Istat, ecco i Neet: non lavorano e non studiano

In crescita il fenomeno dei Neet, dei giovani tra 15 e 24 anni che non vanno più a scuola e non lavorano. Italia seconda dopo la Grecia

Si sta diffondendo in Italia da poco tempo questa nuova parola: Neet, ossia un giovane che non studia più ma che non lavora, e a volte non è nemmeno pienamente in cerca di un’occupazione. Stando agli ultimi dati Istat, è una parola che avremo motivo di sentire ancora, e sempre più spesso. Il fenomeno è in vorticoso aumento nonostante la crisi che porta il tasso di famiglie in stato di indigenza al 23,4%. Questione di mentalità, dunque? Come mai il motto “in questa casa o si lavora o si studia” non sembra più riguardare la vita quotidiana della maggioranza dei giovani? Unica certezza in questa situazione, il fatto che delimitare un concetto o una realtà visibile con il conio di una parola che ne definisca in breve tutti i tratti dà sicurezza, fa apparire un fenomeno meno lontano dalla portata e più gestibile. Come quello dei Neet, acronimo di “Not (engaged) in Education, Employment or Training”.


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Istat, ecco i Neet: non lavorano e non studiano

Da osservare, onde evitare analisi superficiali del fenomeno, che l’occupazione dei giovani e dei giovanissimi è spesso caratterizzata, in Italia e anche in altri Paesi con un più basso indice di disoccupazione, dai cosiddetti “lavoretti”, di poche ore giornaliere e mal pagati, che spesso non sono regolarizzati da contratto per non far assottigliare ulteriormente il piccolo guadagno portato a casa, a volte faticosamente. Non rientrano, insomma, nei dati della ricerca Istat, i lavori “in nero” a cui, per furbizia o per costrizione, una certa parte dei lavoratori, in specie giovanissimi, oggi usa piegarsi.

Per gli economisti che stilano statistiche accreditate, Neet è il codice con cui viene indicato il ragazzo in età dai 15 ai 24 anni che non lavora e non è iscritto a nessun corso regolare di studi. In Italia sono il 40%. Se prendiamo invece in considerazione la fetta di giovani che va dai 15 ai 29 anni, ossia i neet ma anche i neet un po’ più cresciuti, il tasso scende: 26% sul totale dei giovani italiani, contro un 8,7% della Germania e un 13,8% della Francia. La situazione italiana è migliore soltanto di quella della Grecia, che promette ripresa con il nuovo governo ma attualmente ha all’attivo un 28,9% di giovani disoccupati dai 15 ai 19 anni che non stanno neppure studiando.



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