Infermieri, si avvicina la “rivoluzione” del ruolo

Il mestiere di infermiere, almeno nei termini con cui è conosciuto oggi, potrebbe presto divenire un flebile ricordo. Il ministro della salute Beatrice Lorenzin sta infatti predisponendo i lavori utili per “rivoluzionare” il ruolo, avvicinandolo gradualmente alla professione medica e, pertanto, ponendo maggiore attenzione sulla necessità di rivisitare le competenze di tali lavoratori, contribuendo a una loro maggiore specializzazione. Una rivoluzione che è stata preannunciata, e accolta con ben più di qualche interrogativo dalle principali sigle sindacali, evidentemente non troppo convinte dalla “migrazione” degli infermieri verso una professione simil-medica.


La questione non è d’altronde totalmente nuova. L’ex ministro della salute Renato Balduzzi aveva cercato (vanamente) di intervenire in materia, andando ad anticipare una potenziale ridefinizione delle future competenze di tali professionisti. Nel 2011 l’ordine dei medici di Bologna si era nettamente opposto alla delibera della regione Toscana relativa al c.d. “see and treat“, un modello che avrebbe permesso agli infermieri di effettuare delle piccole diagnosi. Insomma, la questione non è appunto nuova, e le polemiche non dovrebbero certamente mancare. Eppure, riteniamo, i presupposti dai quali si parte per poter valutare la possibile rivisitazione del ruolo degli infermieri sono difficilmente smentibili (almeno in parte). Il ministro punta infatti l’indice sull’incremento dell’età media della popolazione, sul fatto che oggi siano disponibili nuovi ritrovati scientifici e tecnologici di ampio uso, sulle mutate esigenze assistenziali e, ancora, sui nuovi programmi di organizzazione e di formazione.

Sancito tale punto di partenza, la conclusione è tuttavia molto aleatoria. Ridefinire il ruolo dell’infermiere garantendogli una maggiore autonomia e responsabilità professionale potrebbe infatti essere tentativo arduo da conseguire, e non solamente per le reazioni delle associazioni che rappresentano la categoria di lavoratori. Il rischio è insomma che possano passare anni e, con essi, anche gli idonei stimoli per metter mano ad un ruolo fin troppo sottovalutato.

L’infermiere oggi. Oggi l’infermiere è definito come un professionista sanitario, necessariamente laureato in infermieristica, iscritto all’IPASVI e all’albo professionale, che agisce come assistente infermieristico alla persona, in strutture abilitate. A suggerirci il “mansionario” dell’infermiere è il Dm 739/94, recante il “Profilo professionale dell’infermiere”, che oltre a definire in maniera generale la funzione di assistenza infermieristica come la “prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria”, specifica come tra le principali funzioni dell’infermiere vi siano la partecipazione all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività, l’identificazione dei bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività – formulando i relativi obiettivi, la pianificazione, la gestione e la valutazione dell’intervento assistenziale infermieristico, la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostiche – terapeutiche, e la collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali.



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