Il mobbing sul posto di lavoro: cosa è e come difendersi

Un milione e mezzo di lavoratori su 21 milioni di occupati in Italia è vittima del mobbing (monitoraggio Ispesl). È un fenomeno diffuso in tutti i paesi cosiddetti occidentali ma negli ultimi anni, i dati delle varie ricerche stanno riportando risultati allarmanti. Forse questo fenomeno è sempre esistito e nessuno gli aveva dato un nome o forse veramente sta prendendo piede in maniera massiccia solo negli ultimi anni. In qualunque caso non va sottovalutata l’entità di questo problema sociale che turba la vita di moltissimi onesti lavoratori.


La cosa peggiore di questo fenomeno è l’omertà che lo circonda. Purtroppo, infatti, il lavoratore “colpito” da mobbing è spesso lasciato solo dalle istituzioni ma soprattutto messo in disparte dai colleghi che lo isolano nella speranza di non venir coinvolti anche loro in questo processo.

 

Il lavoratore si trova quindi, oltre che provato fisicamente e psicologicamente, anche isolato dal resto del suo mondo. Questa forse è la peggiore conseguenza che il mobbing possa portare ed è proprio questa la maggiore causa scatenante per il volontario allontanamento dal posto di lavoro.

COS’E’ IL MOBBING

Il mobbing sul posto di lavoro può essere definito come un insieme di comportamenti molesti messi in atto da uno o più individui nei confronti di un altro individuo che, prolungati nel tempo, lede la dignità personale e professionale nonché la salute psicofisica del lavoratore “vittima”. Quest’aggressione sistematica e continuativa viene attuata con diverse modalità e gradualità e con chiari intenti discriminatori. Tra i comportamenti molesti possiamo elencarne i più comuni: umiliazioni, vessazioni, abusi psicologici, demansionamento, emarginazione, maldicenze, etc. Questi atteggiamenti presi singolarmente non raggiungono la soglia del reato ma, nell’insieme, costituiscono la causa del danneggiamento psicofisico della vittima.

Per poter parlare di mobbing, i comportamenti molesti devono durare più di 6 mesi e devono essere funzionali alla espulsione “indiretta” del lavoratore.

Si possono descrivere diverse modalità di mobbing. Le principali sono:

  • Il mobbing verticale: è attuato da un superiore nei confronti di un subordinato o viceversa da parte di un gruppo di dipendenti verso un superiore.

  • Il mobbing orizzontale: tra pari grado.

  • Il mobbing collettivo: è spesso messo in atto come strategia aziendale volta a ridurre o razionalizzare gli organici ed rivolto a gruppi di persone.

Il mobbing si attua attraverso fasi ben codificate (Secondo Leyman):

  • Prima fase: Segnali premonitori.

Fase breve e sfumata nella quale si cominciano a notare delle “anomalie” nelle dinamiche delle relazioni di tipo professionale e non.

  • Seconda fase: Mobbing e stigmatizzazione.

Si rende manifesto il comportamento mobbizzante. Cominciano gli attacchi alla reputazione volti ad isolare la vittima dal contesto lavorativo. Ci sono continui richiami e critiche per dequalificarla e demotivarla professionalmente.

  • Terza fase: Ufficializzazione del caso.

La vittima denuncia la sua condizione. Nella maggior parte dei casi la responsabilità di questa situazione viene, esplicitamente o no, attribuita alla stessa vittima in quanto inadatta al contesto lavorativo.

  • Quarta fase: Allontanamento.

È la fase conclusiva dell’azione mobbizzante. La vittima è completamente isolata e inizia a manifestare i sintomi di depressione e somatizzazione della situazione. Questa è la fase in cui il lavoratore stremato sceglie di dare le dimissioni.

LEGISLAZIONE

In Italia non esiste alcuna legge che tuteli dal mobbing. Si riconduce il danno subito in casi di accertate situazioni di mobbing a “lesioni personali gravi o gravissime, anche colpose che sono perseguibili di ufficio e si ritengono di fatto sussistenti nel caso di riconoscimento dell’origine professionale della malattia”.

L’Italia in pratica ha pensato bene di non adeguarsi alle direttive dell’unione Europea che, in effetti, non ha fatto obbligo esplicito agli stai membri di adeguarsi alla risoluzione del parlamento europeo sul mobbing sul posto di lavoro (2001/2339(INI))

Un libro verde del Parlamento Europeo, “Il mobbing sul posto di lavoro”, del 16 luglio 2001, introduceva il dibattito in tema di mobbing in sede comunitaria. La successiva risoluzione del Parlamento europeo sul mobbing sul posto di lavoro (2001/2339(INI)) è uno dei primi riferimenti normativi in materia, che però, come dicevamo, non è stato recepito nell’ordinamento italiano.

Secondo una sentenza della Corte Costituzionale, l’accertamento del danno da mobbing esige “una valutazione unitaria degli episodi denunciati dal lavoratore, i quali raggiungono la soglia del mobbing ove assumano le caratteristiche di una persecuzione, per la loro sistematicità e la durata dell’azione nel tempo” (Corte Costituzionale sentenza n. 359 del 19 dicembre 2003, in G.U.R.I., serie speciale, n. 51 del 24 dicembre 2003)

In pratica per la legge italiana non risulta impossibile ma molto complicato e soprattutto molto lungo, provare di aver subito mobbing sul posto di lavoro. La strada è molto lunga e impervia soprattutto se percorsa da soli. Il nostro consiglio, se ci si trova in una presunta situazione di mobbing, è di rivolgersi a strutture competenti in materia per avere tutte le informazioni necessarie ed essere assistiti legalmente.

COME MUOVERSI

Come dicevamo all’inizio, il problema fondamentale di chi è vittima di mobbing è la solitudine. Si trova solo, non solo formalmente, ma soprattutto psicologicamente. Da un lato tutti i colleghi cominciano ad allontanarsi gradualmente, vittime anche loro della paura di essere mobbizzati. Dall’altro ci si sente in difficoltà nei rapporti interpersonali, viste le ingiurie e le diffamazioni che pesano sulla immagine e sulla reputazione della vittima. Il risultato è un pieno e totale isolamento. In questa condizione è difficile guardare la situazione in maniera oggettiva e spesso ci si chiude in un pessimismo “cosmico”. A questo punto ogni cosa riconduce al mobbing, non si è più oggettivi nella lettura dei fatti, ci si sente alienati sia professionalmente che umanamente. La situazione sembra irreversibile.

Cosa fare?

Non prendere decisioni affrettate. In queste condizioni non si è in grado decidere oggettivamente. La prima regola è non prendere nessuna decisione irreversibile. Le dimissioni non sono la soluzione anche se sembrano l’unica strada verso la liberazione da questa situazione insostenibile.

Anche se la condizione psicofisica non è delle migliori è il momento di rimboccarsi le maniche e cominciare a fare qualcosa di costruttivo per la risoluzione del problema.

Se non lo avete già fatto prima, è il momento di rivolgersi ad una struttura in grado si assistervi. Di seguito abbiamo selezionato una serie di link ad associazioni e sindacati specializzati.

Il primo consiglio che vi verrà dato è di cominciare ad appuntare in maniera accuratissima ogni cosa che si possa ricondurre alle pressioni che state subendo. Come abbiamo appena detto è probabile che non si sia del tutto oggettivi, quindi riportare in maniera dettagliata i fatti aiuterà il legale a selezionare quelli di maggiore rilevanza. Inoltre sarà molto utile conservare qualunque documento che, secondo il vostro parere, sembra finalizzato a rendervi la vita difficile o semplicemente fastidiosa (mail, note scritte, ordini di servizio…).

Contemporaneamente sarà opportuno redigere un calendario con i sintomi psicologici e fisici che si possono ricondurre al mobbing. L’ideale sarebbe anche raccogliere testimonianze di colleghi e familiari. Se la situazione psicofisica ci sembra in pericolo sarebbe opportuno rivolgersi alle strutture di salute mentale della nostra città. Molte hanno la divisione “mobbing”. Raccogliere documentazione medica in tal senso, soprattutto proveniente da strutture pubbliche, è un altro passo molto importante.

Fare queste piccole cose vi aiuterà psicologicamente ad affrontare meglio questa spiacevole situazione. Potrà sembrare complicato e forse inutile all’inizio ma vi possiamo assicurare che ne raccoglierete i frutti sia dal punto di vista legale che psicologico. Fare qualcosa di costruttivo vi aiuterà a reagire, ad osservare oggettivamente la situazione e quindi ad uscire dalla situazione di isolamento psicologico.

A CHI RIVOLGERSI

http://www.mimamobbing.org/

http://www.stopmobbing.org/

http://www.stopmobbing.org/

 




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