Imprese recuperate: quando i lavoratori diventano i padroni

In tutta Italia sono più di 250, ma le cose non vanno sempre bene

Gli anni della crisi – che secondo i più ottimisti volge ormai al termine – hanno segnato profondamente il tessuto produttivo italiano. Costringendo molti imprenditori a spegnere i macchinari e a chiudere i capannoni. I contraccolpi sulle vite dei lavoratori (che non sempre sono riusciti ad avere una seconda chance) sono stati pesantissimi, ma c’è chi di fronte al default della propria azienda ha scelto di non rassegnarsi. E unendo le proprie forze e le poche risorse a disposizione a quelle dei colleghi, è riuscito a recuperare l’impresa.


Tecnicamente si chiamano “workers buyout” e altri non sono se non dipendenti che si organizzano in cooperativa per rilevare l’azienda fallita. Un esercito di “irriducibili” che in tutta Italia avrebbe concesso una second life a più di 250 aziende. Si va dallo storico Birrificio Messina, che dopo un breve “transito” alla Dreher e all’Heineken, è stato recuperato da 16 dei suoi ex dipendenti; alla cooperativa Girasole di Comacchio, avviata da 15 ex lavoratori (di cui 12 donne) della Servizi Ospedalieri s.p.a che continueranno a fornire servizi di lavanderia agli ospedali e alle cliniche della zona, ampliando il loro raggio di azione anche ai campeggi. Ma le cose non vanno sempre bene. E in Italia (ma non solo), molte aziende recuperate devono fare i conti, soprattutto nella fase iniziale, con le resistenze locali che possono mettere le ganasce alla ripartenza. Non sempre chi tenta di ridare slancio alla produzione dell’azienda in cui ha lavorato per anni riesce, infatti, a centrare l’obiettivo. Secondo i dati dell’Euricse (Istituto di ricerca europeo sulle cooperative e sulle imprese sociali), di tutte le aziende europee rilevate, tra gli anni ’80 e i ’90, dai lavoratori, solo il 36% è riuscito a sopravvivere. Una stima non proprio rotonda che spiega come all’entusiasmo iniziale (quasi sempre corroborato dai finanziamenti concessi da vari istituti di credito) debba seguire un impegno titanico che consenta all’impresa di “rimanere a galla”.

 




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