espresso in precedenza, non potrà ledere la privacy del dipendente o del collaboratore. Inoltre la possibilità dello smartworking deve essere chiaramente regolata nelle modalità di svolgimento, in modo da non interferire in alcun modo con la vita privata del lavoratore. Questo significa ad esempio che anche nel caso di lavoro in remoto il lavoratore dovrà essere reperibile solo negli orari prestabiliti.

Lavoratori autonomi e congedi parentali

La nuova riforma del lavoro ha introdotto inoltre novità anche per i lavoratori autonomi. Per quanto riguarda le lavoratrici è stata maggiormente estesa la tutela della maternità anche alle autonome, che potranno usufruirne anche in caso di mancato versamento dei contributi previsti per la gestione separata INPS.

In merito ai congedi di maternità, maggiore possibilità di fruizione è stata stabilita anche per coloro che adottano un bambino e ne diventano genitori affidatari. Anche in questi casi è infatti prevista la richiesta dei permessi parentali, che dovranno essere concessi a prescindere dall’età del minore adottato. Anche in questi casi i lavoratori avranno diritto alla richiesta di esclusione dalla turnazione notturna.

Per approfondimenti e novità in merito alla legge, invitiamo a consultare la pagina dedicata sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dove è possibile leggere e scaricare anche tutti i decreti legislativi inerenti le politiche del lavoro.




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