Il crowdfunding è vincente se c’è comunicazione. Intervista a Produzioni dal Basso

Intervista ad Angelo Rindone, Ceo di Produzioni dal Basso, che ha realizzato già 600 progetti in crowdfunding puntando sulla comunicazione

Produzioni dal basso nasce dieci anni fa nel 2005, quando ancora non si parlava di crowdfunding. Non c’erano piattaforme simili e quindi la consideriamo un’anticipazione dell’idea di “finanziamento dal basso”. In effetti il termine stesso crowdfunding  arriva dopo dagli Usa nel 2008. Da qui la scelta della traduzione produzioni dal basso: produzioni di tipo culturale e finanziate dal web, dal basso appunto perché fatte dalle persone e non dall’alto quindi dalle case editrici e di produzione.


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Questa la presentazione del Ceo di Pdb Angelo Rindone, che ringraziamo per l’intervista.

Come funziona il crowdfunding in Italia? Ad esempio dal punto di vista burocratico e fiscale, cosa cambia rispetto agli Usa?

Dal punto di vista burocratico il crowdfunding è un sistema reward-based. Sostanzialmente non differisce molto dagli Usa, il sistema di ricompensa è molto simile. Non c’è una regolamentazione ad hoc ma valgono le disposizioni di tipo giuridico, di diritto civile in materia di donazioni. Esiste in Italia la donazione modale (cioè con ricompensa in cambio) e il reward si regola allo stesso modo.

Dal punto di vista fiscale si tratta appunto di una donazione:  la media in Italia è di 20-25 euro e funziona come una sorta di pre-ordine/prevendita di un bene futuro. Chiunque può accedere alla piattaforma e presentare il progetto, che sia una startup, un’associazione o anche un personal fundraising del singolo individuo. La grande differenza con gli Usa però sta nella cultura di base: digitalizzazione e spinta, sistemi di pagamenti online, sviluppo del crowdfunding, una vera e propria cultura della donazione (che è molto anglosassone), del progetto che coinvolge e crea community. Gli americani si sanno “vendere”, sono molto bravi nel presentare progetti di ogni genere (anche di medio livello) in modo molto efficace. Quello che dico sempre è che il crowdfunding non è semplicemente una raccolta di fondi ma una vera campagna di comunicazione, che deve estendersi anche ai social media.

Quale consiglio concreto possiamo fornire a chi ha intenzione di presentarvi un progetto?

Innanzitutto si parte da un progetto valido e da un ottimo business plan, questo mi sembra scontato. Ma ciò che è fondamentale è che poi il progetto si realizzi realmente e che il progettista abbia una certa reputazione: cioè se voglio fare un film devo essere  riconosciuto dagli altri come uno che fa film o che perlomeno ha la passione, la voglia e la grinta giusta per provarci.

Ribadisco che una campagna di crowdfunding deve far parte di un progetto di comunicazione molto ampio ma che è anche molto impegnativo. Ancora una dritta: partire da ciò che si ha. Il crowdfunding ha una tipologia di evoluzione concentrica quindi si parte dagli amici e parenti fino a raggiungere man mano un più ampio giro di persone. Questo vuol dire prestare molta attenzione al proprio territorio, la comunicazione non deve essere solo online e sui social ma anche off-line attraverso l’organizzazione di eventi, presentazioni, partecipazioni a fiere di settore.

La piattaforma di crowdfunding gioca un importante ruolo di intermediazione ma non deve essere sovrastimata, nel senso che non funge da facilitatore e non accelera i processi di avanzamento e/o realizzazione del progetto. Piuttosto è una lente d’ingrandimento in grado di dare maggior visibilità al progettista e alla sua idea. È normale che la scelta di una piattaforma deve essere comunque ben oculata e indirizzarsi verso una “buona” piattaforma vuol dire avere chiarezza, usabilità, condivisioni social, newsletter e via di seguito.

Ci sono settori che meglio si prestano ad un finanziamento dal basso?

Pdb è una piattaforma generalista, quindi potenzialmente aperta a progetti provenienti da ogni settore. Il nostro focus è sui progetti culturali, è la nostra impronta originaria. Ogni progetto è intrinsecamente valido e si presta ad essere finanziato attraverso questo sistema. La tendenza attuale in Usa è quella del pre-ordine di prodotti non ancora esistenti, quindi sta diventando  un sistema molto simile a quello dell’e-commerce. In Italia invece siamo su una dimensione più culturale e sociale.

Possiamo citare uno o due esempi di successo?

Ad oggi Pdb vanta quasi 600 progetti ma non li conosciamo mica tutti direttamente! È chiaro che siamo uno strumento ed è normale venir utilizzati come tale. Ci sono un paio di casi che ricordo più in particolare, il primo quello di Banca Etica tuttora sulla piattaforma. Importante per la sua accezione sociale, ha un proprio network e una vera e propria community fatta di soci, azionisti e clienti e in pochi mesi hanno realizzato già una decina di progetti. Si tratta di una realtà brillante, in fervido movimento e molto attiva. Ricordo un progetto su Belluno dove ha risistemato completamente un ex-area militare ed oggi è un luogo a disposizione delle associazioni locali.

C’è poi un altro progetto che ha avuto un’enorme risonanza. Si tratta di “Lei disse sì”: in parole semplici, è la storia di due donne che volevano sposarsi ma non potendo farlo in Italia sono andate ad ufficializzare la loro unione in Svezia. Ecco tutta questa storia è diventato un docu-film ma c’è di più: è nata una community di oltre 10mila fan, sono finite sui giornali, il loro film è stato trasmesso a San Valentino su Sky arte. Insomma ora sono un’icona.

È la dimostrazione appunto che una campagna di crowdfunding vincente non è solo “raccogliere soldi” ma saper puntare su un progetto che in futuro potrà monetizzare e gettare le basi per una comunicazione efficace, una virilizzazione e un asset ben preciso su cui giocare.

E i sostenitori? Chi sono, cosa possono e non possono fare se decidono di finanziare un progetto?

Si tratta di persone che a volte arrivano sulla piattaforma senza neppure sapere di cosa si tratta, semplicemente perché magari conoscono il progettista. Mettono una quota (anche minima) e partecipano perché condividono l’idea con la stessa passione.

Ecco il più grande errore dei progettisti è proprio quello di inseguire i sostenitori per una vita e poi appena realizzato il progetto, dimenticarli. Invece sono proprio i sostenitori la base del loro lavoro. Una vera e propria comunità che per quanto” liquida” vuole essere presente, utile ma soprattutto ricordata, apprezzata e ringraziata. Le donazioni provengono da sostenitori di ogni età ed estrazione sociale ma che hanno in comune uno slancio emotivo, un ideale. È vero che formalmente si tratta di una donazione ma comunque si pretende una ricompensa, che per alcuni, nel caso del film ad esempio, può essere quella di essere citati nei titoli di coda. E ovviamente conditio sine qua non è che i fondi raccolti vengano utilizzati esclusivamente per lo scopo prefisso.




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