Il lavoro dopo la laurea

Il rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, presentato nel 2010 alla sede della Conferenza dei rettori, (Crui) sintetizza nei suoi aspetti più rilevanti relativi ai giovani che hanno iniziato a lavorare una volta acquisita la laurea.


Tutti i tipi di laurea esaminati hanno manifestato bruschi segnali di frenata della capacità di essere assorbiti dal mercato del lavoro: tra i laureati di primo livello il tasso di occupazione è sceso di quasi sette punti percentuali, tra i colleghi specialistici la contrazione registrata è di oltre sette punti, mentre tra gli specialistici a ciclo unico in cui il tasso di occupazione è nettamente inferiore alla media a causa dell’elevata quota di chi prosegue la propria formazione con attività necessarie alla professione, è di oltre cinque punti percentuali.

La possibilità di trovare un lavoro stabile a dodici mesi dall’acquisizione del titolo, è in calo rispetto alla precedente rilevazione, con la sola eccezione degli specialistici a ciclo unico per i quali il lavoro stabile è rimasto sostanzialmente invariato ed è pari al 36%. La contrazione è di tre punti percentuali per i laureati di primo livello, mentre è di due punti per i colleghi specialistici.

Un altro elemento riguarda lo stipendio dei giovani che lavorano e che hanno conseguito una laurea specialistica, i quali presentano una busta paga da 1.057 euro, più leggera rispetto all’anno precedente.

Il guadagno a un anno supera complessivamente i 1.050 euro netti mensili: in termini nominali riscontriamo1.057 euro per i laureati specialistici; 1.109 euro per i laureati di primo livello, 1.110 per gli specialistici a ciclo unico. Rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni nominali sono in calo per tutte le tipologie di lauree considerate: la contrazione oscilla dal 2% tra i laureati di primo livello, al 3% tra i colleghi a ciclo unico fino a lievitare al 5% tra quelli specialistici.

Con tali premesse è naturale attendersi un quadro ancor più critico se si considerano le retribuzioni reali, in altre parole se si tiene conto del mutato potere d’acquisto.

Autorevoli fonti ufficiali dicono che nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati presentano un tasso di occupazione di oltre dieci punti percentuali maggiore dei diplomati.

Quali sono i requisiti che possono aiutare un giovane laureato a trovare un lavoro dopo aver terminato il proprio corso di studi?

Secondo l’ultima indagine realizzata da Gidp, attraverso un’intervista volta all’associazione dei direttori del personale delle aziende italiane, quello che può aiutare un giovane laureato ad ampliare le proprie possibilità di successo nel trovare un lavoro è la perfetta conoscenza di una lingua straniera. A dirlo sono il 35% delle imprese sentite dall’associazione.

Il fenomeno si è ulteriormente evidenziato anche perché tra le imprese medio grandi, il peso delle multinazionali nell’ultimo triennio si è notevolmente accresciuto. Ma la percentuale sale ancora di più se a queste si aggiungono l’altro 10 % di aziende che preferisce che il candidato conosca anche più di una lingua straniera.

Dunque la conoscenza di due o più lingue straniere unita alla versatilità di un candidato, possono rappresentare una marcia in più per entrare nel mercato del lavoro.

A parte l’inglese, il tedesco resta una lingua importante e poco conosciuta poiché relativamente difficile. Ma anche altre lingue dei Paesi emergenti, presentano delle opportunità da non sottovalutare per lavorare sul filone dell’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Se si guarda alla banca dati del Consorzio di AlmaLaurea, che coinvolge cinquanta atenei e comprende circa 900 mila laureati, il 17,8 % afferma di conoscere perfettamente l’inglese; molti di meno, sono invece quelli che parlano il francese di cui circa il 5,7%; per ciò che riguarda lo spagnolo, i risultati sono intorno al 3,4 % e per quanto riguarda la conoscenza della lingua tedesca sono circa l’1,6 %.

Secondo il sondaggio di Eurobarometro, che non riguarda solo i laureati, ma tutta la popolazione, solo il 41% degli italiani conosce almeno una lingua straniera rispetto a una media del 56%. In Svezia sono il 90% e in Danimarca l’88 %. Quanto a due lingue straniere, il numero degli italiani scende al 16 % rispetto a una media europea del 28%.

Un altro fattore da considerare è che in questi ultimi anni molte aziende nella ricerca del personale da assumere richiedono sempre più frequentemente “esperienza”. In questa situazione sono consigliati gli stage o tirocini anche all’estero che consentono di maturare concretamente le proprie competenze nello stesso tempo possono rappresentare un’opportunità per entrare in contatto con aziende e farsi conoscere.

Quali sono le lauree più richieste nel mercato del lavoro e cosa chiedono le aziende?

Si aggiudicano il podio tra i titoli di laurea più ricercati dalle aziende: economia,ingegneria ed informatica.

Secondo i direttori del personale a fare la differenza tra i candidati sono la conoscenza delle lingue (22,50%), la motivazione (19,38%) e la disponibilità a spostarsi per lavorare (10,85%). A queste tre caratteristiche si aggiunge la laurea conseguita nei tempi previsti e l’aver frequentato un master di specializzazione.

Il prestigio dell’ateneo in cui è frequentata l’università è considerato importante solo dal 4% delle aziende. Positiva è invece la valutazione nei confronti di chi ha già lavorato o colto l’occasione di svolgere uno stage durante il periodo universitario.

Tra le lingue di cui è maggiormente apprezzata la conoscenza, abbiamo: l’inglese al primo posto, che raggiunge il 65%, il francese quasi al 17% e al 12,74% il tedesco. Negli ultimi tempi inizia a emergere anche il cinese e il russo che per ora si attestano, però, sotto all’1%.

Le carenze che i direttori del personale riscontrano nei neolaureati quinquennali sono in primo luogo la mancanza di conoscenza del mondo del lavoro , seguita dalla mancanza di conoscenza delle lingue e lo scarso adattamento e flessibilità .

Tra le caratteristiche personali più richieste dalle aziende troviamo: la capacità di mettersi in gioco, l’abilità nell’analisi e risoluzione dei problemi .

Alcune indagini denotano infine una differenza di opportunità tra i laureati del nord e del sud d’Italia: i laureati del sud sono quelli più penalizzati nel trovare un lavoro nel luogo di residenza e in molti casi sono costretti a emigrare al nord o all’estero per avere uno sbocco professionale adeguato alle proprie competenze e al proprio livello d’istruzione. In tal senso servirebbero interventi rigorosi d’inclusione sociale per evitare che i giovani restino ai margini ma soprattutto occorrerebbe incrementare e favorire tutti quei progetti che consentano ai giovani più competenti di mettere in pratica le proprie risorse professionali affinché possano determinare un maggior sviluppo nel proprio territorio.

Il discorso vale in particolare per quelle regioni che presentano un più alto tasso di giovani neolaureati che emigrano come la Campania, la Calabria, la Puglia e la Sicilia.

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