Ilva: Fiom chiede intervento pubblico

Il segretario generale Maurizio Landini ha rimarcato il no all'ipotesi "spezzatino" auspicando un aiuto di Stato che possa garantire il futuro dei lavoratori

Dopo lo sciopero di qualche giorno fa (che secondo gli organizzatori ha registrato picchi di adesione significativi), i delegati Fiom dell’Ilva si sono incontrati ieri a Genova. Tra loro, anche il segretario generale, Maurizio Landini, che ha ribadito l’intenzione di andare avanti con le mobilitazioni e le proteste fino a quando non si otterranno risposte convincenti da parte del Governo. Risposte che non dovranno rassicurare solo sul futuro del gruppo, ma su quello dell’intero sistema siderurgico italiano.


In attesa di sapere chi subentrerà alla guida dell’Ilva (le manifestazioni di interesse pervenute fino a qualche giorno fa dovranno adesso essere valutate con attenzione), il sindacato dei metalmeccanici della Cgil continua dunque la sua battaglia a sostegno dei lavoratori. E propone le sue ricette per la ripartenza: “Non ci interessa il nome di chi si candida a comprare o affittare l’Ilva, ma il progetto industriale – ha detto ieri Landini, alla presenza degli altri delegati Fiom incontrati a Genova – e oggi non vedo alcun gruppo industriale che abbia la forza, da solo, di rilanciare o risanare questo gruppo. Per farlo, bisogna investire almeno tre o quattro miliardi, pensiamo che ci sia bisogno di un intervento pubblico che garantisca il futuro”. Di più: “Va salvaguardata l’integrità del gruppo ha precisato Landini – Se qualcuno pensa a uno ‘spezzatino’, noi non siamo d’accordo; non accettiamo ipotesi che indeboliscano la struttura produttiva e l’occupazione del gruppo”. 

Sul piede di guerra anche il segretario della Fiom Liguria, Bruno Manganaro: “Rischiamo che a giugno ci presentino il pacco di Natale – ha detto riferendosi al Governo – e che ci dicano: prendere o lasciareRischiamo che ci facciano discutere se è meglio la cordata italiana o straniera, con Fim e Uilm più disponibili se prevale la cordata italiana, che però ha tante ambiguità perché rischiamo di trovarci con un piano industriale che metterà in gioco subito i livelli occupazionali, con una scatola dove vadano gli esuberi. E’ una soluzione che non accettiamo – ha tagliato corto il sindacalista – Noi dobbiamo dire qual’è la nostra manifestazione di interesse e se i punti che poniamo non ci sono nel piano industriale, si torna in piazza. Questa partita la dobbiamo giocare fino in fondo, anche da soli, perché ne va della nostra gente”.

E infatti la mobilitazione del sindacato non si ferma qui: lunedì prossimo a Roma, Fim, Fiom e Uilm daranno vita a un’iniziativa congiunta per chiedere al Governo l’apertura di un tavolo nazionale sul futuro della siderurgia. Mentre a marzo, la Cgil e la Fiom dovrebbero rincontrarsi a Taranto per fare il punto sul processo di vendita dell’Ilva.



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