Il lavoro aumenta, ma non per tutti

Per i nati negli anni '80 le cose non vanno particolarmente bene: il loro tasso di occupazione (su base mensile) scende e quello di disoccupazione sale

I dati diffusi ieri dall’Istat hanno fatto gongolare i governanti. Con il premier Matteo Renzi in testa, svelto nell’attribuire i meriti dei miglioramenti registrati dall’istituto di statistica al Jobs Act. Evitando di inoltrarci in terreni cedevoli circa la supposta “bontà” della riforma del lavoro, ci limiteremo qui ad osservare i numeri snocciolati dall’Istat che – come vedremo – non certificano “passi avanti” per tutti.


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L’ultima indagine dell’istituto, che fa riferimento al mese di novembre, ha rilevato che la percentuale degli occupati, rispetto a ottobre, è aumentata dello 0,2% (corrispondente a 36 mila unità); quella dei disoccupati è scesa dell’1,6% (pari a 48 mila unità) e quella degli inattivi è rimasta stabile. Il tasso di occupazione si attesta al 56,4%, quello di disoccupazione all’11,3% (38,1% tra i giovani) e quello di inattività resta fermo al 36,3%. Rispetto all’anno precedente, il tasso di disoccupazione è sceso del 14,3% (coinvolgendo 479 mila persone), il tasso di occupazione è salito dello 0,9% (206 mila unità) e quello di inattività è aumentato dell’1% (138 mila). Gli avanzamenti rilevati dall’Istat (che non devono certo essere taciuti) non sembrano autorizzare letture troppo entusiastiche. Anche perché la situazione occupazionale risulta ancora particolarmente compromessa per una specifica fascia di età: quella dei 25-34enni.

Le stime dei giovani italiani (quelli nati negli anni ’80) sono infatti le meno confortanti. Rispetto al precedente mese di ottobre, il loro tasso di occupazione è sceso, a novembre, dello 0,8%, mentre il tasso di disoccupazione è aumentato dello 0,1% e quello di inattività è salito dello 0,9%. Nessun miglioramento si è, insomma, registrato per loro, visto che la quota dei disoccupati è aumentata (anche se di poco) e quella degli occupati si è invece assottigliata. Rispetto all’anno precedente, il tasso di occupazione dei 25-34enni italiani è calato dello 0,2% mentre il tasso di inattività è aumentato del 2,2%. Unica nota positiva, la flessione del 2,1% del tasso di disoccupazione su base annuale. Trattandosi di quel campione di italiani che dovrebbe fornire le risorse lavorative più efficaci (anche solo perché le più fresche), le stime dell’Istat non incoraggiano – almeno a nostro parere – a vedere troppo rosa.



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