Imprese più competitive con le certificazioni ambientali

I marchi di qualità verde vengono apprezzati dai consumatori che però li conoscono poco

Un’impresa amica dell’ambiente è un’impresa che cresce di più: a documentarlo uno studio condotto dalla Fondazione Symbola e da Cloros intitolato “Certificare per competere”. L’indagine ha analizzato il gap tra le imprese in possesso di certificazioni ambientali e quelle sprovviste, evidenziando come le prime riescano a crescere più delle seconde sia in termini di fatturato che di occupazione ed esportazione. Mentre i consumatori, che pure riconoscono l’importanza di questi marchi di qualità “verde”, continuano a fare confusione. Anche per colpa della politica, che non li sostiene e promoziona a sufficienza.


certificazioni ambientali

image by jannoon028

I dati forniti dallo studio presentato ieri a Milano parlano chiaro: dal 2009 al 2013, le imprese italiane con certificazioni ambientali hanno visto crescere il loro fatturato del 3,5%, mentre quelle senza “bollino di qualità” si sono fermate al +2%. Numeri ancora più rotondi alla voce occupati, con le imprese con certificazione ambientale che hanno segnato un incremento del 4% contro lo 0,2% delle seconde. E l’export? Negli anni presi in considerazione dallo studio, quello delle imprese che hanno a cuore l’ambiente è cresciuto dell’86% contro il 57% di quello delle imprese senza certificazioni ambientali. A conti fatti dunque, le aziende “certificate” hanno fatturato l’1,5% in più, assunto il 3,8% di risorse in più ed esportato il 29% in più. E i risultati più soddisfacenti sono stati ottenuti dalle imprese di piccole e medie dimensioni, che hanno fatto rilevare una crescita del fatturato e degli occupati pari rispettivamente al 4% e all’1,2% (contro lo 0,6% e lo 0,7% delle “colleghe” più grandi).

E veniamo alle certificazioni in sé. La fotografia scattata da Symbola e Cloros ha rilevato che l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di certificazioni Iso 14001 (relativa al sistema di gestione ambientale), il primo per numero di certificazione Epd (dichiarazione ambientale del prodotto), il terzo per numero di Ecolabel (il marchio di qualità ecologica dell’Ue) e il quinto Paese del G20 per numero di certificazioni forestali Fsc. Ma quanti sono gli italiani che conoscono queste certificazioni e scelgono i prodotti che le hanno ottenute, quando vanno a fare la spesa? Secondo l’indagine commissionata all’Ipsos, non tantissimi. Nello specifico: se è vero che l’80% degli intervistati ha definito questi marchi di qualità ambientale affidabili, è altrettanto vero che solo il 39% ha però saputo indicarne spontaneamente qualcuno. E di questi, solo il 15% ha menzionato certificazioni effettivamente esistenti.

“Se il potenziale delle certificazioni amiche dell’ambiente non è pienamente sfruttato – si legge nel rapporto confezionato da Symbola e Cloros – lo si deve a diverse concause tra cui: un’inadeguata conoscenza delle certificazioni e dei loro benefici da parte delle imprese che potrebbero adottarle, un deficit dell’azione pubblica in sostegno a questi strumenti e la scarsa alfabetizzazione dei consumatori finali. C’è ancora da lavorare e sia la politica che enti certificatori e aziende devono fare di più per raggiungere una maggiore diffusione delle certificazioni ambientali così da renderle un fattore strutturale nella crescita qualitativa del sistema produttivo italiano”.




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