Il fenomeno della disoccupazione al Sud: penalizzati i giovani e le donne, ma cresce l’autoimprenditorialità femminile

 

I dati rilevati dall’ISTAT, evidenziano in Italia una recessione occupazionale che, senza interventi concreti, potrebbe assumere caratteri di allarme. Il nuovo lavoro prodotto è a grande maggioranza precario o a part-time involontario, questo conferma le difficoltà della produzione, la sua scarsa qualità e una quantità oraria di lavoro che non cresce. A questo si aggiunge anche un forte calo di diritti delle persone. Il rapporto diffuso dall'Istat, relativo a maggio 2012, evidenzia una diminuzione dello 0.7% nel numero dei disoccupati a livello nazionale, che rispetto ad aprile cala di 18 mila unità, attestandosi su 2.584 soggetti, ma registra un aumento tendenziale tanto per gli uomini (28.2%) che per le donne (23.6%). E per queste ultime, al Sud la situazione è drammatica. Secondo il dossier “La condizione e il ruolo delle donne per lo sviluppo del Sud”, nella fascia di età 15-34 anni al Sud nel 2010 lavorava regolarmente meno di una giovane su quattro, con un tasso di occupazione fermo al 23,3%, per ciò che riguarda le donne laureate esse rischiano di restare a casa con bambini e anziani a causa del sistema di welfare che ostacola la conciliazione lavoro-famiglia. E non va meglio alle under 64, con un tasso di occupazione del 30.5%, distante quasi 30 punti percentuale da quello della media europea, di 58.2%. Secondo lo Svimez i dati sull’occupazione femminile forniti nel 2012, non sono reali, in quanto non tengono conto di coloro che dopo diverse esperienze di precariato vengo assorbite nel cosiddetto lavoro sommerso. Sottraendo queste donne al “limbo statistico di chi non è occupato nè disoccupato”, la cifra delle disoccupate triplica, passando da 393 mila da 953 mila. Se a queste donne si aggiungono coloro che sarebbero disponibili a lavorare, ma hanno smesso di cercare un impiego, delle 893 mila donne italiane che si trovano in questa condizione 575mila sono del sud. Nel Sud d’Italia il tasso di disoccupazione è addirittura doppio rispetto al pur allarmante dato medio europeo. Nel meridione è disoccupato circa un giovane su tre e le possibilità di trovare un lavoro diminuiscono ancora se a cercarlo è una donna giovane.

Chi ha più difficoltà a trovare un occupazione nel Mezzogiorno?

La disoccupazione nel Sud non ha tra le cause principali esclusivamente la recessione, la crisi economica , il ciclico calo della domanda, ma si configura come disoccupazione di lunga durata. Al sud a pagare il prezzo più elevato sono le giovani donne: solo il 16,9% delle giovani tra i 15 e i 29 anni lavora, ovvero meno di una su due. L’Istat non registrava un livello così basso fin dall'inizio delle serie storiche trimestrali, cioè dal secondo trimestre 2004. Sui dati per le giovani al sud, pesa anche la percentuale di studentesse. Ma alzando la fascia d'età, il miglioramento è minimo: tra le 18-29enni del Mezzogiorno, l'occupazione è al 20,7%. Tra i 15 e i 34 anni l’occupazione delle donne è al 23,8% e tra i 35 e i 64anni è del 36,8%. Resta evidente il divario con il Nord, dove la quota delle giovani occupate tra i 18 e i 29 anni è del 45,7% e con la media nazionale, per la componente femminile che è pari al 34%. La forbice si amplia ancora di più nel confronto con i ragazzi che vivono al nord: nell'Italia settentrionale, per la stessa fascia di età tra i 18-29 anni risulta occupato il 56%. Inoltre tra le ragazze meridionali tocca dei picchi anche il tasso di disoccupazione, superiore al 39%. Tra chi è disoccupato e chi ha un occupazione, è altissima la fascia delle giovani che non sono né studentesse, né lavorano o sono in cerca di lavoro. L’esclusione dal mercato del lavoro riguarda poi anche la parte a più elevata formazione delle giovani donne. Tra i diplomati e i laureati: è circa il 30% il numero dei laureati del meridione, al di sotto dei 34 anni, che non lavora . Sono sempre di più i giovani di sesso maschile e ancor più le donne che nonostante una preparazione di alto livello, sono costretti a vivere dipendendo ancora dalle generazioni più anziane.

Quali sono le cause della disoccupazione al sud … in particolare di quella femminile?

Ci sono molti ostacoli nel mercato del lavoro soprattutto al sud: uno tra questo è sicuramente il fallimento dalla manodopera industriale che è doppia rispetto al centro-nord, così come l’impiego della cassa integrazione è maggiore. Si aggiunge a tutto ciò il minor numero di rientri sul posto di lavoro rispetto al nord e la dispersione scolastica. Un’altra causa è da attribuire ad una certa mentalità e cultura da parte delle stesse imprese che spesso hanno una certa reticenza ad aprirsi a processi innovativi realizzando rapporti di rete nel territorio e tra le stesse imprese. Spesso il mercato economico al sud è costituito da piccole e medie imprese che fanno fatica a crescere. La ridotta presenza di donne nelle imprese è dovuta al fatto che le donne debbano affrontare nel proprio ciclo di vita alcune fasi come “la gravidanza” e “ la crescita dei figli” e ciò spaventa gli imprenditori , specialmente i piccolissimi imprenditori, preoccupati, perché questo aspetto determinerebbe un maggiore costo all’azienda o una minore prestazione e impegno in azienda da parte delle donne ed è per questo motivo che preferiscono assumere un uomo. Da quanto si apprende, l’Istat individuerebbe la causa della disoccupazione femminile, nell’importanza che ancora si da al ruolo della donna come “portatrice di valori domestici”. Nel 2009 infatti più di un quinto delle donne, ha lasciato il posto di lavoro per il matrimonio, i figli o altri motivi inerenti la sfera familiare, mentre 800mila donne circa hanno dichiarato di essere state licenziate o indotte a lasciare il posto di lavoro a causa di una gravidanza. Cosa ne pensate di questo grave problema? Cosa si potrebbe fare per porre rimedio e favorire una maggiore occupazione e in particolar modo a quella delle donne ?

Aumentano le imprese femminili al Sud

Le donne del sud se da un lato sono le più penalizzate a trovare un lavoro, dall’altro sono quelle che seguono maggiormente la strada dell’imprenditorialità come sbocco occupazionale e di auto realizzazione. Sono oltre 1,4 milioni le imprese femminili in Italia e le più diffuse sono al Sud, operando preferibilmente nel commercio, in agricoltura e nei servizi alle persone, dove guidano un’ impresa su due. Il Mezzogiorno si evidenzia per i valori più elevati di femminilizzazione del tessuto imprenditoriale. Oltre 500 mila imprese costituite da donne sono al Sud tanto da dare a quest’area del paese il tasso più alto di femminilizzazione pari al 26%, seguito dal Centro con il 24% e dal Nord Ovest 22%, per arrivare a toccare il livello più basso con il Nord Est 21%. Nella classifica delle regioni vincono Molise, Basilicata ed Abruzzo con rispettivamente il 31, il 28 e il 27,7%, di imprese femminili, fanalino di coda Emilia Romagna, Trentino e Lombardia che stanno più o meno intorno al 20%. Se dalle regioni passiamo alle dieci città metropolitane troviamo in testa Napoli con un 26% di imprese femminili , ultima Milano con un 20% di “imprese donne”. Tra le province con il tasso di imprenditoria femminile più elevato al sud troviamo: Avellino 33,3%, Benevento 32,5%. Al contrario, invece, sono tutte del settentrione le province ad avere il rapporto più basso tra imprese guidate da donne sul totale delle imprese: Reggio Emilia 17,2%, Trento e Parma sul 19 %. Ma soprattutto crescono due volte più della media nazionale a testimonianza del fatto che se il mondo del lavoro fa fatica ad offrire opportunità adeguate, le donne comunque non si sentono da meno dei loro compagni uomini e dimostrano una voglia di affermazione anche superiore, decidendo di avviare una propria attività economica indipendente. Sono le imprenditrici italiane fotografate dall’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile di Unioncamere, l’indagine semestrale realizzata da Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio. Le imprese femminili non crescono solo nelle attività più tradizionalmente esercitate dalle donne come il commercio, la cura della persona e l’istruzione ma anche e in modo crescente nei servizi: dai servizi alle imprese (intermediazione immobiliare, informatica, ricerca), alla ristorazione e all’accoglienza, senza trascurare attività più ‘maschili’ come le costruzioni o i trasporti. Pur rimanendo consistente, si va invece lentamente riducendo la quota di imprese rosa nell’agricoltura.

La Puglia tra le prime regioni a dotarsi di una legge sulla conciliazione vita – lavoro

Ricordiamo , inoltre che la Camera di Commercio di Bari è stata fra le prime in Italia a istituire il C.I.F, nel 2000, prendendo atto della necessità di un sostegno alle iniziative delle donne baresi. Il quadro di riferimento, anche normativo, oggi è fortemente cambiato ,basta considerare fra l’altro che la Puglia è stata fra le prime regioni a dotarsi di una legge sulla conciliazione vita-lavoro e che all’orizzonte c’è l’attuazione della nuova normativa sulla governance pubblica e privata che, a partire dal prossimo agosto, imporrà una rappresentanza femminile del 15 per cento minimo nei consigli d’amministrazione delle società e negli organismi di vertice degli enti locali. Esistono molti esempi di donne del sud che si sono distinte per aver saputo fare impresa e dare un notevole contributo allo sviluppo del proprio territori, dimostrando che quando alle donne viene data un’opportunità riescono spesso a dare risposte capaci di determinare crescita e sviluppo nel nostro paese.

Due imprenditrici del sud tra i Cavalieri del Lavoro

Tra i venticinque nuovi Cavalieri del lavoro, due sono imprenditrici napoletane. Si tratta di Grazia Bottiglieri, per il settore armatoriale, e Silvana Fucito, per il commercio. Aumenta, così, la presenza delle donne che rappresentano l’élite imprenditoriale del Paese. Dei 557 Cavalieri attuali, trenta sono donne e 4 di queste fanno parte del Gruppo del Mezzogiorno, formato da Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. E proprio il presidente del gruppo del Mezzogiorno, Maria Laura Cafiero Mattioli ha espresso soddisfazione per le tre nuove nomine, durante la conferenza stampa all’hotel Excelsior di Napoli: «Da presidente, faccio le mie congratulazioni ai neo Cavalieri, che hanno mostrato competenza, professionalità e impegno, ognuno nel suo settore. Grazia Bottiglieri , ha proseguito Cafiero – è la rappresentante di una delle più importanti e antiche aziende armatoriali; Silvana Fucito è l’emblema del coraggio, della lotta continua contro l’illegalità». Maria Laura Cafiero, leader del gruppo armatoriale Cafima Spa, primo, e attualmente unico, presidente donna di un gruppo della Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro, ha ribadito, poi, l’impegno costante delle quattro regioni del Mezzogiorno.

Donne del Sud che hanno saputo fare impresa

Tiziana Russo, imprenditrice artigiana, dirigente di Confartigianato Bari, dopo aver svolto per anni la professione di terapista della riabilitazione ha dato vita, nel 2009, ad un laboratorio di creazioni artigianali di alta bigiotteria AMA+TI, per coronare il sogno d’infanzia coltivato con la cugina con la quale ha condiviso questo percorso imprenditoriale. Fare impresa all’età di 50 anni è stata una tra le caratteristiche che le hanno consentito di arrivare alla ribalta anche nazionale. La sua esperienza è stata raccontata nel libro “Un’impresa da favola” della giornalista del Messaggero Angela Padrone, edito da Marsilio (2011). Puntando sull’innovazione e la creatività ha dato vita al progetto“Un gioiello di pasta” in comarketing con il pastificio Granoro di Corato, realizzando bijoux con l’utilizzo della pasta oltre che delle pietre dure, perle e coralli. Questo progetto è stato selezionato per partecipare a numerose mostre e premi di design, oltre ad essere presentato in numerose fiere nazionali ed estere. Da sempre attenta ai temi dell’imprenditoria femminile ed alle sue problematiche, come la conciliazione e la pari opportunità. Consigliera del C.I.F. della Camera di Commercio di Bari, in rappresentanza di Confartigianato, con l’intento di dare voce a tutte le sue colleghe imprenditrici artigiane con cui condivide la vita associativa, rappresentando le loro problematiche ed il loro desiderio costante di crescere da un punto di vista imprenditoriale con una adeguata formazione .

Un’altra donna che si è distinta per le sue capacità creative e imprenditoriali è Emanuela Petrucci, amministratore della Vincil Fashion Gioielli, società con numerose attività avviate in Puglia, Calabria e Sicilia nel settore della gioielleria e dell’oggettistica, è al suo primo mandato nel Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio in rappresentanza dell’associazione Unimprese. A partire dalla propria esperienza di imprenditrice e di rappresentante di associazioni di categoria Emanuela Petrucci analizzando la situazione attuale conferma che il 2012 e buona parte del 2013 saranno ancora anni difficili per le imprese: “non c’è storia né statistica che ci possa aiutare a prefigurare il futuro; dd è per questo che organismi come il Comitato per l’imprenditoria femminile devono svolgere un ruolo per sostenere le imprenditrici e aiutarle ad affrontare il futuro”.

Un altro esempio ci viene dato da Maria Cozzari , laureata in Sociologia nel 1980 ad Urbino, specializzata in Criminologia Clinica, indirizzo Socio – psicologico presso l’Università degli studi di Bari. Dal 1986 è Socio fondatore e Presidente della società Cooperativa Anthropos che dal 1988 ha inteso sviluppare un progetto nel settore della salute mentale e del disagio psichico nel territorio della ASL di Bari; per fare ciò ha applicato gli strumenti della Qualità e della Responsabilità Sociale di impresa. Nel 1996 ha contribuito alla nascita di una rete Europea denominata Aster a. e.(associazione europea) con sede in Bruxelles, esperienza maturata dall’incontro con alcune donne della nuova Europa, presidenti di associazioni non profit. In tale ambito ha progettato e realizzato nell’ambito della cooperazione diversi progetti di formazione europei (Horizon, Leonardo da Vinci, Equal, Groundtvig) e contribuito alla creazione di nuove imprese, come le due cooperative di tipo B “Mediterranea” e “HEIS Alberovivo”, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Vincitrice del Premio Donna Lavinia (anno 2006) sull’imprenditoria femminile nel Centro Sud d’Italia. Cosa pensate di queste esperienze? L’autoimprenditorialità può essere una risorsa e una risposta per aiutare le donne del sud ad entrare nel mercato del lavoro e creare sviluppo? Secondo voi esistono altre strade per combattere la disoccupazione, in particolare quella delle donne del Sud e non solo ? Cosa proponete? Raccontateci le vostre esperienze ed opinioni.

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  • Carmela 5 anni

    sono una donna alla soglia dei 40. Ho sempre avuto voglia di lavorare,sia per essere d’aiuto alla mia famiglia, sia per la realizzazione di me stessa. Nel tempo ciò non è stato possibile per vari fattori. Quando ero ragazza e ho avuto la prima esperienza importante di lavoro,dopo due anni mi hanno fatto capire in modo non esplicito che avrebbero preferito che per un periodo non avrei dovuto avere figli. Ho lasciato il lavoro mio malgrado perchè, si sa, la donna non può essere una lavatrice che si  
    programma! più andavi avanti con gli anni più ti accorgevi che i pregiudizi verso le donne sposate e con figli aumentava, soprattutto al sud. Oggi ( alla mia età) il mercato del lavoro è chiuso. 

  • Laura Invernizzi 5 anni

    Buonasera una piccola idea non so quanto praticabile : rendere possibile l’emersione del lavoro nero attraverso la denuncia all’INPS del datore di lavoro irregolare obbligandolo al pagamento dei contributi per tutto il periodo del lavoro nero e premiando il/la lavoratore/trice che così si è esposto con anche un paio di anni di contribuzione figurativa spendibile una sola volta nell’arco della vita lavorativa . Sono infatti convinta che se tutto il lavoro nero per numero di persone coinvolte diventasse tutto regolare si recupererebbero quei 2-3 milioni di posti di lavoro (e full time e part time) e forse anche più che sposterebbero tutti gli indicatori economici verso gli standard europei senza richiedere politiche di incentivazione all’occupazione che sono sempre ghettizzanti tipo i giovani sotto i 35 anni e chi ha 35 anni e 1 giorno che fa o le donne dopo i 50 anni e se una donna ha 45 anni e vuole tornare a lavorare?
    Laura Invernizzi

  • Sorinlica 5 anni

    chiamare possiamo parlare al numarul3272308160

  • Lauracris77 5 anni

    Salve, sono una donna di 35 anni del Sud, e sono disoccupata da 2 anni. Non riesco a trovare un’occupazione stabile in quanto per lo Stato sono troppo “vecchia” e purtroppo devo arrangiarmi con piccoli lavoretti saltuari ed anche mal pagati. Ora ditemi, una persona che supera i 30 anni deve “buttarsi”?? Come si fa a sopravvivere in questa società?? Sono 2 anni che invio curriculum a iosa, ce ne saranno a migliaia sparsi in tutta Italia e penso che come me anche altre persone faranno la stessa cosa nella mia stessa situazione. SENZA RISPOSTA da parte di nessuno. Ma come si fa?? Che dobbiamo inventarci per lavorare?? E poi dite che aumenta la disoccupazione e il tasso di criminalità e ci credo… HO UNA FAMIGLIA DA MANTENERE E UNA MADRE CHE PERCEPISCE IL MINIMO DI PENSIONE (scarsi 400 euro al mese), affitto, cibo, bollette da pagare a fine mese… MI TROVATE VOI UNA SOLUZIONEEEEEEE???????????

    • Sorinlica 5 anni

      Io sono un ragazzo di 25 anni. Residente in Italia da due anni, ma trovato miam lavoro. Abbiamo fatto migliaia di curriculum, ma nessuna risposta. Invano vado a riprendere in mano tutti i negozi in tutte le fabbriche, ma non raspuns.Am voleva tornare in paese, ma non so cosa fare in quanto vi è un lavoro duro e una ff di 700 leoni salalariu non cosa intretii.STAU spesso e vivere nella speranza che un giorno qualcuno mi chiamerà e io chiamo a lavorare. PM scuola ambientale specializzata che applicata imformatica tecnico scolastico e professionale bartending scuola specializzata coteyluri prego dammi un segno di vita, non appena il numero 3272308160