Diritto al lavoro, raccomandazioni e meritocrazia: cosa ne pensano alcuni giovani italiani

In diversi studi condotti in Italia, emerge, che gran parte dei giovani ha acquisito il posto di lavoro grazie a delle conoscenze; altri hanno trovato un’occupazione attraverso l’invio di un curriculum o tramite inserzioni o annunci su internet o giornali; infine, c’è chi ha tentato la strada partecipando a un “concorso pubblico“ o rivolgendosi a “agenzie di lavoro”.


Analizzando la situazione in Italia considerando il problema complesso dell’occupazione si evidenzia che la laurea può offrire qualche possibilità in più, ma tutto dipende dal tipo di laurea in rapporto alle esigenze del mercato e del territorio in cui si vive.

Il vero problema non è solo “trovare un lavoro” o “come trovarlo”, ma trovarne uno retribuito correttamente e con un contratto decente. Spesso, infatti, chi ha una laurea si trova ad affrontare lavori mal retribuiti, ma il problema riguarda tutti anche chi non ha una laurea.

La situazione attuale pone molti giovani e meno giovani ad affrontare due tipi di realtà: il non riuscire a trovare un impiego, oppure se lo si riesce a trovare spesso è sottopagato e non tutelato, per non parlare dello sfruttamento e della perdita di diritti che sono solo sulla “carta” della nostra Costituzione, basta osservare come molti datori di lavoro con abilità sono oramai diventati capaci di eluderli.

Oggi molte persone si trovano di fronte a due prospettive: continuare a cercare un impiego tramite inserzioni, concorsi e colloqui sperando che alla fine le cose cambino, magari confidando nella meritocrazia o nella giustizia; oppure mettersi in proprio con un’idea originale.

In ogni caso il nostro Paese evidenzia che molti per avere un’opportunità confidano sulla segnalazione o sulla raccomandazione di una persona influente o di un politico per riuscire in questa impresa insormontabile. Si tratta di una pratica molto diffusa soprattutto nel sud in cui il lavoro è stato sempre scarso, ma oggi è una pratica utilizzata in tutta Italia, il fenomeno in parte è aggravato dalla forte crisi economica, ma la causa è attribuibile anche alla mancanza di una cultura votata alla legalità e ad una educazione che tenga conto di quei valori e principi che caratterizzano la nostra Costituzione, partendo proprio dal sistema politico che ha corrotto ogni ambito della vita dei cittadini, in cui la meritocrazia, la giustizia, il diritto di tutti al lavoro e la difesa delle fasce deboli oramai è solo un’opzione non più la norma, non più la legge. La raccomandazione, resta il mezzo più efficace, ma così non corriamo il rischio di creare dei “vantaggi”a favore di alcuni rispetto ad altri, che magari non hanno nessuno che li possa raccomandare?

E’ stato chiesto ad alcuni giovani la loro opinione in merito a questo problema, dalle risposte è possibile farsi un’idea su ciò che pensano le nuove generazioni.

Rosa M., laureata in filosofia, lavora da due anni in un negozio di abbigliamento, ha riposto nel seguente modo:

“Lasciando a parte il problema morale della raccomandazione … penso che l’unica soluzione oggi, sia quella d’inventarsi un lavoro. Ad esempio io sono laureata, invece di andare a fare la commessa per 300 euro mensili dalla mattina alla sera, tanto vale che m’invento qualcosa. Forse non potrò sfruttare la mia laurea ma almeno evito di farmi sfruttare da un contratto che tutto è tranne che un contratto. Il problema è che noi giovani non dobbiamo cedere allo schiavismo che ci spinge ad accettare di tutto con la scusa della “crisi”, forse così eviteremo questi stipendi che fanno ridere in cui non si deve neanche parlare altrimenti ti ricordano che sarai “licenziata” e che ci sono tanti altri in attesa di prendere il tuo posto …. Ci fanno pensare che tutto andrà male, che non possiamo riuscire e scommettere su noi stessi, ma è possibile che non riusciamo a pensare a qualcosa di innovativo e che non per forza ci vogliano i miliardi per realizzarlo?”.

AndreaC., impiegato in un’azienda privata, ha raccontato la sua esperienza, esprimendo il suo punto di vista:

“La raccomandazione non è un mezzo felice per avere un’opportunità nel lavoro, nel mio caso si è trattato di una “segnalazione” da parte di un conoscente, purtroppo è stato l’unico sistema che mi ha permesso di avere un lavoro, per me che sono sposato e che ho due bambini è stato un vero aiuto, altrimenti non avrei saputo come andare avanti, forse non è una cosa lecita farsi raccomandare o segnalare da qualcuno, ma quando ci sono esigenze come quelle di mandare avanti una famiglia in un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo non ci si può permettere il lusso di farsi certe domande. è il sistema che dovrebbe cambiare, ognuno cerca di sopravvivere come può, quando i governi e i politici pensano solo a fare i propri interessi senza preoccuparsi dei problemi seri della gente, senza più essere capaci difendere i diritti più essenziali delle persone..allora la giustizia non c’è più e non si può pretendere che chi non sa più come andare avanti non cerchi disperatamente un posto di lavoro accettando anche di essere raccomandato”.

Francesco R., laureato in Scienze Politiche ha posto la questione in questo senso:

“Le raccomandazioni sono un sistema in Italia, un sistema che esiste da sempre e che continua ad esistere ancor di più oggi che di lavoro non se ne trova per niente …. non abbiamo bisogno neppure di statistiche per confermarlo, l’illegalità , la corruzione ci pervade in tutti i settori. Ci si può far sminuire nella dignità con uno stipendio da fame o peggio con un lavoro nero … ma fino a quando? Deve cambiare la cultura, deve cambiare la politica , deve cambiare il mondo del lavoro, c’è bisogno di fare leggi che diano opportunità concrete di lavoro per tutti, e riportino quei diritti che si stanno perdendo, ma soprattutto c’è bisogno di farle rispettare le leggi. Perseguire i propri interessi con qualsiasi mezzo, significa distruggere quel senso di giustizia di cui tutti abbiamo diritto,prevaricando l’uno sull’altro, portandoci all’odio, allo scontro, ad una guerra tra poveri”.

Queste risposte ci portano a riflettere sul fatto che la maggior parte desidererebbe avere un lavoro senza ricorrere a certi stratagemmi, c’è chi ha più forza nel rifiutare questa strada e chi si trova costretto ad accettare questa soluzione per situazioni precarie e difficili. Tutti quanti cercano e vorrebbero vivere in una società più giusta, in cui il lavoro sia un diritto di tutti senza distinzioni, ma per arrivare ad avere ciò occorrerà un cambiamento radicale della cultura partendo in primo luogo dalla politica di chi ci governa, ma come sostiene Rosa forse bisognerà iniziare da se stessi con quel coraggio di costruire delle opportunità in cui investire la propria creatività e il proprio ingegno, per non farsi sfruttare e privare della dignità da un sistema che ci sta divorando. 



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