In Francia fuga di cervelli con rientro

aero in volo al tramontoLa fuga di cervelli preoccupa non solo l’Italia: anche il quotidiano francese Le Monde affronta la questione dei laureati di talento costretti a lasciare il Paese della Rivoluzione per poter far carriera. Una situazione che riguarda per vari aspetti tutti i giovani europei e non solo quindi quelli italiani. Ma con qualche differenza. Quali sono le ragioni che spingono i giovani a lasciare il Paese? È il caso di preoccuparsi, e se sì in quale misura, di questa fuga?

Il dato oggettivo è che il numero di giovani che sceglie (perché seppur per necessità, per un passo del genere bisogna scegliere e con molto coraggio) di espatriare aumenta del 3-4% ogni anno: ad oggi si stima che i francesi residenti all’estero siano quasi 2 milioni. Di sicuro la crisi ha fatto da propulsore al fenomeno: tra la disoccupazione e l’avvilimento giornaliero che ormai è quasi uno stile di vita, i giovani tra i trenta e i quarant’anni decidono di fare le valigie e prendere in mano la propria vita.

La maggior parte di loro però, all’incirca il 70%, rientra nell’arco di dieci anni. Per gli esperti del settore, non c’è da preoccuparsi se i giovani vanno all’estero per confrontare il proprio alter ego con altre culture, conoscenze, esperienze lavorative. Anzi questo non può che essere positivo per il tessuto economico francese, nel momento in cui rientrano in sede. Il fatto che la crisi abbia accelerato il fenomeno non vuol dire in automatico che tutti rimarranno all’estero. Inoltre considerando che la metà delle partenze hanno come destinazione l’Europa, ha senso parlare ancora di espatrio?

Bisognerebbe interpretare il fenomeno non più come una minaccia ma come un’opportunità economica, alla luce non di una “fuga” ma di una maggiore mobilità professionale che moltiplica le opportunità. Le testimonianze di alcuni lettori del quotidiano Le Monde confermano questo tipo di tendenza: coloro che hanno deciso di trasferirsi all’estero sono consapevoli di aver accelerato il proprio processo di carriera, facendo molti sacrifici ma guadagnando di più ed ottenendo risultati che nel loro Paese avrebbero impiegato molto più tempo ad arrivare. E insieme alle maggiori soddisfazioni economiche, per molti non tarda ad arrivare anche l’acquisto della prima casa, alternativa vincente rispetto al bilocale in affitto a vita.

La Francia però a differenza di altri Paesi(come il nostro purtroppo), a fronte di milioni di cittadini che partono, ne vede tanti altri brillanti e qualificati entrare. Basti pensare che tra le mete principali dei “nostri” cervelli (medici e ingegneri in primis) c’è proprio la Francia. Non così per l’Italia. Certo, la situazione è simile sotto molti aspetti: i cervelli in fuga hanno di sicuro una formazione molto più elevata della media e cercano oltreconfine non solo un’occupazione ma soprattutto gratificazioni e meritocrazia.

La scelta di lasciare il proprio Paese non è mai avventata ma ponderata in modo attento, dopo anni di esasperazione e sfruttamento. Ma l’Italia non attira altri talenti e nella classifica europea è seconda solo alla Spagna per quanto riguarda la volontà dei neo-laureati di scappare. Ogni anno sono cinquemila i talentuosi che se ne vanno e non all’avventura cercando di vivere di espedienti e lavoretti bensì con un contratto di assunzione all’estero già firmato. Le destinazioni più in voga in Europa sono Berlino e la Gran Bretagna. A livello mondiale, quelle che offrono più possibilità sono gli Stati Uniti e il Canada, la Cina e i Paesi Arabi.

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