Jobs Act, Cnai scettico sulle proposte di Renzi

In una lunga riflessione elaborata al suo interno e diffusa a mezzo stampa, il Cnai – Coordinamento nazionale associazioni imprenditori – ha formulato una discreta serie di dubbi in merito all’efficacia del Jobs Act formulato dal segretario Pd Matteo Renzi, una proposta di riforma del lavoro che passa anche (e soprattutto) mediante la predisposizione di un “contratto unico”.


È proprio l’eliminazione di tutti i contratti attualmente esistenti nel panorama giuslavorista italiano, per far spazio ad un unico rapporto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti (che si consolidano, cioè, con il passare degli anni) ad aprire i maggiori spunti di riflessione di scetticismo. Eliminare tutti i contratti esistenti, afferma infatti il Cnai, non solo non punterebbe con convinzione al futuro, ma sarebbe un brusco ritorno al passato: pur ammettendo l’esistenza di alcune forme contrattuali che andrebbero eliminate, infatti, la sostituzione di diverse altre strutture contrattuali rischierebbe di vanificare i propositi positivi che erano stati posti alla base della loro nascita (il riferimento del Coordinamento è, piuttosto chiaramente, all’esigenza di introdurre un giovane nel mondo del lavoro attraverso l’apprendistato).

Il vero problema del mondo del lavoro italiano, per quanto attiene l’utilizzo delle forme contrattuali – prosegue ancora il Cnai – sarebbe principalmente l’abuso di alcuni modelli contrattuali, sorti con finalità nobili, ma pragmaticamente utilizzati per creare posizioni distorte e squilibri: di qui la necessità, secondo il Coordinamento, di effettuare delle verifiche sull’effettiva efficacia dei modelli in essere, con un iter che non dovrebbe tuttavia, in qualità di sbocco obbligato, la nascita del contratto unico a tempo indeterminato.

Le critiche del Cnai non si fermano tuttavia al solo modello contrattuale unico. A finire nel mirino del Coordinamento nazionale è anche l’istituzione dell’assegno universale per chi perde il posto di lavoro, un sussidio permanente che verrebbe esteso anche nei confronti di coloro che oggi non ne avrebbero diritto, in cambio della necessaria frequenza di un corso di formazione professionale, e l’obbligo di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro. In merito, i dubbi del Cnai sono soprattutto relativi all’onerosità di un simile approccio, con l’auspicio – si legge nelle dichiarazioni rese alla stampa – che si tratti di un sussidio e non di un “vitalizio”.



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