Inventarsi un lavoro: cinque domande che devi farti e qualche consiglio

Inventarsi un lavoro: cinque domande che devi porti prima di buttarti nel mondo dell'imprenditoria. Ecco una mini guida con consigli utili da seguire.

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Hai deciso di cambiare lavoro? Sei rimasto senza e pensi che creartene uno dal nulla sia la soluzione migliore? In entrambi i casi la tua scelta potrebbe essere la più azzeccata. Però, inventarsi un lavoro non è impresa da due soldi, devi rifletterci molto bene. Ci sono almeno cinque domande che devi porti prima di buttarti a capofitto in un’avventura che potrebbe darti grandi soddisfazioni, ma anche un sacco di problemi.


1) Ne ho davvero bisogno? So cosa rischio?
Caso A. Hai un lavoro, magari è anche un posto sicuro. Però ti sta stretto. Tu crei, inventi, hai mille idee al secondo, ma la tua attuale mansione da dipendente non ti permette di esprimere tutto il tuo potenziale. Nel lungo periodo la cosa può diventare così frustrante da spingerti a prendere decisioni clamorose, come quella di mollare tutto e avviare un’attività in proprio,una nuova magari, che ancora nessuno ha pensato. Brava/o, ma ne hai davvero bisogno? E soprattutto, hai valutato in modo obiettivo quali sono i rischi? Hai tenuto presente che sei una fonte di reddito della tua famiglia? Vale la pena di rischiare e di mettere in una situazione d’incertezza chi ti sta vicino? Ne hai parlato con loro? Sono d’accordo? E anche se lo sono, sei davvero pronta/o a prenderti una tale responsabilità? Se la tua risposta è un sì non traviato da “quella voglia matta di provarci”, e se c’è la disponibilità anche di chi inevitabilmente verrà coinvolto nell’avventura che stai pensando d’intraprendere, allora è il caso di pensare seriamente di provare a cambiare vita.

Caso B. Non hai più vent’anni e magari ne hai più del doppio. E il lavoro lo hai appena perso. Ritrovarlo, alla tua età, in Italia, non è certo impresa da nulla, chiunque tu sia e qualunque esperienza tu abbia. La speranza è l’ultima a morire, ma decidi giustamente di non rimanere passiva/o. Nel Bel Paese da qualche anno, proprio a seguito della crisi, si è sviluppato (e continua incessantemente a farlo) un inarrestabile movimento. E’ quello degli startupper, che non sono solo giovani intraprendenti con un sogno nel cassetto. Tanti hanno la tua età, altri sono anche più maturi di te e le cose non gli vanno male. “Se lo han fatto loro, posso farlo anche io” ti viene da pensare. Niente di più vero, ma tieni sempre ben presente quel “posso”. Vuol dire due cose. Uno: non “devi”, ma “puoi”. Quella è una soluzione, non l’unica, non nel momento in cui lo stai pensando tu. Aprire un’impresa, che tu abbia già avuto una simile esperienza o meno, non è un gioco. Non farti prendere dall’ansia. Pensa, valuta, analizza, rifletti e solo dopo, se è il caso, agisci. Due: “posso farlo anche io”. Verissimo, ma poter fare qualcosa, non significa necessariamente riuscire a farlo con successo. Potresti fallire, per colpa tua, oppure no. In ogni caso, come devi evitare di farti prendere dall’ansia, evita anche di farti sopraffare dall’entusiasmo. Spesso porta a valutazioni superficiali ed a grossolani errori che non ti puoi permettere. Ci vuole molta, molta oggettività e mi raccomando, prendi ogni tua decisione a mente fredda.

2) Sono sicura/o di saper fare l’imprenditore?
Inventarsi un lavoro non è un gioco da ragazzi, tantomeno lo è aprire un’impresa, come già accennato. Una volta partiti, si entra in un universo molto complesso ed articolato, quello dell’imprenditoria. Che non vuol dire solo lavorare. Soprattutto nel mondo contemporaneo, bisogna possedere un’enorme versatilità, capacità di prevedere e prevenire i problemi, bisogna poi sapersi fare pubblicità, saper organizzare e mettere in campo una buona strategia di marketing. E mille altre cose, tra le quali anche avere un certo pelo sullo stomaco. Ce la farai?

Potresti trovarti, ad esempio, ad avere a che fare continuativamente con persone che ti stanno antipatiche e che magari giudichi perfide e addirittura disoneste. Tra di loro potrebbe però esserci qualche tuo cliente importante, di quelli che ti alzano il fatturato di un bel po’. Per averci a che fare ti serve una certa freddezza e magari un po’ di faccia tosta, ce l’hai? Chieditelo. Altra cosa, questa praticamente certa. L’imprenditore che può sperare di avere successo in un contesto difficile come quello attuale, è quello che sa e che accetta che la domenica non esiste, il sabato neanche, la sera nemmeno. Le pause pranzo programmate? Beh, scordatele. Puoi avercele ogni tanto, oppure no. Soprattutto all’inizio potresti essere costretto a lavorare 12-15 ore di fila al giorno per chissà quanto tempo e senza sapere se tutto quel lavoro darà i frutti da te sperati. Fare l’imprenditore, per brava/o che tu possa essere, rimane una scommessa, vuoi davvero “giocare”?

3) Quanto conosco l’attività che sto per iniziare?
Una volta che hai veramente deciso che inventarsi un lavoro è proprio la strada giusta e che sei pronto per partire e una volta anche che sì, ti senti in grado di fare l’imprenditore, il passo successivo è quello di verificare approfonditamente il grado di conoscenza dell’attività che stai per iniziare. E con questo s’intende non solo il lavoro che farai, ma anche quello dei tuoi clienti, dei tuoi fornitori, dei tuoi concorrenti. Il grado di dettaglio di questa conoscenza è infinitamente variabile, ma, solo per fare qualche esempio spiccio, iniziare un’attività senza avere la minima idea delle condizioni di mercato, dei prezzi di acquisto dei materiali o dei servizi di cui avrai bisogno e dei prezzi al quale tu stessa/o potrai vendere il tuo prodotto o servizio rischia di essere un mezzo suicidio.

Se hai messo via qualche soldo puoi affidarti a dipendenti esperti, ma ricordati, per bravi, fedeli e competenti che siano, restano dei dipendenti. Una volta terminata la loro giornata lavorativa se ne andranno, giustamente, a casa loro, mentre se alla fine della suddetta giornata un problema è rimasto, questo rimarrà a tuo carico. E già stiamo parlando di un’attività che inizia con del personale alle sue dipendenze. Nel caso molto più probabile che di dipendenti non ce ne siano, tutto è e sarà sulle tue spalle. Lo stesso identico discorso vale anche per i consulenti. E’ la tua impresa, non la loro. Già, inventarsi un lavoro significa anche aver a che fare a tutte le ore di tutti i giorni con la tua invenzione.

Hai avuto una bella idea, nuova e potenzialmente vincente, ma non puoi basarti solo su quella. Cosa puoi fare? Formati. E informati, sempre. Aggiornati presso le associazioni del settore in cui operi, usa internet in modo competente e tutte le sante volte che ne hai la possibilità chiedi a chi ne sa più di te ( e a qualcuno che non abbia interessi contrari al tuo). In questo modo, forse non colmerai tutte le tue lacune, ma in un tempo ragionevole, acquisirai una “consapevolezza” del campo che ti permetterà di prevedere i problemi ed evitarli, magari trasformandoli pure in risorse.

4) Su chi posso contare?
Pensi che gli amici contino solo nella vita privata? Non chiederesti mai ad un amico un favore, “gratis”, sul lavoro. Beh, sbagli. Almeno se vuoi fare l’imprenditore. Prima di tutto, perché potrai (e magari dovrai) ricambiarlo in futuro, ma più ancora perché in un’attività la rete di relazioni affidabili a tua disposizione è fondamentale. Non stiamo certo parlando di pratiche che sforano nell’illegalità, né di farsi “regalare” prestazioni professionali che altri pagherebbero. Un professionista, amico o no, va pagato, è giusto così. Ma quell’avvocato che hai conosciuto al mare che può darti il consiglio azzeccato mentre vi prendete un caffè al bar in città, un consiglio che ti orienta nella giusta direzione, o quel commercialista tuo ex compagno di scuola che mentre ti fa mostra orgoglioso la sua nuova auto fiammante appena comprata ti spiega informalmente che un tipo di forma giuridica è meglio di un’altra… ecco, entrambi sono una risorsa. Sono anche questi passi dell’inventarsi un lavoro, un lavoro che comincia a prendere forma. E non stai rubando niente a nessuno, però stai risparmiando i soldi di consulenze da qualche centinaio di euro che forse di lì a breve avresti dovuto chiedere. Andiamo avanti, non ci sono solo loro. L’amico di tuo figlio è un informatico, oppure la ragazza di tuo fratello è una pluri-laureata in comunicazione e pubblicità. Ecco, siamo in un mondo dominato dalla tecnologia e dalla pubblicità; lo sai, vero? Non sfruttare nessuno (è sbagliato, e la cosa potrebbe pure tornarti indietro), ma qualche domanda “en passant” puoi farla tranquillamente. Se le cose ti andranno bene, poi magari ce ne sarà anche per loro. Magari anche loro stanno pensando di inventarsi un lavoro. E allora prova a “tirarli dentro”, almeno saltuariamente.

E ancora, discorso dipendenti e collaboratori: su quali puoi contare maggiormente? Se hai dei dipendenti identifica in breve tempo quali sono quelli più affidabili, con più voglia di lavorare (parliamo di voglia, non di mera disponibilità di ore, sono due cose differenti) o che, cosa importantissima, credono maggiormente nel tuo progetto. “Scarta” quelli che invece cercano di mettersi in mostra. Punta sui primi, magari facendoli lavorare anche più degli altri. Dovrai poi ricompensarli adeguatamente se e quando potrai permettertelo, altrimenti rischierai di perderli e di peggiorare la tua situazione. E ovviamente, è sacrosanto dare un riconoscimento maggiore a chi un maggior impegno ha profuso in momenti di difficoltà (come quelli iniziali).

Quelli fin qui descritti sono tutti esempi, più o meno probabili, del fatto che poter contare su esperti di settore anche a livello di amicizie o di semplici conoscenze ed avere al proprio fianco dipendenti e collaboratori selezionati con i quali costruire un rapporto di fiducia oltre che di lavoro, sia, per così dire, propedeutico o quasi al buon proseguimento di un’attività appena cominciata. Non si tratta solo di risparmiare quel che è possibile, cosa che certo non fa male soprattutto quando di soldi ce ne sono pochi, si tratta più che altro di essere più o meno sicuri di poter ricevere un aiuto, un consiglio disinteressato, la dritta giusta al momento giusto. Nell’inventarsi un lavoro, avere una simile possibilità, o non averla, non è per niente la stessa cosa.

5) Qual è il mio obiettivo?
Che tradotto suona un po’ come “Dove voglio arrivare? “ A cosa sto puntando?” A parte una necessaria analisi del mercato ed un altrettanto necessario buon business plan, c’è anche un livello più interno, quello mentale, per il quale aprire un’azienda significa porsi degli obiettivi, dei traguardi da raggiungere. Ci si può accontentare, tentando di raggiungere un equilibrio, una stabilità economica e poi campare tranquillamente mantenendo quello stesso equilibrio, oppure si può puntare più in alto. In quest’ultimo caso soprattutto, ma vale anche per il primo, beh, sappi che dovrai investire. Meno, se vuoi accontentarti, molto di più se speri di emergere ad un livello più elevato. Le due strategie necessarie sono molto differenti. Nel primo caso, l’investimento deve essere basso, o comunque relativamente basso. Non puoi investire più di quanto è previsto che renda la tua attività, è chiaro. E ciò che quest’ultima renderà, dipenderà anche da quanto tu hai deciso di svilupparla. Meno sviluppo uguale minore rendimento, ma anche, con tutta probabilità, meno rischi. Il trucco comunque è fare un passo alla volta, non strafare mai, non agire mediante colpi di testa, non esaltarsi ad un buon risultato e non deprimersi dopo una sconfitta. Ci vuole stabilità e freddezza, lo abbiamo già detto.

Nel secondo è necessario tutto questo, ma con (almeno) una variabile in più: la disponibilità ad un maggior rischio d’impresa. Capiamoci bene, rischiare non significa fare volutamente il passo più lungo della gamba, tutto deve essere sempre “garantito” da una buona dose di buon senso. Però, e qui sta la differenza di cui parliamo, nello sviluppo della tua impresa, ammettendo e facendo le corna che tutto vada bene, ad un certo punto probabilmente ti troverai ad un bivio. “Lo prendo quell’ufficio più grande e moderno, o me la cavo con quello che ho anche se non so dove mettere un cliente importante che mi viene a trovare?” “E quel macchinario? Funziona benissimo ma è vecchio, la sua versione più aggiornata rende due volte di più e costa meno. Però costa “un botto” pure comprarlo, che fare? Riuscirò a rientrare dei soldi spesi nei tempi previsti con la crisi che c’è? E ancora, quanto mi voglio sviluppare all’estero? E cosa mi serve? Quanto investo in pubblicità (in diverse lingue) ed in marketing?”

Ecco, anche qui siamo puramente a livello di esempio ma, una scelta più coraggiosa presuppone (se ben analizzata a priori) introiti superiori ad una scelta un po’ meno spinta che pur permette di tirare avanti, magari anche bene, ma senza provare quel passo talvolta irreversibile del “diventare grandi”. Non è una colpa non farlo, né è un merito farlo rispetto a chi decide di non osare. Non c’è nulla di più giusto o più sbagliato. L’importante è che la strategia sia organica. Spendere decine di migliaia di euro in pubblicità o anche solo in un sito internet “promettendo” cose che non puoi mantenere perché alla fine quel macchinario hai deciso di non sostituirlo, no, questo non lo puoi fare. O meglio, puoi farlo, l’azienda d’altra parte è tua, ma dopo, anche “i cocci” saranno tutti tuoi.

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