Istat: Pil cala ancora, quasi 7 milioni di persone in difficoltà economiche

Sono aumentate di 2,5 milioni in un solo anno. Praticamente quasi due volte l’intera popolazione residente a Milano. Sono le persone che soffrono di “grave deprivazione”, in tutto 6,7 milioni secondo l’Istat. Il 2012 è stato un anno nerissimo, durante il quale il Pil è sceso di 2,4%. La corsa al ribasso è proseguita anche nel 2013, già adesso è stato infatti acquisito un calo dell’1%. Ma i dati che indicano il numero delle persone in difficoltà si riferiscono al biennio precedente, 2010-2011. Il tasso è passato dal 6,9% al 11,1%. Un salto davvero ben poco trascurabile. Gli individui rientranti nella percentuale sono quelli che “soffrono” di almeno 4 indicatori su 9, attestanti la “grave deprivazione”.


I dati Istat, fondamentali per capire l’andamento dell’economia reale del Paese, non hanno però riservato sorprese. Le ragioni delle difficoltà italiane sono ormai ben note, ma sono anche concatenate tra loro. La crisi perdurante e la disoccupazione permanentemente in aumento, il calo dei consumi, e quindi della domanda e della produzione industriale, che si riflette inevitabilmente anche sull’occupazione. Va detto poi che la situazione politica non ha aiutato: l’improvvisa “scomparsa” della fiducia al governo Monti e le conseguenti elezioni nel giro di pochi mesi non hanno certo favorito una ripresa che, con tutta probabilità, avrebbe comunque tardato ad arrivare.

Come se non bastasse, ci si è messo anche il risultato elettorale a generare incertezza. Il cosiddetto “stallo della politica”, espressione molto utilizzata dai grandi network di comunicazione, ha causato diffidenza sui mercati, uno spread altalenante ed il recente taglio del rating da parte dell’agenzia Fitch, che ha motivato il suo giudizio proprio tirando in ballo l’apparentemente irrisolvibile questione post elettorale. In questo panorama non certo roseo, una piccola ventata di positività è venuta dall’Ocse che ha ipotizzato una ripartenza dell’Eurozona nel breve termine. Ripartenza che però forse non riguarderà l’Italia, per la quale l’Ocse si è limitata a prevedere la fine del peggioramento delle sue condizioni.




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