Imu, Squinzi: Ora è più importante ridurre le tasse sul lavoro

La battaglia sull’Imu non sembra appassionare più di tanto Giorgio Squinzi. Il presidente di Confindustria infatti ritiene molto più importante (e urgente, Nda) “ridurre le tasse sul lavoro”. Dell’Imu insomma, se ne può parlare anche in un secondo tempo. Eppure l’argomento infiamma il mondo politico da un buon numero di mesi. Ed il neo primo ministro Enrico Letta ha già preso posizioni ben precise in merito (via la rata di giugno e forse anche quella di dicembre). Ma, a gravare sulla crescita, per Squinzi non è l’imposta sulla casa introdotta dal Governo Monti. Un ruolo fondamentale invece lo gioca appunto il costo del lavoro, altissimo, al punto che, secondo il sociologo Francesco Giubileo, da noi recentemente intervistato, un qualsiasi stipendio medio netto di un dipendente, all’azienda che lo eroga costerebbe più del doppio.


Insomma, un vero e proprio salasso divenuto insostenibile anche a causa del fatto che l’industria italiana, nonostante la sua indiscussa qualità, soffre di un’ormai cronica mancanza di crescita. Tra la riduzione dei consumi (e conseguente calo degli ordinativi), il costo del lavoro e quello non trascurabile dell’energia, le imprese nostrane si ritrovano da tempo strette in una morsa dalla quale talvolta non riescono più a divincolarsi. Il crescente numero di fallimenti e di chiusure è lì a dimostrarlo. Va detto che l’Imu sulla prima casa è un’imposta ritenuta da molti addirittura odiosa. Non tanto, o comunque non solo per la cifra da sborsare; la questione gravita infatti più sul concetto di “sacralità” dell’abitazione principale. Pagare un’imposta per il solo fatto di possederla è, per una parte del mondo politico (soprattutto quello che ruota attorno al Pdl berlusconiano), sostanzialmente inaccettabile.

Tornando alle dichiarazioni di Squinzi, trovatosi alla guida di Confindustria in un periodo storico difficilissimo per il mondo del lavoro e dell’impresa, per il successore di Emma Marcegaglia andrebbe immediatamente adottato un provvedimento  in grado di garantire la “neutralizzazione del costo del lavoro dal calcolo degli imponibili Irap”. Se si procedesse in questo senso, vi sarebbe una riduzione del suddetto costo pari al 9%. E, in effetti, sarebbe una sana boccata d’aria per le imprese, che potrebbero così ricominciare a concentrarsi sulla crescita, nonché sulla creazione di posti di lavoro.



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