Imprenditoria femminile: cresce anche al Sud

Le donne a capo di un'azienda hanno dimostrato di saper resistere meglio dei loro colleghi uomini. E tra le straniere, le più intraprendenti sono state le cinesi e le rumene

Mettiamo definitivamente da parte l’etichetta di “sesso debole” applicata all’universo femminile. Anche perché una recente indagine realizzata dal Censis, su commissione della Confcommercio, ha dimostrato che le donne imprenditrici hanno saputo resistere meglio degli uomini agli “urti” della crisi. Senza negare l’esistenza di un gap di genere in ambito lavorativo che, anzi, rappresenta uno dei problemi più urgenti da risolvere, il secondo Forum di Terziario Donna che si è svolto lo scorso 16 ottobre a Palermo ha però voluto marcare l’accento sull’intraprendenza delle lavoratrici italiane. Che, anche nelle zone storicamente più svantaggiate, sono riuscite a centrare l’obiettivo.


Qualche dato? La ricerca realizzata dal Censis ha rilevato che, dal 2009 al 2014, l’incidenza dell’imprenditorialità femminile sul totale nazionale è passata dal 29,8 al 30,2%. E che le stime più alte non hanno riguardato, come ci si potrebbe aspettare, solo le donne del Nord, ma anche quelle del Centro-Sud. Nel 2014, infatti, la quota di imprenditrici operanti nelle regioni del Centro ha raggiunto il 31,2%, seguita dal 30,2% del Nord-Ovest, dal 30,1% del Sud e delle Isole e dal 29,3% del Nord-Est. Con punte particolarmente alte registrate ad Avellino (38,3%), Frosinone (37,3%), Benevento (37,1%) e Isernia (36,3%). E se vi state chiedendo in quale settore, le donne hanno dimostrato di saperci fare di più, sappiate che si tratta del terziario dove il 69,2% di tutte le imprese italiane è “rosa” (contro il 58,6% guidato da uomini). Più nel dettaglio, il campione analizzato dal Censis si è specializzato in sanità e assistenza sociale (58,7%), nel comparto dei servizi personali (54,8%), nel settore immobiliare (44,6%) e nell’ambito dell’istruzione (43,6%). E come già accennato, le imprenditrici del Bel Paese hanno tradito una maggiore resistenza dei loro colleghi in giacca e cravatta: se dal 2009 al 2013, infatti, la crisi ha “spazzato via” 205 mila imprenditori (equivalenti al 4,6%), nello stesso periodo, l’emorragia rilevata tra le donne si è fermata a 47 mila unità (equivalenti al 3,5%). E un discorso a parte meritano le imprenditrici straniere la cui incidenza, sul totale nazionale, si è attestata al 9,2% (contro l’11,6% degli uomini) ed è salita al 10,1% nel settore terziario. Le più intraprendenti sono state le donne cinesi (20,2%), seguite dalle rumene (9,6%), dalle marocchine (6,5%), dalle svizzere (6,1%) e dalle tedesche (5,4%). Mentre la Toscana, il Friuli Venezia Giulia e il Lazio sono state le regioni nelle quali le donne straniere sono riuscite a mettere su un’impresa con maggiore facilità.



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