Italexit: quello che succederebbe con l’uscita dell’Italia dall’euro

Italexit, possibili scenari legati all'uscita dell'Italia dall'euro. Vantaggi o svantaggi? Tortuga ha condotto uno studio sui possibili scenari che si presenterebbero nel nostro Paese.

Cosa succederebbe se l’Italia uscisse dall’euro? Diverse le conseguenze legate ad una ipotetica uscita dell’Italia dall’euro, non del tutto positive.


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Italexit, un’Italia fuori dall’euro

L’euro non è amato da tutti, basti pensare a quanti nel nostro Paese hanno nostalgia delle care vecchie lire. Il termine Italexit è quello che nel gergo comune indica lo scenario legato all’ipotetica uscita dell’Italia dall’euro. Anche se M5s e Lega, hanno affermato che non è prevista nel contratto di Governo l’uscita dell’Italia dall’euro, è comunque un argomento che spesso viene fuori nel dibattito politico ed economico. Uscire dall’euro è cosa possibile, ma non senza ripercussioni negative per la nostra economia (e non solo per quella). Tortuga, ossia un think tank di studenti nato nel 2015  alla Bocconi di Milano, hanno analizzato i possibili scenari legati all’uscita dell’Italia dall’euro. La ricerca condotta prende il nome di “Scenari di un Italia senza Euro: il post-Italexit” sarà presentata oggi nell’ateneo lombardo.

Italexit: gli scenari

Tortuga, ha condotto una ricerca finalizzata ad analizzare i possibili scenari, legati all’uscita dell’Italia dall’euro. Lo studio, presentato oggi a Milano, esamina scenari di medio-lungo termine per quanto riguarda la nostra economia, nel caso di un abbandono dell’euro. Il tutto in base a 5 fattori presi in considerazione: la bilancia commerciale, l’occupazione, i conti pubblici, le disuguaglianze ed il welfare. Studio che ha messo in evidenza diversi fattori interessanti. Vediamo in sintesi i risultati.

La bilancia commerciale

Secondo gli avversari dell’euro, il ritorno alla lira sarebbe propizio all’Italia, stimolando le esportazione, grazie alla “svalutazione competitiva”. Con la svalutazione competitiva, il valore della moneta nazionale scende, di conseguenza i prodotti italiani sarebbero più vantaggiosi in quanto costerebbero meno. Questo andrebbe ad aumentare le esportazioni del made in Italy. Dall’altra parte, le importazioni costano di più (per effetto contrario). In teoria si avranno più esportazioni che importazioni. Questo nella teoria, perché in pratica non sarebbe proprio così nel nostro caso. Il concetto di svalutazione competitiva non funzionerebbe in un’economia globalizzata. In questo caso, la svalutazione della “nuova lira”, si avrebbe sì l’aumento della domanda dei beni finiti, ma allo stesso tempo le importazioni che l’Italia si troverà a sostenere non caleranno, ma aumenterà solo il costo per importare prodotti, spesso necessari per la realizzazione del Made in Italy.

L’occupazione

La tesi di base, per quanto riguarda l’occupazione, è che solamente la sovranità monetaria può portare ad una piena occupazione. Con un aumento della domanda dei beni italiani, si avrebbe lo stato di piena occupazione. L’analisi di Tortuga dimostra il contrario. Di fatti, la sovranità monetaria non ha sempre portato vantaggi sul piano dell’occupazione e non sempre ha portato benefici ai lavoratori stessi. Se da un lato è vero che l’aumento della domanda dei beni italiani, porterebbe vantaggi all’occupazione, dall’altra è anche vero che l’aumento delle esportazioni potrebbe portare con se l’aumento dei prezzi. C’è anche da mettere in conto un eventuale crisi bancaria legata all’uscita dall’euro. Il calo del Pil porterebbe inevitabilmente al calo dell’occupazione.

I conti pubblici

Non andrà meglio nel caso in cui parliamo di conti pubblici. L’uscita dall’euro e la presenza di una nuova moneta nazionale svalutata, andrebbe a colpire i creditori, i quali saranno destinati a ricevere il denaro prestato, attraverso una moneta svalutata che vale molto meno. Dunque, lo Stato italiano si troverebbe nella condizione di dover acquistare euro, per poter ripagare i debiti ai creditori, che non vogliono essere risarciti con monete svalutate. Tale investimento, potrebbe anche far aumentare notevolmente il debito pubblico oltre che lo scetticismo sui prestiti rivolti all’Italia. Inoltre, la svalutazione della moneta, da sempre è stata accompagnata dall’aumento dei prezzi. Tortuga prevede un inflazione pari a +7.5%

Le disuguaglianze

Uscire dall’euro significherebbe aumentare le differenze sociali. Infatti, la svalutazione con relativa inflazione, andrebbe a colpire determinati tipi di reddito: redditi da lavoro dipendente, redditi da lavoro autonomo, pensioni, redditi da capitale. Saranno soprattutto i ceti sociali più bassi ad essere colpiti dall’inflazione, andando così ad accentuare le differenze sociali già oggi presenti. I pochi benefici legati alla svalutazione competitiva, andrebbero alla già fiorente Nord Italia. Infatti, la maggior parte delle esportazioni si concentra nel Centro-Nord Italia (con l’88,1% delle esportazioni nazionali), il Sud esporta soltanto il 10,5 %.  Dunque il Nord si arricchirebbe ancora di più, mentre in Sud si vedrà ancora di più in difficoltà.

Il welfare

Uscire dall’euro, per molti significa sottrarsi alle imposizioni dettate dall’Unione Europea, avendo più libertà in campo. Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica. Dire addio alla moneta unica, sicuramente significa allentare i vincoli con l’Ue, ma l’Italia si troverebbe comunque ad attingere a capitali provenienti da mercati finanziari. Ciò significa, che per soddisfare i requisiti richiesti dagli investitori internazionali, il Governo italiano potrebbe trovarsi costretto ad aumentare le misure di austerity, che sono state precedentemente contestate all’establishment europeo. Se non si agisce in questo modo, lo scetticismo dei mercati potrebbe portare diverse difficoltà nel rifinanziamento del debito, con conseguente aumento dei tassi di interesse ed erosione del valore delle obbligazioni.




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