Istat: consumi in forte calo. Mai così dagli anni 90

Il rapporto annuale dell’Istat per il 2012 ha dipinto una situazione decisamente poco incoraggiante per il Bel Paese. I consumi degli italiani, sono crollati, drasticamente ed inesorabilmente. I dati che attestano la situazione vigente nello scorso anno sono inequivocabili. Meno 4,3% sulle quantità di beni e servizi acquistati. La riduzione più pesante dall’inizio degli anni 90. I motivi, come sempre in questi casi, sono molteplici, ma un ruolo fondamentale, secondo l’Istat, lo ha giocato “l’inasprimento fiscale”, assieme alla riduzione del “reddito d’attività imprenditoriale” . E così gli italiani hanno tagliato sulla casa, magari non sempre volontariamente, deprimendo inevitabilmente il mercato di settore. Compravendite al meno 22,6%, e abbassamento sostanziale del valore degli immobili.


Se può in parte aver pesato l’Imu, va detto che, per quanto riguarda la crisi del mercato immobiliare (che coinvolge anche quello edile), un fattore fondamentale è quello che riguarda le forti difficoltà nell'accendere un mutuo. Le banche infatti, anche loro colpite dalla recessione, chiedono garanzie superiori a quelle richieste precedentemente. Garanzie che, in una condizione di forte e diffusa instabilità lavorativa è spesso impossibile poter dare. Il risultato è che, l'anno scorso i mutui sono stati pochi e di conseguenza l’economia di settore non ha “girato”, generando un ulteriore problema legato al possibile aumento della disoccupazione, già molto alta anche attualmente e che secondo il ministro del Lavoro Giovannini non calerà nemmeno nel 2014, nonostante i segnali di ripresa economica, che comunque ci saranno.

Oltre che sul mattone, gli italiani hanno ridotto nel 2012 anche e soprattutto le spese per i viaggi, ma anche il mercato dell'auto, se si omette il mese di aprile che ha visto un piccolo recupero, non si può dire se la passi bene. Ed infatti entrambi i settori, quello del turismo e quello dell’automobile, hanno vissuto e tutt'ora vivono un periodo per nulla florido. Ma tant’è, se i soldi sono pochi e bastano (quando bastano) solo per arrivare a fine mese, è impensabile cambiare l’auto o progettare una vacanza. E che sia low cost o meno, diventa, di fatto, irrilevante. Inoltre, sull’auto, pesa anche il quasi continuo caro carburanti, che solo ultimamente sembra aver invertito una lunga tendenza al rialzo, stante le endemiche fluttuazioni. E che un continuo aumento sia causato dall’innalzarsi delle accise, dall’andamento del prezzo del petrolio o da altre ragioni più o meno note, il risultato è comunque sempre lo stesso: se il prezzo al consumo cresce, stante una capacità di spesa che rimane (almeno) stabile di un’ipotetica famiglia X, la quantità acquistata di quel bene necessariamente si riduce, causando una diminuzione, per così dire, forzata, dei consumi.




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