Infortunio sul lavoro, gli oneri probatori sono a carico del datore

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, in caso di infortunio sul lavoro gli oneri probatori sono a carico del datore.

Stando a quanto sancito dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 10145/17, nell’ipotesi di infortunio sul lavoro, è carico del datore di lavoro l’onere di provare in contraddittorio di avere adottato nell’esercizio dell’attività d’impresa tutte le misure che fossero necessarie per poter tutelare l’integrità psico-fisica dei dipendenti, con specifico riferimento per le operazioni poste in essere da questi ultimi.


Infortunio sul lavoro: il caso

infortunio sul lavoroIl caso di cui la Suprema Corte si è occupato prende spunto da un contenzioso avviato in seguito alle denunce di un lavoratore, scivolato a causa della presenza di acqua e fanghiglia sul pavimento e sulle scale nel luogo in cui era occupato. Il dipendente si era infortunato, e aveva cercato di avanzare una richiesta di risarcimento dei danni nei confronti dell’azienda per cui lavorava: il giudice aveva però respinto la domanda di risarcimento del danni biologico, morale ed esistenziale, esprimendosi in senso negativo sia in primo grado, nel Tribunale di Modena, sia, in secondo grado, nella Corte d’appello di Bologna. Per i giudici, sinteticamente, il dipendente non aveva dimostrato la causa specifica dello scivolamento e, quindi, la colpa del datore di lavoro.

La sentenza della Cassazione

Di diverso avviso sembra invece essere la Cassazione, secondo cui il giudice di merito avrebbe dovuto assumere nella dovuta considerazione la mancanza della prova liberatoria da parte dell’impresa. Gli Ermellini affermano infatti che la responsabilità dell’imprenditore per la mancata adozione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica del lavoratore, può discendere o da specifiche norme o, come in questo caso, da norma generica, quale quella contenuta nell’articolo 2087 del codice civile.

Pertanto, sulla base di quanto sopra, per i giudici della Corte la mancata predisposizione di tutti quegli accorgimenti e quei dispositivi di sicurezza utili per tutelare la salute dei lavoratori, sarebbe elemento sufficiente per condurre alla violazione dell’articolo 32 della Costituzione, il quale “garantisce il diritto alla salute come primario ed originario dell’individuo”, oltre a costituire base per la violazione delle disposizioni antinfortunistiche contenute nel Dlgs 626/94 e, altresì, dello stesso articolo 2087 del codice civile di cui sopra si è fatto rapido cenno.

Nella fattispecie in esame, infine, la Corte ricorda che l’onere della prova grava sul datore di lavoro, che avrebbe dovuto dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno subito dal dipendente, mediante l’adozione di quelle cautele previste sia in via generale e sia in via specifica con le norme antinfortunistiche, andando così a “rompere” il nesso causale tra l’infortunio occorso al lavoratore e l’attività svolta dello stesso.




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