Infortuni e malattie professionali: nuovo piano Ue per ridurre i rischi

Novità dall’Ue per quanto riguarda infortuni e malattie professionali. Il piano elaborato dalla Commissione Europea, come evidenziato in una nota dell’Inail, è di natura strategica, nato apposta  per contrastare a priori i nefasti effetti di infortuni e malattie professionali. Insomma, prevenire è meglio che curare, ovviamente. Una revisione molto importante, finalizzata a ridurre i fenomeni che ogni anno provocano 3 milioni di incidenti gravi (4.000 dei quali mortali) e che passerà attraverso il miglioramento dell’applicazione delle norme esistenti, la prevenzione dei rischi nuovi ed emergenti e l’adeguamento al cambiamento demografico. Vediamo, più nel dettaglio, tutte le novità in materia, e i loro riflessi sul tessuto lavorativo nazionale.


 

Secondo quanto ricorda l’Inail, infortuni e malattie professionali avrebbero un peso fin troppo evidente sul totale della popolazione lavorativa dell’Unione Europea: su una forza lavoro complessiva di 217 milioni di persone, infatti, infortuni e malattie significative gravano per circa 3 milioni di casi.

Chiaro, in tali ambiti, l’intervento del Commissario agli affari sociali Lazslo Andor, secondo cui “gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali colpiscono tutti i settori e le professioni, che il lavoratore sieda a una scrivania o alla guida di un camion o che lavori in una miniera o un cantiere e non solo causano sofferenza personale, ma impongono anche costi elevati per le imprese e per la società nel suo insieme”.

Di qui, la necessità di proporre un piano strategico internazionale che si basi su sette obiettivi fondamentali, “a partire” – ricorda l’Inail – “da un ulteriore consolidamento delle strategie nazionali, con la creazione di una banca dati in collaborazione con l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), e da un sostegno concreto alle imprese, anche attraverso strumenti come la piattaforma web Oira per la valutazione interattiva dei rischi. È necessario, inoltre, migliorare la raccolta dei dati statistici, rafforzare il coordinamento con le organizzazioni internazionali che si occupano di salute e lavoro (Ilo, Oms, Ocse…), semplificare e migliorare l’applicazione della legislazione esistente, valutando anche l’efficienza degli ispettorati del lavoro nazionali e l’efficacia delle sanzioni, e promuovere iniziative per affrontare l’invecchiamento della forza lavoro e i nuovi rischi emergenti”.

Sempre sulla base di quanto stabilito in sede comunitaria, tra due anni avverrà la prima verifica sull’efficacia delle misure.



 

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