Intelligenza artificiale, tutti ne parlano ma solo il 12% delle imprese ha progetti

Si parla con sempre maggiore insistenza di intelligenza artificiale, ma il mercato in Italia è ancora agli albori.

Di intelligenza artificiale parlano un po’ tutti, ma a dimostrazione del fatto che questo mercato è ancora agli albori nel nostro Paese, arriva una ricerca emblematica da parte dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui la spesa per lo sviluppo di algoritmi ha maturato appena 85 milioni di euro nel 2018, e secondo cui solamente il 12% delle imprese in Italia afferma di aver portato almeno un progetto in questo campo (principalmente, con gli assistenti virtuali).


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L’impatto sul mondo del lavoro

In tale ambito, non sfugge come uno dei dubbi più gravi che l’intelligenza artificiale si sta trascinando sia quello del mondo del lavoro, dove il 33% delle aziende intervistate afferma si tratti di un’opportunità, tanto da aver dovuto assumere nuove figure professionali qualificate, mentre il 27% ha ammesso di aver dovuto ricollocare il proprio personale dopo l’introduzione di soluzioni di intelligenza artificiale.

Intervistati dall’Ansa, affermano Nicola Gatti, Giovanni Miragliotta e Alessandro Piva, Direttori dell’Osservatorio Artificial Intelligence, rammentano come la ricerca condotta dall’Osservatorio abbia messo in luce come quello dell’intelligenza artificiale sia un mercato che dimostra un buon dinamismo, ma che è evidentemente ancora agli inizi del suo sviluppo.

In particolare, ad emergere è il fatto che le imprese non hanno una grande consapevolezza di quanto sta accadendo e, soprattutto, delle tante opportunità che l’Artificial Intelligence può loro conferire. Per questo motivo, i tre esperti suggeriscono che tutti gli operatori del mercato facciano la loro parte, attivandosi per condurre una trasformazione di cui magari non si conoscono ancora interamente le regole e la durata, ma dalla quale sono già intuibili la portata e le relative implicazioni.

Tornando al mondo del lavoro, le buone notizie sono relative al fatto che sta emergendo in tutta Italia l’impressione che l’intelligenza artificiale sia più un’opportunità di sviluppo che una minaccia per le risorse umane. E se è vero – sottolinea ancora l’Osservatorio – che entro i prossimi 15 anni circa 3,6 milioni di posti di lavoro potrebbero essere sostituiti dalle macchine, è anche vero che nello stesso frangente di tempo saranno almeno 4,7 milioni i posti di lavoro che si renderanno disponibili.

Coprire le esigenze aziendali

Emerge pertanto la necessità di coprire le esigenze e i bisogni delle aziende, andando a divulgare e condividere in maniera più efficace la cultura relativa agli strumenti di intelligenza artificiale, che possono fin da subito essere sviluppati e adottati in ambito aziendale.

Ancora sulle pagine dell’Ansa interviene in merito Piero Poccianti, presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, secondo cui senza una conoscenza profonda dell’azienda, dei dati e del significato che essi hanno, e almeno in via superficiale delle tecniche e degli approcci dell’intelligenza artificiale, ogni progetto aziendale è destinato al fallimento.

Per questo motivo è fondamentale partire dalla cultura, intesa come la comprensione di quali siano le occasioni che l’intelligenza artificiale sta realizzando per le imprese italiane, e soprattutto quali sono i limiti di questo grandissimo mercato che è, appunto, l’AI.

Al suo interno figurano infatti diversi ed eterogenei ambiti, esattamente come avviene con l’intelligenza umana. Proprio per tale motivo diviene dunque essenziale – conclude l’esperto – generare un collegamento sinergico tra il mondo dell’industria e il mondo della ricerca, individuando un linguaggio comune che possa favorire una positiva comunicazione tra questi due mondi.

L’impressione è che le prime pietre, aggiungiamo, siano già state poste. Ma che, per poter arrivare compiutamente a un risultato finale, occorrerà infondere un impegno evidentemente maggiore e più finalizzato, che possa essere condotto non solamente dalle realtà aziendali (comunque protagoniste di questa nuova rivoluzione) quanto anche dagli altri player del sistema economico.




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