IVA al 22% già ad ottobre?

Una nuova batosta per consumi ed occupazione: le associazioni di categoria, almeno la maggior parte, sono concordi nel bocciare l’eventuale aumento dell’Iva dal 21% al 22% che, se il governo non interverrà, scatterà dal prossimo 1° ottobre.


Calo dei consumi

Secondo la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), la nuova tassa “avrebbe conseguenze drammatiche, toccando la maggioranza delle voci del bilancio familiare, dall’abbigliamento al pieno di benzina, dal vino agli elettrodomestici per la casa, dal computer alle parcelle dei liberi professionisti”. Solo per il settore alimentare la Cia stima un calo dei consumi dell’1,5% entro fine anno.

Ancora più dura la presa di posizione di federconsumatori: “In una fase come quella che il Paese sta attraversando aumentare l’IVA è un’operazione demenziale, una vera e propria operazione suicida”- dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio lannutti. L’associazione fa notare in una nota che l’eventuale aumento andrebbe ripercuotersi sulle famiglie (con un aggravio di 207 euro annui) su imprese e professionisti (che dovranno fronteggiare un generale aumento dei costi) e perfino sullo Stato (“a causa dell’ulteriore spinta verso la contrazione dei consumi e l’aumento delle prestazioni in nero”).

Confocommercio inoltre sottolinea che l’aumento dell’Iva si tradurrebbe in un ulteriore calo dei consumi dello 0,1%, un calo che senza interventi è già stimato del 2,4% per il 2013 dopo il -4,3% già registrato nel 2012.

Ripercussioni sull’occupazione

L’aumento dell’1% dell’aliquota potrebbe avere effetti negativi indiretti anche sull’occupazione. La Cia sottolinea che 25mila imprese del settore alimentare rischiano la chiusura ricordando che già nel primo semestre del 2013 le vendite nei supermercati sono calate del 2% e quelle nei negozi di quartiere del 4,1%.

Una preoccupazione condivisa da Confcommercio secondo cui un ulteriore contrazione della domanda interna porterebbe alla chiusure di molte imprese del settore del commercio. Confcommercio va anche oltre e stima una perdita di 10mila posti di lavoro.

Anche Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre, ha sottolineato che con l’aumento dell’Iva porterebbe con sé una nuova fase recessiva che “comporterà un aumento delle chiusure aziendali e la crescita del numero dei senza lavoro”.

Bortolussi ha recentemente proposto di evitare l’aumento dell’imposta sbloccando ulteriormente i pagamenti della P.A. alle imprese: “Se la Pa ne erogasse immediatamente altri 7- ha dichiarato Bortolussi riferendosi ai miliardi che la Pa deve alle imprese- potremmo incassare un ulteriore miliardo di euro di Iva entro la fine di quest’anno che ci garantirebbe la copertura economica per finanziare il mancato aumento dell’imposta. L’ulteriore sblocco del pagamento, così come riportato nelle relazioni tecniche al decreto, non comporterebbe nessun problema ai nostri conti pubblici , visto che inciderebbe solo sul debito e non sul deficit”.

Ricordiamo ce la CGIA ha evidenziato come con il suo 21% l’Italia ha già il primato dell’aliquota più elevata insieme a Belgio, Spagna ed Olanda e che dunque un ulteriore aumento porterebbe il nostro Paese al vertice di questa poco lusinghiera classifica conferendoci- come ha detto la CGIA- “la palma dei più tartassati”.




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