Il lavoro dopo la laurea? Arriva solo per la metà degli italiani

A tre anni dal conseguimento del titolo, solo il 52,9% dei "dottori" italiani riesce a trovare un impiego. Nel resto d'Europa succede invece all'80,5%

La vita degli studenti universitari non è uguale per tutti. Né tanto meno la sorte che spetta loro, una volta usciti dagli atenei, con il sudato pezzo di carta in tasca che dovrebbe agevolare il loro ingresso nel mondo del lavoro. La laurea conseguita in Italia, per dire, non concede le stesse occasioni di quella presa in Germania, visto che, a tre anni dal conseguimento del titolo, solo il 52,9% dei nostri “dottori” riesce a trovare un impiego, mentre nel Paese di Frau Merkel, succede a molti più laureati. I dati messi nero su bianco dall’Eurostat parlano chiaro: trovare il lavoro a conclusione degli studi non è quasi mai facile; ma in alcuni Paesi come il nostro può risultare davvero difficile. E a passarsela peggio sono i diplomati: il lavoro (dopo i soliti tre anni) arriva solo per il 30,5% di loro, fatta eccezione per i diplomati professionali la cui percentuale sale (si fa per dire) fino al 40,2%.


laureati

image by ImageFlow

L’indagine condotta dall’Eurostat, relativa al 2014, ha rilevato che la media europea dei 20-34enni usciti dal percorso formativo che hanno trovato un impiego, a tre anni di distanza dalla fine dei loro studi, si attesta al 76%, mentre in Italia si ferma al 45%. Si tratta di un gap evidente, che si fa addirittura allarmante, se messo a confronto con i primi della classifica come la Germania (90%) e il Regno Unito (83,2%), ma anche con la Francia (75,2%). Nello specifico: se, come già detto, la percentuale di laureati italiani che riesce a portare a casa uno stipendio, a tre anni di distanza dall’uscita dall’università, si attesta al 52,9% (poco più di uno su due), la media europea fa registrare invece una percentuale ben più alta pari all’80,5%. E se i diplomati italiani occupati superano di poco la soglia del 30%, nel resto d’Europa, invece, il 59,8% ha un impiego. 

Ma quali sono le cause di un ritardo così marcato? (Peggio di noi, nell’intero Continente, fa solo la Grecia). Indubbiamente la crisi economica degli ultimi anni, che ha determinato una flessione generale dei tassi di occupazione, ma anche gli interventi legislativi sulle pensioni che hanno progressivamente innalzato l’età pensionabile dei lavoratori italiani, intralciando il cosiddetto “ricambio generazionale”. Il divario tra l’Italia e gli altri Paesi d’Europa si fa ancora più evidente se si analizzano i dati che riguardano il lasso di tempo compreso tra il 2008 e il 2014. In questi 6 anni, infatti, secondo l’Eurostat, la percentuale dei giovani con un titolo in tasca che hanno trovato lavoro è scesa quasi ovunque, ma in proporzioni differenti. Se, per dire, il calo della media europea ha fatto registrare il passaggio dall’82 al 76%; in Italia si è assistito a un vero e proprio tracollo, con la perdita di quasi 20 punti percentuale (dal 65,2 al 45%). In controtendenza il dato tedesco dove la percentuale è passata dall’86,5% del 2008 al 90% del 2014, mentre la situazione nel Regno Unito è rimasta sostanzialmente stabile (dall’83,6 all’83,2%).




CATEGORIES
Share This

COMMENTS