Imprese femminili: aumentano più delle altre

L'ultimo rapporto Confcooperative-Censis rileva che il numero delle aziende guidate da donne cresce più delle altre. Soprattutto al Centro e al Sud

Altro che sesso debole! Stando all’ultima rilevazione di Confcooperative-Censis, le imprese femminili hanno una marcia in più perché aumentano ad un ritmo più sostenuto. “La condizione di svantaggio che ha caratterizzato il ruolo delle donne nell’occupazione e nelle attività economiche in generale – ha commentato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini – ha sviluppato in loro una maggiore determinazione nel perseguire obiettivi di realizzazione nel lavoro. Soprattutto le più giovani, negli ultimi decenni, hanno investito di più in capitale umano”. E a sorprendere è il dato che riguarda l’ubicazione di queste imprese che, stando a quanto certificato dall’indagine, premia soprattutto il Centro e il Sud. Ma cosa fanno le donne alla plancia di comando? Scopriamolo insieme.

Crescita più sostenuta per le imprese “rosa”

Il Rapporto “Donne al lavoro, la scelta di fare impresa” ha preso in considerazione il biennio compreso tra il 2014 e il 2016, rivelando che dei 6 milioni e 74 mila imprese presenti su tutto il territorio nazionale, ben 1 milione e 332 mila (pari al 21,8% del totale) è guidato da donne. Ma c’è di più: la fotografia scattata da Confcooperative e Censis ha documentato che le aziende cosiddette “rosa” sono aumentate del’1,5%, mentre le altre hanno fatto registrare un incremento pari allo 0,5%. E a fare meglio di tutte, sono state le imprese cooperative, ovvero quelle nate dal sodalizio di più donne imprenditrici: tra il 2014 e il 2016, sono aumentate del 4,1%, raggiungendo il 22,1% del totale nazionale. La percezione, insomma, è che nel periodo preso in esame, le donne abbiano resistito di più agli urti della crisi e siano riuscite ad avviare più attività dei loro colleghi uomini.

Il Centro e il Sud fanno meglio del Nord

Entriamo un po’ più nel dettaglio: il rapporto ha rilevato che una buona quota di imprese femminili – il 23,7% del totale nazionale, pari a 476 mila unità – si trova nel Mezzogiorno. E che l’aumento delle aziende con donne al timone è stato più marcato al Centro (+2%) e al Sud (+1,8%) che al Nord (+1%). Cosa vuol dire? Che la presenza di aziende “rosa” si è fatta più importante nelle zone storicamente più svantaggiate del Paese dove le donne hanno, evidentemente, deciso di darsi da fare e di mettersi in gioco. Gli aumenti più significativi si sono registrati in Calabria e nel Lazio (+3,1%), mentre il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria e le Marche hanno fatto registrare dati negativi (in pratica, in queste regioni, il numero delle imprese femminili è sceso).

Il rapporto targato Confcooperative-Censis ha inoltre rilevato che la quota più alta di aziende a conduzione femminile, pari al 24,2%, si trova a Reggio Calabria, seguita dal 23,6% di Catania, dal 23,4% di Palermo, dal 23% di Messina e dal 22,5% di Cagliari. A stravincere – almeno percentualmente parlando – sono insomma le imprenditrici del “profondo Sud”, mentre – in termini assoluti – i numeri più alti si registrano a Roma (dove sono in piena attività ben 100 mila imprese femminili) e a Milano (dove se ne contano 60 mila). Ma quali sono i settori in cui si sono riscontrati gli avanzamenti più importanti? Quello dei servizi – tra il 2014 e il 2016, le aziende guidate da donne sono aumentate del 2% – e quelli dell’energia e delle costruzioni, che hanno fatto segnare un incremento del 2,6%.

Le donne scommettono sull’innovazione

E chiudiamo col dato che riguarda le start-up innovative. Anche in questo ambito, le imprenditrici italiane hanno fatto bene, visto che, nel primo trimestre del 2017, risultavano al comando di ben 918 imprese su un totale di 6.880. In pratica, il 13,3% di tutte le aziende italiane che hanno scelto di investire sull’innovazione è guidato da una o più donne. Che si sono specializzate nella produzione di software, nella consulenza informatica, nella ricerca e nello sviluppo e nei servizi ICT.  “Le donne sono capaci di interpretare al meglio l’andamento del mercato ha osservato Maurizio Gardini – perché c’è una chiara aderenza della dinamica delle imprese femminili ai segnali di crescita che provengono dai settori trainanti dell’economia italiana”. Le donne fiutano il vento, captano i segnali di crescita e s’impegnano per capitalizzare al massimo le loro competenze. Riuscendoci, con discreto successo, laddove meno te lo aspetti. Almeno in termini di presenza.



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