Inattivi forzati: quelli che non cercano lavoro perché non possono

Settimana scorsa all’Università Bicocca di Milano si è tenuto il convegno “Statistica e società, strumenti per l’analisi dei fenomeni sociali”, durante il qualeIl Professor Emilio Reyneri ha messo in luce un paradosso tutto italiano: “il tasso di disoccupazione del nostro Paese – ha spiegato il noto Sociologo –  sino al 2011 era inferiore di circa un punto percentuale alla media dell’Unione Europea. Per contro, il tasso di occupazione da molti anni compete con Spagna, Grecia e Ungheria per essere il più basso dell’Unione Europea”. Vale a dire che Il tasso di disoccupazione, almeno fino a due anni fa, non era poi così basso, quello di occupazione invece, basso lo è da molti anni. Reyneri ha spiegato anche il perché di una simile situazione; quest’ultima deriverebbe dalla “definizione di disoccupazione adottata da Eurostat, che limita il perimetro dei disoccupati a coloro che dichiarano di aver fatto un’azione di ricerca di lavoro nel corso dell’ultimo mese”.


Tutti quelli che, per così dire, non si muovono,non risultano quindi tra i disoccupati, così come definiti dalla statistica, pur essendo senza lavoro e, nella maggior parte dei casi, senza alcun tipo di reddito. Reyneri ha infatti  aggiunto che “in Italia i senza lavoro che percepiscono un’indennità sono relativamente pochi e anche costoro non debbono recarsi ogni mese presso un Centro per l’impiego per percepire l’indennità, risultando così inattivi se non fanno altre (e più costose) azioni di ricerca. Per contro, la grande maggioranza dei senza lavoro in Spagna percepisce un’indennità e per riceverla deve recarsi ogni mese presso un centro per l’impiego, risultando così automaticamente in cerca attiva di lavoro”. 

Tutto ciò premesso, partendo da quella breve ma fondamentale parentesi (“e più costose”) viene, quasi naturalmente, da chiedersi se tra quei sei milioni di senza lavoro ed in particolare tra quei circa tre che non risultano disoccupati, ma inattivi-sfiduciati-scoraggiati, non ci sia anche qualcuno che sì, il lavoro non lo cerca più, ma non perché non abbia più la forza per farlo, o si è  convinto che una simile attività sia ormai completamente inutile, ma per un motivo molto più banale: non ne ha più la possibilità materiale. Gli mancano, concretamente, le risorse economiche necessarie. Girare per le Agenzie del Lavoro e portare  Curriculum a destra e manca, presentarsi ai cosiddetti colloqui di massa, raggiungere, quando ci sono, i Career day e via dicendo, sono tutte attività che presuppongono una spesa. Una categoria quella appena descritta, che se per puro esercizio volessimo definirla statisticamente, potremmo chiamarla degli “Inattivi forzati”, soggetti cioè, che vorrebbero lavorare, sarebbero disponibili a farlo e anche subito, magari adattandosi a tutto, ma non cercano lavoro perché non possono, perché devono scegliere se spendere cinque-dieci euro per andare ad un colloquio o comprare da mangiare per la propria famiglia.

Qualcuno forse dirà: “beh ma internet ormai ha azzerato i costi, tutti possono cercare lavoro via web”. La prima parte è quasi del tutto vera. Non si può parlare di azzeramento totale,  ma che i portali dedicati alla ricerca di lavoro online contribuiscano pesantemente a limitare i costi di tali ricerche è fuori di dubbio. Però, alcune precisazioni sono d’obbligo: il nostro Bianco Lavoro ad esempio, tra i suoi servizi offre anche un filtraggio molto selettivo delle offerte di lavoro proposte dalle aziende. Questo a vantaggio dell’affidabilità del portale, ma anche a vantaggio di chi si serve dello stesso per le sue ricerche. Ovviamente lo  staff che ci lavora  spera che sempre più utenti scelgano “noi”, ma di siti o portali seri, è doveroso dirlo, ce ne sono anche altri. Sì, altri sì, ma mica tutti e l’offerta è vastissima. Come fare a scegliere?

Ma andiamo oltre; il web limita i costi? Certamente, però, se uno la connessione non  l’ha più , o se, malauguratamente, gliel’hanno tolta? Per potersi servire delle quasi infinite possibilità legate ad internet, bisogna uno, essere in grado di pagare una connessione e due, avere un livello d’istruzione e di esperienza nel campo almeno sufficienti a permettere l’utilizzo corretto delle suddette possibilità. Chi non può, o non sa navigare attraverso  ad esempio i vari moduli di costruzione dei Cv online presenti sui vari siti dedicati, non ha ovviamente meno diritto di trovare un lavoro rispetto a chi invece ha potuto imparare a farlo. L’argomento è davvero imponente, ma appare sostanzialmente innegabile che  tra quei tre milioni di senza lavoro che non rientrano nella categoria dei disoccupati, ci siano degli “inattivi” forzati ad esserlo, essendo privi dei fondi necessari per permettersi una ricerca costante,  che  preferirebbero perlomeno non essere “bollati” come “sfiduciati” o “scoraggiati” solo perché, un lavoro, non possono permettersi di cercarlo.

 

 

photo credit: hom26 via photopin cc




CATEGORIES
Share This

COMMENTS