Imprese Italiane, 10mila fallimenti in nove mesi

Italia, da sempre patria delle imprese che contano, che grazie alla qualità dei loro prodotti hanno contribuito attivamente al posizionamento economico-finanziario del paese e soprattutto alla sua immagine all’estero. Ma secondo i dati che vengono forniti dal Cerved, società specializzata nell’analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito, il nostro paese sta davvero rischiando di perdere tutto.


Ad essere colpite sono soprattutto le industrie dei servizi, con un aumento dei fallimenti del 14 per cento, a seguire il settore manifatturiero e il settore edile, + 9,7. Il record di fallimenti delle iprese italiane fa paura, quasi 10mila nei primi 9 mesi dell’anno, ed i livelli sono i più alti di sempre con picco massimo osservato da più di un decennio nel periodo gennaio-settembre. A far registrare un forte aumento sono state soprattutto le liquidazioni delle società che non hanno depositato alcun bilancio nell’ultimo triennio.

Focalizzando l’attenzione sulle regioni, quella che più di tutti ha subito tale retrocessione è senza dubbio la Lombardia, con 2.250 fallimenti nei primi nove mesi: un aumento del 13 per cento. A seguire Emilia Romagna, Veneto e Lazio, percentuali altissime anche nelle regioni del sud Italia, mentre in controtendenza sono Liguria,-11 per cento, e Umbria -18 per cento. 

Sono 14mila le aziende che nel 2013 hanno avviato procedure di ‘liquidazione volontaria’ ed oltre 50mila le ‘liquidazioni’ nei primi nove mesi dell’anno. La causa senza dubbio è attribuita all’attuale situazione economica, ma non solo. Sempre più esperti del settore affermano che data la legislazione in vigore, sarebbe favorito chi chiude per non pagare i crediti. Ma tutto ritorna sempre sullo stesso punto, le tasse, barricata spesso impossibile da superare, che nel tempo ha piegato e spezzato in due la struttura centenaria del made in Italy.




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