Il lavoro è stabile solo per pochi: parola dell’Ilo

Le differenze tra i vari Paesi del mondo restano profonde. Così come il gap tra lavoratori e lavoratrici e tra dipendenti e autonomi

Non è una fotografia confortante quella scattata dall’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) nel “World Employement and social uotlook 2015” presentato questa mattina a Roma, nella sede centrale della Cgil. Il rapporto, che ha coinvolto 86 Paesi diversi, ha rilevato che solo un quarto dei lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato, mentre i restanti tre quarti hanno un contratto a scadenza o non ce l’hanno affatto. Il lavoro rimane, insomma, altamente instabile e contribuisce, soprattutto nelle zone più disagiate del mondo, a complicare le situazioni di disparità e povertà.


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Più nel dettaglio: oltre il 60% del campione monitorato risulta senza contratto. Si tratta di una condizione altamente diffusa nei Paesi in via di sviluppo dove lavorare (senza essere retribuiti) significa molto spesso aiutare l’attività di famiglia ad andare avanti. Di contro, meno del 40% dello stesso campione ha un contratto a tempo indeterminato, soprattutto nelle economie più avanzate. Se nei Paesi industrializzati e in buona parte dell’Europa, infatti, 8 lavoratori su 10 sono dipendenti, in Asia e in Africa la loro quota scende al 2%. Mentre sale, un po’ ovunque, la percentuale di lavoratori part-time, soprattutto tra le donne, che lavorano meno di 30 ore a settimana (sono poco più del 17%). E se, come è facile immaginare, il divario di genere resta una delle criticità più profonde da risolvere, non meno attenzione merita il gap tra lavoratori dipendenti e autonomi notoriamente meno sicuri e garantiti. Dal rapporto – che ha fatto riferimento agli ultimi dati disponibili, quelli del 2013 – è infatti emerso che al 52% dei lavoratori dipendenti iscritti a un sistema pensionistico corrisponde un ben più contenuto 16% di lavoratori autonomi. “Questi nuovi dati – ha commentato il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryderindicano una crescente diversificazione del mondo del lavoro. In alcuni casi, le forme atipiche possono aiutare le persone ad accedere al mercato del lavoro, ma questi nuovi cambiamenti riflettono anche la diffusione di un’insicurezza che colpisce oggi numerosi lavoratori in tutto il mondo. Lo spostamento che osserviamo del rapporto di lavoro tradizionale verso forme atipiche di occupazione è, in molti casi, associato a un aumento delle disuguaglianze e della povertà in diversi Paesi”.

 




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