In una famiglia su quattro c’è un Neet

In una famiglia su quattro, tra quelle in cui è presente un giovane tra i 15 e i 29 anni, c’è un Neet. Una persona cioè, che non studia e non lavora. Della straordinaria (e preoccupante) diffusione dei “Neet” abbiamo già parlato a più riprese sul nostro magazine. Ebbene, a conferma dell’incredibile escalation di questo drammatico fenomeno è giunto il report “Famiglie e lavoro” curato da Italia Lavoro e relativo all’anno appena conclusosi. Stando al dossier IL, i Neet (ovvero, i giovani che non lavorano, né studiano, né frequentano un percorso di formazione) sarebbero presenti in 1.967.888 famiglie, riguardando pertanto il 28,9% di tutti i nuclei familiari che hanno al proprio interno un componente di età compresa tra i 15 e i 29 anni.


Un dato che “cela” – come tradizione di buona parte delle statistiche – alcuni risvolti perfino più drammatici, visto e considerato che tale indicatore di sintesi maschera le cattive prestazione di alcune regioni, in prevalenza nel Sud. Scopriamo pertanto che la percentuale delle famiglie coinvolte dal fenomeno sale al 39,2 per cento in Puglia, al 42,4 per cento in Calabria, al 42,9 per cento in Campania e, addirittura, al 44,8 per cento in Sicilia.

Sempre secondo quanto ribadito all’interno del dossier, l’esplosione del fenomeno starebbe anche ritardando la naturale evoluzione e l’emancipazione dei più giovani. Al 31 dicembre 2012 quasi 4,7 milioni di ragazzi tra i 20 e i 29 anni viveva ancora con i genitori, di cui il 14,7 per cento disoccupati, il 31,6 per cento inattvi che studiano e il 13 per cento inattivi che non studiano.

Secondo ciò che ha sostenuto Paolo Reboani, presidente di Italia Lavoro, in un comunicato diramato ai media, “la crisi non solo impoverisce le famiglie, ma ne cambia gli equilibri e crea tensioni nella cellula fondamentale della società. Le famiglie sono colpite da fenomeni come lo scoraggiamento giovanile, l’inattivita’ e la tendenza a rimanere nella casa dei genitori ben oltre i tempi fisiologici: su 10 famiglie con un giovane di 20-29 anni, quasi tre hanno un Neet al loro interno e sono oltre 600 mila gli inattivi di questa eta’ che non studiano. Per invertire la tendenza occorrerebbe un colpo di reni attraverso tutti gli strumenti di politica economica, ma sappiamo che le risorse disponibili non bastano a fronteggiare un’emergenza di questo genere. Una prima risposta potra’ tuttavia arrivare dall’attuazione della Garanzia giovani, da gennaio 2014, con l’utilizzo di fondi europei e nazionale per allargare il bacino di utenza dei servizi per il lavoro e potenziare il ruolo della scuola come punto di primo orientamento”.




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