Insegnante rifiuta posto fisso a 62 anni. “Non ho alternative”. Due bidelle assunte a 66

Il destino a volte gioca brutti scherzi. A Lia Baffetti, insegnante precaria da oltre 30 anni, pochi giorni fa è arrivata una telefonata dal Provveditorato. E’ stata scelta per essere tra gli oltre 11 mila docenti ammessi al ruolo dal prossimo anno. E’ però stata stata costretta a rifiutare, per “motivi familiari”, ha  spiegato al Fatto Quotidiano che ha pubblicato la sua storia. Gli istituti che le erano stato proposti, tutti in provincia di Grosseto (dove risiede), erano troppo lontani per la situazione familiare in cui l’insegnante si trova attualmente. “La mia – ha detto – non è pigrizia, è mancanza di alternative”.  E c’è da crederle, dato che per resistere oltre trent’anni da precaria, ci vuole una buona dose di forza d’animo, giusto per usare un eufemismo.


Però, le sarebbe piaciuto, avere un posto fisso, soprattutto in ragione del fatto che, a causa della riforma Fornero, non potrà andare in pensione prima dei 65 anni. Ora, ne ha 62. Questo se nel frattempo non cambia nulla. L’insegnante, che lascia trasparire una vera e propria passione per la professione che esercita dal 1980, è sempre vissuta tra mille incertezze ed avrebbe voluto provare l’emozione “della prima volta” con un posto fisso. E’ sempre rimasta in attesa, ogni estate, di una telefonata di una qualche scuola rimasta senza docente di educazione artistica. E così sarà costretta a fare almeno per i prossimi tre anni.

Storia di scuola che s’incrociano. Non solo alle insegnanti infatti, capita di ricevere una chiamata di assunzione dopo i 60 anni. Il sito dell’Anief riporta oggi la storia di due collaboratrici scolastiche della provincia di Modena, assunte a tempo indeterminato a 66 anni. Un’altra, anch’essa emiliana, è stata assunta, sempre a tempo indeterminato, a 65 anni. “Al posto di andare in pensione” ha sottolineato l'associazione, aggiungendo che la colpa di tutto ciò è da attribuire a  “chi governa lo Stato, che continua a far prevalere le logiche di “cassa”, piuttosto che garantire un servizio formativo stabile, assumendo regolarmente il personale che negli anni ha acquisito professionalità ed esperienza”.




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