In Albania capannoni in affitto a un euro per le imprese italiane

L’annuncio, per certi versi scioccante, lo ha fatto il Primo Ministro albanese Edi Rama. “Siamo pronti ad accogliere gli imprenditori mettendo a disposizione strutture esistenti da riqualificare, come capannoni e basi militari, che affitteremo a un euro, indipendente dai metri quadri locati, con contratti che durano per sempre”. Praticamente un insediamento produttivo gratis.  Dopo la delocalizzazione in Svizzera delle imprese italiane vicine al confine, che oltre frontiera godono di un regime fiscale più agevole, una prossima appetibile tappa per le aziende del Bel Paese potrebbe essere l’Albania. Perlomeno è questa l’idea esposta del Premier Rama, giunto qualche settimana fa a Bari e in questi giorni a Milano per attrarre investimenti. E la sua proposta è a dir poco allettante.


Riformatore come pochi altri, Rama ha intrapreso per la sua Albania un percorso di modernizzazione, lotta alla criminalità e alla corruzione annunciato come senza precedenti. Secondo il premier sarebbe proprio la mancanza di uno stato moderno a generare i fenomeni negativi di cui sopra. Per questo la necessità primaria appare essere quella di importare nuove conoscenze e tecnologie, ampliare gli orizzonti di sviluppo, con l’obiettivo mirato e già dichiarato di entrare in un futuro prossimo in Europa. L’Italia, ha spiegato Rama in un intervista a Repubblica.it, non è l’unica nazione a cui l’Albania si è rivolta: “stiamo lavorando anche con altri Paesi, ma il nostro obiettivo è soprattutto l’Italia, perché con voi c’è una vicinanza culturale e linguistica oltre che geografica”.

Un “costo del lavoro molto basso” permetterebbe alle imprese italiane di creare quel livello di occupazione che in Albania attualmente manca, stando alle parole del primo ministro. E non è certo  un mistero che in Italia la disoccupazione continui ad aumentare  a causa del fallimento di migliaia di aziende, strozzate sì dalla crisi economica e dal conseguente drastico calo di consumi, ma anche da un’imposizione fiscale straordinariamente alta, compresa quella riguardante il costo del lavoro. Si parla infatti di taglio del cuneo fiscale per favorire la ripresa. Se si considera che proprio il fallimento delle aziende è una delle cause principali del generalizzato calo dei consumi, in quanto crea disoccupazione e conseguente mancanza di reddito, è facile intuire come il suddetto calo sia causato da una forte riduzione della domanda interna di beni e servizi, domanda che “decide” il livello di produzione aziendale e quindi quello di occupazione. Insomma, un circolo vizioso che il primo ministro albanese sembrerebbe intenzionato ad evitare, avvalendosi anche delle competenze degli imprenditori italiani.




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